Venerdi 12 giugno 2026 alle ore 15,00 è stato presentato Fuori Concorso alla 72° Edizione del Taormina Film Fest il lungometraggio BARACOA, film d’esordio del regista cubano Luis Ernesto Doñas. Il film che vede la partecipazione di Giancarlo Giannini ed è una co-produzione italo-cubana (Pointmedia Italia e Huerta Procucciones) con il sostegno del Programa Ibermedia e il Fondo de Fomento del Cine Cubano. La pellicola è stata già presentata al Festival Internacional de Cine de La Habana, dove ha vinto il Premio collaterale della diversità “Sùmate” ed è entrato nella shortlist per il Best First Feature Film and Best Original Music Score al XIII Premios Platino del Cine Iberoamericano.
Contenuti
BARACOA: un viaggio nella memoria

Al centro del racconto c’è Felipe, il Generale, interpretato da un convincente Giancarlo Giannini, un anziano partigiano che nel 1958 si trasferisce a Cuba per prendere parte attiva alla rivoluzione, (al pari di Gino Donè Paro, ex partigiano e unico europeo a salpare sullo yacht Granma nel 1956 insieme a Fidel Castro e Che Guevara, con il grado di tenente). Un malore lo costringe a letto assistito dal gentile medico curante Jimmi (Yader Fernandez) al quale, grazie alla sintonia politica, consegna un prezioso diario in lingua russa. Al medico fa da contraltare il figlio di Felipe, Pepe (Carlos Luis Gonzèlez), personaggio ombroso e ambiguo, sopraffatto da rigidità mentale e apparentemente senza scrupoli. L’improvvisa scomparsa del “Generale” funge da catalizzatore della storia nel momento in cui Jimmi e Pepe sono costretti a intraprendere un viaggio in auto di circa mille chilometri da L’Avana a Baracoa per spargere le ceneri di Felipe nel luogo dove sono state sparse quelle della moglie.
Una lente d’ingrandimento sulla Isla Grande

Uno dei pregi del film è sicuramente quello di realizzare una disamina sulla Cuba contemporanea colta in un cruciale momento di transizione storica, andando oltre la dimensione intima dei personaggi e collocandoli in un contesto segnato dal Blocco Economico Statunitense, una morsa strutturale messa in evidenza anche dalle istituzioni che hanno supportato la pellicola come l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC). Le sanzioni non entrano nel film in modo didascalico ma si evidenziano nelle difficoltà soprattutto nelle zone rurali. Il film descrive l’anima contemporanea dell’isola come una realtà che muta. Sullo schermo viene mostrata una capitale che si apre progressivamente all’iniziativa privata, come anche vengono mostrate le periferie e le campagne dove la povertà materiale è diffusa ma vissuta con estrema dignità e non scalfisce i valori di solidarietà trasmessi dalla rivoluzione.
Lo scontro generazionale tra due mondi

La transizione geopolitica si riflette nel conflitto ideologico tra i protagonisti. Se Felipe rappresenta la vecchia guardia rivoluzionaria e internazionalista, Pepe, il figlio, incarna la disillusione delle generazioni nate sotto l’embargo economico, prive del fuoco della passione rivoluzionaria e in cerca di benessere economico e di un individualismo partorito da un sistema sociale logorato dal tempo e condizionato dal Bloqueo stesso. Un elemento socio politico di un certo rilievo è la figura del dottor Jimmi, attraverso il quale, Doñas introduce le recenti trasformazioni legislative, come l’approvazione del nuovo Codice delle Famiglie, entrato in vigore a settembre 2022, che si configura come una delle leggi più avanzate al mondo in materia di diritti civili. Il testo protegge tutte le tipologie di nuclei familiari e introduce l’uguaglianza di genere, il matrimonio egualitario come le adozioni per le coppie omosessuali.
BARACOA: lo sfondo che diviene protagonista
Luis Ernesto Doñas dirige il film con mano ferma ma lieve, catturando la complessità dei momenti intimi come la contraddittorietà della vita, forma libera che mal si adatta a condizionamenti di qualsivoglia natura. La macchina da presa, così, cattura immagini che vivono fuori dai percorsi turistici, scorci che evidenziano l’anima cangiante del paese, come anche il grande lavoro fatto dalla rivoluzione sulla predisposizione d’animo dei cittadini cubani. Le splendida fotografia di Lorenzo Casadio Vannucci segue il viaggio fino a Baracoa, primo insediamento cubano, con rispetto e oggettività, mentre le musiche di Barbara Llanes sottolineano con precisione gli stati d’animo e i momenti di tensione emotiva.
Una nostalgia proiettata al futuro

“La felicità è di tutti. Sennò perché si fanno le rivoluzioni”. Con questa frase pronunciata da Felipe si riassume lo scopo ultimo della politica, ovvero nell’idea che il progresso sociale e politico sia impossibile se non mira al benessere collettivo. Se è vero, quindi, che gli ideali rivoluzionari hanno perso gran parte della loro energia, è altrettanto vero che l’abbondono di quegli ideali può portare ad un individualismo capace di aumentare i profitti degli individui ma allo stesso tempo di abbandonare l’essere umano a sé stesso, aumentando al contempo le disuguaglianze. La frase del “Generale” possiede quindi in sé una doppia verità: per Felipe è la giustificazione morale per una vita di sacrifici e di lotta, mentre per Pepe suona come un’eco malinconica di una promessa che ha faticato a tradursi nella realtà di tutti i giorni.
Conclusioni

BARACOA in fin dei conti risulta essere un film dai toni intimi, lieve, come la voce di Jimmi, ma che sa dove vuole andare. “Sono le emozioni che ci tengono in vita” afferma ad un certo punto il giovane medico, proprio a sottolineare come le passioni possono dare senso e forma alla vita. Il film si mostra sempre discreto nel maneggiare le passioni, le mostra, certo, ma con discrezione, mentre evidenzia con mano ferma l’importanza della trasmissione della memoria e le ferite generazionali generate da disillusioni e cambiamenti intervenuti negli individui. BARACOA è una pellicola che fa riflettere e a tratti commuove, quando entra nella vita degli individui, nei loro ricordi, nella stratificazione delle esperienze, nelle loro speranze, nelle passioni tristi dell’attualità, come anche nel desiderio coraggioso di vivere comunque vite “minime” e nella forza di lasciare sempre tracce del proprio percorso, qualunque sia, anche perché, come riesce a sussurrare Felipe nelle sue ultime parole prima di morire: “Le rivoluzioni non finiscono mai”. Per noi un auspicio.
BARACOA
Regia: Luis Ernesto Doñas
Sceneggiatura: Luis Ernesto Doñas e Filippo Ascione
Fotografia: Lorenzo Casadio Vannucci
Musiche: Barbara Llanes
Con Giancarlo Giannini, Carlos Luis Gonzalez, Yader Fernandez
Distribuzione: White Lion Media di Federica Folli e Pete Maggi


