BEAUTIFUL CREATURES @ Teatro Fabbricone: la foresta degli incanti di Lacasadargilla

In prima assoluta a celebrare i 50anni del Teatro Fabbricone BEAUTIFUL CREATURES, l’opera immersiva site specific ispirata a Giuliano Scabia della compagnia Lacasadargilla, regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni (produzione Teatro Metastasio), in cui il pubblico è invitato a vagare fidandosi del proprio fiuto e creare la mappa del proprio viaggio negli spazi del teatro, usato in ogni luogo dal palco, alla platea, dai camerini al foyer. Performance-sogni di sette personaggi, sette BEAUTIFUL CREATURES, fatti di parole, tracce, immagini, oggetti, routine, tempo, movimenti, sincronie e distonie tratte dall’universo scabiano.

A cura di Alice Capozza e Susanna Pietrosanti

BEAUTIFUL CREATURES: la foresta di Giuliano Scabia

BEAUTIFUL CREATURES: la foresta di Scabia (foto di Ilaria Costanzo)

“È l’antica foresta degli incanti”. Così, con questo verso in epigrafe, si apre Teatro con bosco e animali, la raccolta che Giuliano Scabia ha pubblicato per Einaudi nel 1987 e che ha probabilmente ispirato, con altri suoi testi, nei quali sempre le Foreste Sorelle costituiscono uno sfondo raramente variabile, BEAUTIFUL CREATURESde Lacasadargilla in scena al Fabbricone. “Per sentiero e per foresta” ci si muove sulle orme di Scabia nelle giornate di studio di Ca’ Foscari guidate da Laura Vallortigara: e non per caso. Spazio archetipico fondamentale del mito e della fiaba, la foresta è teatro di prove, di smarrimenti, di incontri spaventosi ma anche di crescita, di redenzione, di conoscenza di sé. Convenzionalmente buia e misteriosa, luogo di riti di iniziazione, può declinarsi come la “selva oscura” di dantesca memoria o come il labirinto sorridente di Ariosto, dove si procede, appunto, “di qua di là ne l’alta selva fiera”, ognuno alla ricerca del proprio oggetto di desiderio. Molto ariostesca è la concezione della Pavante Foresta in Giuliano Scabia: è misteriosa, ma non fa mai paura, nemmeno a chi la percorre di notte: è fatata, ma in modo particolare, mescolando faggi, ailanti e frassini senza nessuna coerenza. Alberga strani innamorati, l’Uomo Selvatico e l’Eremita, i briganti e i cacciatori, e anche gli attori, certo, che proprio nel bosco provano, nel terzo romanzo del ciclo di Nane Oca, La commedia degli orchi di sangue evocando controluce la foresta di Birnam, e addirittura Macbeth. E foresta e teatro sono connessi: “intorno al più perfetto teatro del mondo, a Epidauro, per i pendii e nei boschi si trovano tracce di culti e di corse notturne: e gli uccelli magici, le bestie parlanti, a chi aveva forza di visione apparivano”: e chi ha maggior forza di visione del teatro? Forse solo il nostro magico teatro interiore, il sogno: “si tratta però sempre di sogni e leggende”, chiosa Scabia nelle sue Lettere a un lupo. E ancora: “i cinghiali hanno relazioni forti coi signori della terra, gli uomini – a volte essi sono fantasie degli uomini”.

BEAUTIFUL CREATURES: incanti al Fabbricone

Foresta, sogno, teatro. La foresta degli incanti. Il Fabbricone lo è diventato, si è vestito di magia. Nello spazio solitamente cieco sotto la platea pendono alberi incompleti, sterili, parziali, che la luce rende bellissimi: una “vasca del bosco”, dice la mappa che riceviamo all’entrata. L’esortazione al pubblico di vagare, perdersi, fiutare nuovi percorsi, vagabondare, insiste su uno spazio/foresta in cui procedere di qua, di là. Palco e platea ammettono libero accesso. Un gruppo di collective sleepers lo abita, o almeno lo fa fino a quando le risorse necessarie a sostenerli non si interrompono: nello specifico lantanidi, litio e lattice essiccato.  Il soffitto del palco e della platea è costituito da un velo meravigliosamente illuminato, ad evocare stelle, macchie e nebulose, pulsazioni e creazioni, e rovina: evocativi come i petali dei ciliegi del celebre Giardino strehleriano. Di vivo ci sono solo loro, e i performer: oggetti calcificati – le opere plastiche di Martina Biolo – oggetti persistenti (coltelli, aeroplanini, bombe a mano, un orsacchiotto…) arredano le zone d’ombra del palco. Un tessuto di voci si richiama, si dispone in frattali, si ripete. I sogni si ri-sognano, ritornano, creano architetture, reti. Ogni tanto, nella foresta di echi, tratti tipici di Scabia – avulsi, decontestualizzati – si rimandano: “mi manca il cane”, l’ossessione per neve e gelo (“anche oggi gelo e gelo”), i ciliegi fioriti degli spaventapasseri innamorati.

