Dal 13 al 15 marzo al Teatro Basilica per la stagione MANIA, è andato in scena AUTOBIOGRAFIE DI IGNOTI OVVERO BARNUM scritto, diretto ed interpretato da Elena Bucci, con le musiche originali dal vivo di Fabrizio Puglisi.
Prodotto da Le belle bandiere e dal Centro Teatrale Bresciano, con il sostegno della regione Emilia Romagna e del comune di Russi.
Nel bar Barnum i personaggi più disparati affogano le loro storie nell’alcol, e intanto a noi è concesso portarci a casa qualche ricordo.
Contenuti
Autobiografie di ignoti, ovvero Barnum: Elena Bucci e Fabrizio Puglisi fra parole e musica
La scena si apre con due soli interpreti : l’attrice Elena Bucci, impegnata in un meraviglioso monologo che dà voce a moltissimi personaggi e il pianista Fabrizio Puglisi, che accompagna l’attrice per tutta la durata dello spettacolo.
La musica accompagna le parole, o forse le parole accompagnano la musica. Le due arti sono talmente coese che non si capisce da dove parta l’input, e forse non ci interessa neanche. In un linguaggio misto, che passa dalla parola, al cantato, alle partiture fisiche i due ci riportano alla fine del secolo scorso. Si passa da un linguaggio all’altro con una fluidità disarmante, che ci permette di seguire il flusso e la narrazione.
Come le musichette degli anni ’60 raccontavano l’epoca e ne erano espressione, così tutte le canzoni citate rievocano una memoria collettiva, che calza a pennello. Il pianista sembra lì dall’alba dei tempi, come se stesse aspettando una storia degna di essere suonata.

Una drammaturgia cruda e poetica
La cura della drammaturgia si percepisce all’istante, nella scelta delle parole, dei pensieri sviluppati e persino i voli pindarici sembrano essere giustificati in questo clima crudo e al tempo stesso estremamente poetico. Sembra che la poesia assuma un senso pasoliniano, un linguaggio rotto, frammentato, così come si presenta la vita, nei dialetti, nella terra, nella verità.
La stessa Elena Bucci, autrice del testo, ha attinto alla sua esperienza personale, ispirandosi ai personaggi incontrati nella sua terra (la Romagna) o alle storie che l’hanno particolarmente colpita. Questo spettacolo è la prova vivente che le storie degli altri ti rimangono addosso e iniziano a viaggiare con te.
Barnum – Un solo bar per tante storie
All’inizio dello spettacolo vediamo una donna, seduta su una seggiolina piccola piccola, scomoda, che forse rappresenta esattamente come si sente lei, in questo mondo Occidentale nell’alba del suo tramonto, dove tutto sembra aver perso sapore, dove le direzioni non sono più chiare e la bussola sembra rotta. E così, su quella seggiolina dà il via ad una storia più grande di lei. Incuriosita da un uomo con un quadernetto nero e un cappello decide di seguirlo, e lui la conduce al bar Barnum. In questo bar il tempo sembra non scorrere mai. Un bancone con le bottiglie, tavoli, sedie, qualche drink quasi finito e delle lampade a filo che pendono dal soffitto.
Subito si presenta il primo personaggio, il Barman, il cui unico scopo è soddisfare i desideri secondari dei suoi clienti affinché loro riescano a raggiungere quelli primari. E poi la Monica, chiamata così perché da dove viene lei si mette sempre l’articolo davanti al nome. Una donna che vuole soltanto poter sognare in pace, leggere qualche libro quando capita, lasciare la testa tra le nuvole solo per un po’, e di suo marito Ettore, che non è mai stato in grado di capire questo bisogno.
Le storie raccontate al Bar Barnum: un tuffo nella dinamica con se stessi
La storia di Ofelia, che cerca di annegare per farsi salvare dal suo bagnino, che però preferisce stare con la nuova attricetta conosciuta in spiaggia, la Blondie. E ancora la storia di Gigi e della Susi, di Andrea, di Pasone e così via.
Un tuffo nell’io, nella dinamica con sé stessi e con gli altri. Non un modo di raccontarsi ma un modo di raccontare. Un viaggio tra i fiumi dell’alcol dove la memoria affiora e affonda senza troppa logica, così come è la vita, o un bicchiere di rum. Eppure la poesia irrompe, sublime e inafferrabile, come è la vita, nello straccio sporco del barman, nei fondini di birra avanzati, sotto la luce soffusa delle lampade.

Che cos’è il Barnum?
‘Barnum’ non è solo il nome del bar che ‘somiglia al mondo d’Occidente che muore’. ‘Barnum’ è anche il nome del più importante circo creato da Phineas Taylor Barnum alla fine dell’ottocento. Colui che ha portato sul palco le stranezze più impensabili per l’epoca : donne barbute, nani, un’anziana schiava afroamericana presentata falsamente come la balia di Washington.
Ma Barnum non rappresenta soltanto un’accozzaglia di stranezze, di reietti e di disavventure.
Barnum rappresenta il circo della vita in senso lato, la vertigine, il rischio, l’orrore e lo stupore, tutto condensato in un unico show, o meglio in un unico bar. Un bar senza tempo, dove tutto è lecito e nessuna storia deve essere messa a tacere. Si è caldamente invitati a togliersi la maschera all’ingresso, perchè al Barnum non c’è niente da perdere e niente di cui vergognarsi.
E lo ‘spirito Barnum’ si estende anche alla regia e all’interpretazione dello spettacolo, lasciando enorme libertà creativa. ‘Barnum è una scusa per scrivere senza essere scrittrice, cantare senza essere cantante, e danzare senza essere danzatrice, è una lanterna magica di immagini indelebili impigliate nella memoria dove risuonano il mio dialetto, racconti, persone e canti.’
Elena Bucci dentro al Barnum può tutto, e questo le riesce magnificamente.

