Nel 2025 una dei più noti artisti tedeschi nel campo dei fumetti e graphic-novel è stata ospite a Roma, presso Villa Massimo, come borsista dell’Accademia Tedesca a Roma. Si tratta di Barbara Yelin e mercoledì 21 gennaio 2026 il Goethe Institute of Rome ha inaugurato la presentazione della sua mostra “Barbara Yelin: disegnare le vite”.
Noi di Gufetto siamo andati a curiosare!
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Chi è Barbara Yelin
Classe 1977, Barbara si è formata a Monaco e si è specializzata ad Amburgo presso la Scuola Superiore di Scienze Applicate (HAW) iniziando a prediligere il fumetto come forma espressiva.
Ha inizialmente lavorato su sceneggiature di altri, soprattutto in Francia, arrivando man mano a mettere il proprio disegno a servizio di tempi scenici scelti personalmente e con un registro verbale altrettanto personale. Barbara infatti ha trovato nel tessuto narrativo della memoria storica e sociale la sua vera dimensione creativa.
Il primo successo arriva nel 2014 con il graphic-novel Irmina (dedicato alla nonna) e tradotto in diverse lingue tra cui l’italiano (ed. Rizzoli Lizard), attraendo l’attenzione del pubblico come fumettista autoriale.
Nel 2024 vince numerosi premi tra cui il Premio Roma e trascorrerà il 2026 nella Capitale, a Villa Massimo, come borsista dell’Accademia tedesca a Roma.
Nel 2026 il Goethe Institute ospita la mostra di 80 tavole originali presso il KunstRaum dove l’esposizione “Barbara Yelin: Disegnare le vite” sarà visibile fino al 20 marzo 2026.

Il docu-fumetto firmato Yelin
La vera peculiarità delle storie di Barbara Yelin è quella di giocare con il colore. Osservo le sue tavole originali prima che inizi la presentazione: si nota un denso acquarello, che negli ultimi anni si è andato sciogliendo in trasparenza, e che costituisce una sorta di base: un vero e proprio tappeto o pattern emotivo, a cui si sovrappone la linea, a volte tracciata a pastello, o grafite, anch’esso corposo e istintivo.
Su questo denso racconto per immagini l’autrice dispone la parte narrativa, costellata di frequenti sospensioni introspettive caratterizzate da accenti comici o delicatamente poetici.
L’architettura di tutto il fumetto è essenzialmente basata sulla scelta di storie collettive di memoria – come per esempio il lavoro su Emmiel Arbel, sopravvissuta all’olocausto – attentamente studiate con un preciso lavoro di archivio e ricostruzione documentaristica. Questa importante parte documentaria sembra comparire nelle tavole di ambientazione paesaggistica e urbana in modo eccessivamente descrittivo e, secondo me non sempre riesce a calibrarsi bene con i momenti più intimi del personaggio, che sono la parte più autentica e interessante del lavoro.
Lo scavo psicologico, sorretto dalla documentazione storica e personale dei protagonisti del grafic-novel, ne fanno un lavoro palpitante di emozioni, che giustamente ha colpito l’attenzione del pubblico.


La produzione recente
I lavori più recenti l’hanno vista concentrarsi in storie brevi, inserite in antologie come per esempio Wie geht es dir: storie di antisemitismo e paura dello straniero raccontate dalle stesse persone comuni che sono state vittima della discriminazione. Questo – afferma Barbara – è lo scopo de lavoro: rendere il dialogo col presente come processo di apprendimento ed esperienza tradotta per immagini, in modo che esse tocchino anche le generazioni più giovani.
La presentazione al Goethe Institute e l’apertura della mostra
Ma eccoci al momento della presentazione. Ci sediamo nella grande aula video del Goethe, gremita di gente: vediamo anche una delegazione di ARF! (partner di progetto con Accademia Tedesca, NABA e Biblioteche di Roma) e dopo l’introduzione di rito, i saluti e i ringraziamenti, si abbassano le luci e il freddo e lineare ambiente del Goethe, riesce a tingersi di ocra, di belle sfumature di azzurro oltremare e cobalto chiaro. Una macro-visione su schermo dei fumetti di Barbara, da lei letti e tradotti istantaneamente a cura dell’Associazione culturale Hamelin, rapisce i presenti. Uno scavo continuo nella materia umana, stratificata nella memoria, fa riemergere fratture e distanze sociali mai colmate veramente. Dunque sono le contraddizioni del presente ad essere la materia viva dei suoi racconti. D’altronde è lei stessa a dirlo, nell’intervista al pubblico condotta da Ilaria Tontardini: il ruolo dell’arte è la responsabilità che essa ha verso la storia.
Barbara Yelin: Disegnare le vite
gio 22.01-ven 20.03.2026
Mostra|Memoria e biografia
- KunstRaum Goethe, Roma
- Lingua Mostra di tavole in italiano e tedesco
- Prezzo Ingresso libero
foto di Ilaria Paccini