BEAUTIFUL CREATURES: le meravigliose creature

Una delle BEAUTIFUL CREATURES (foto di Ilaria Costanzo)

Dormite pensieri, venti tacete, bestie sognate: l’invito a lasciare i nessi logici, le connessioni della razionalità per seguire l’atmosfera del sogno, ci accompagna dentro le parole e le immagini sconnesse delle sette meravigliose creature. Solo così possiamo assistere a BEAUTIFUL CREATURES storie di lupi, di lantanidi e ginestre, nel viaggio notturno attraverso la foresta, nel sogno collettivo e condiviso degli attori in scena: Giacomo Albites Coen, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Alice Palazzi, Francesco Villano. Nella cavea si aggira il cacciatore con in braccio il fucile, sguardo che fiuta la preda da ogni parte, cecchino di guerra. Sul letto a consultare i Ching il giovane scrittore ascolta la radio, prende appunti su ogni cosa che vede e sente, in cerca di ispirazione, in cerca di parole nuove che non trova e ripete ossessivamente. Il giovane con l’impermeabile si aggira nel bosco ululando alla luna piena nella notte fitta, invoca l’appello a lasciarlo dormire nel bosco, ad essere abbandonato sotto la pioggia. Il ballerino di sala si esibisce in mezzo alla platea, vestito di nero ludico, tacchi da ballo, esalta la carne come unica fonte di vita; balla con la giovane ragazza, cantante di strada, che girovaga per lo spazio con la valigia, si guadagna da vivere senza entusiasmo. La moglie del ballerino, casalinga ben vestita, sogna di liberarsi prima o poi del marito. Infine l’ultima beautiful creature, inafferrabile donna che si aggira nello spazio, fino a sostare nel fondo palco dove libera da un terrario le lumache. Finché tutte le meravigliose creature, coi loro mondi, si ritirano nei camerini, dove ci invitano a passare, spettatori testimoni del loro sonno condiviso, latore di atmosfere, movimenti e parole.

BEAUTIFUL CREATURES: immersione e distanza

Scena di BEAUTIFUL CREATURES (foto di Ilaria Costanzo)

La declinazione della rete/Scabia è sicuramente innegabile. Di segno opposto, però, al lavoro del grande poeta. Quanto in Scabia è lussureggiante, seducente, amoroso, incantevole, sempre vivo, sempre capace di risorgere qui sembra arido, rigido, meccanico – come lo sono le ferree ripetizioni di gesti e frasi, che in vari punti del lavoro si verificano. Forse proprio per questo la parte immersiva non funziona completamente: il pubblico non cede all’esortazione, non si lascia coinvolgere, e rapidamente lo schema ridiventa quello consueto del theaomai: pubblico seduto, in platea o sul palco, e attori al lavoro, preparatissimi, pasolinianamente “atleti della parola”, e forse proprio per questo scoraggianti ad una maggiore immersione. In un contenitore scenico, dunque, di assoluta efficacia, suggestivo e infinitamente originale – con un testo drammaturgicamente molto elaborato, molto significativo, pensato e portatore di molteplici intenzioni – l’esperimento, del tutto, non riesce. Difficile elaborare spiegazioni. Forse, in anni di avanguardia tradizionale, come scrive Schechner, la corazza del pubblico è maggiore, minore il suo coraggio, e per turbarlo ci vorrebbero eventi molto più violenti, chissà?  Forse, in anni di sollecitazione passiva ottenuta da cinema e tv, il meccanismo del pifferaio magico è più lento ad attivarsi, chissà?  “Nessuno sa dove Lorenzo sia: è questo del racconto il gran mistero”, scrive Scabia, rispondendo a tutto.  

Visto al Teatro Fabbricone (Prato) il 26 ottobre 2024    

BEAUTIFUL CREATURES storie di lupi, di lantanidi e ginestre

un’opera ispirata a Giuliano Scabia
un progetto de lacasadargilla
regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
drammaturgia del testo Roberto Scarpetti
parole di e con Giacomo Albites Coen, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Alice Palazzi, Francesco Villano
drammaturgia del movimento Marta Ciappina
drammaturgia delle luci Luigi Biondi
costumi Anna Missaglia
spazio scenico e paesaggi sonori Alessandro Ferroni
ambienti visivi e disegno video Maddalena Parise
spazio sonoro Pasquale Citera
tecnico video e collaborazione al disegno video Luca Brinchi
assistente alla regia e al progetto Matteo Finamore
e con le opere di Martina Biolo
produzione Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con lacasadargilla
con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e di Publiacqua

PRIMA ASSOLUTA

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