Elena Bucci, un’artista completa
Elena Bucci, già vista in PER MAGIA è un vero e proprio esempio di artista completa. Canta, balla, recita. Interpreta molteplici personaggi, ognuno con la sua psiche, la sua parlata, la sua fisicità. Cambia voce, cambia corpo e per 75 minuti non si ferma mai. Eppure, l’energia sul palco non cala, anzi sembra crescere. Questo è possibile grazie ad una drammaturgia ferrea e ad un’interpretazione magistrale. Del resto la Bucci è vincitrice del Premio Ubu 2016 e, sempre nello stesso anno, del premio Eleonora Duse.
L’effetto Barnum
La sua esperienza è palpabile, gestisce ottimamente il palco. È in grado di far ridere, con i suoi personaggi più innocenti e ottusi, ma anche di far commuovere con le loro storie, che potrebbero essere le nostre. La riuscita drammaturgica sta proprio nell’accostamento di storie drammatiche su personaggi stolti, che non sembrano in grado di comprendere a pieno la portata delle loro sventure. E qui noi, spettatori, ci rammarichiamo con loro, proviamo pietà e subito dopo compassione, li capiamo, li comprendiamo e se noi fossimo al Barnum ci siederemmo al loro tavolo per continuare a sentire la storia.
Tutti i personaggi sono immersi nella vita, a volte fino al collo, così tanto che gli sfugge la realtà, scivolano nella loro stessa psiche e sono costretti a nuotarci dentro.
E qui scatta il confronto con Pessoa…
Il dialogo con Ferdinando Pessoa
Ferdinando Pessoa è un poeta e scrittore portoghese considerato tra i più grandi del suo secolo. Colui che ha rivoluzionato la letteratura creando eteronomi, ovvero autori fittizi con biografie e idee proprie, spesso del tutto diverse dalle sue. E così Elena Bucci, riprendendo lo stile dello scrittore portoghese dà vita ad un bar di eteronomi, ciascuno con le sua opinione e la sua storia. Il misterioso uomo con il quaderno nero e il cappello, che la conduce al Barnum è metaforicamente – o forse non solo – lui, Pessoa, e l’autrice immagina – o crea, nei suoi infiniti eteronomi – un dialogo con lui.
Autobiografie di ignoti ovvero Barnum: un circo delle anime
Autobiografie di ignoti ovvero Barnum è esattamente ciò che il titolo promette. Biografie raccontate in prima persona, falsate dal vissuto, dalla psiche e al tempo stesso vere perchè vissute sulla propria pelle di ignoti, che si incontrano con più o meno frequenza in un bar.
L’atmosfera misteriosa del Barnum ci tiene sulle spine e dà da bere alla nostra curiosità. Nonostante molte storie siano drammatiche – proprio come le storie che si sentirebbero al bancone di un bar – i toni non scadono mai nel melodramma ma anzi propendono all’ironia e al sarcasmo. Il circo delle anime, si riunisce in un rito collettivo, che lascia spazio a sogni e disillusioni, senza giudizi, perché al Bar Barnum tutto è concesso.
ELENA BUSSI – LE RECENSIONI DI GUFETTO

PER MAGIA @ Arena del Sole: Trionfo per una storia di donne – Gufetto Press

RISATE DI GIOIA @ Arena del sole: Le belle bandiere sventolano nei ricordi – Gufetto Press

CADUTO FUORI DAL TEMPO @ ARENA DEL SOLE: Fenditure nello spazio-tempo – Gufetto Press
Autobiografie di ignoti ovvero Barnum: cast e dati artistici
TeatroBasilica
Presenta
13 e 14 marzo 2026, ore 21:00 – 15 marzo 2026, ore 16:30
ELENA BUCCI in
AUTOBIOGRAFIE DI IGNOTI
ovvero BARNUM
grazie a Virginia Woolf e a Fernando Pessoa
drammaturgia, regia e interpretazione Elena Bucci
musiche originali eseguite dal vivo al pianoforte Fabrizio Puglisi
cura e drammaturgia del suono Franco Naddei con il contributo di Raffaele Bassetti
luci Daria Grispino con il contributo di Loredana Oddone
lampade Claudio Ballestracci
assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri
produzione Le belle bandiere, Centro Teatrale Bresciano
con il sostegno di Regione Emilia Romagna, Comune di Russi
Vuoi collaborare con la redazione di Gufetto-Teatro su ROMA, BOLOGNA, MILANO, NAPOLI… O NELLA TUA CITTÀ?

Gufetto cerca collaboratori!
Gufetto forma REDATTORI esperti di scrittura in ottica SEO, e CRITICI di Teatro, Arte, Libri e Musica, in erba.
La collaborazione a titolo formativo è gratuita e permette l’accesso ad un percorso di visione critica scelto dalla Redazione di Gufetto in base alle proprie capacità.
Vuoi scrivere di teatro? Vuoi metterti alla prova e dedicare il tuo tempo alla scrittura critica?
Scrivici a gufettomag@gmail.com


