Dopo il Leone d’oro alla carriera della Biennale Teatro 2023 assegnato ad Armando Punzo e mentre diviene sempre più concreto il progetto di un teatro stabile all’interno della Casa di reclusione di Volterra, il progetto della Compagnia della Fortezza anche quest’anno si articola in varie forme – mostre fotografiche, masterclass e incontri e il secondo capitolo di ATLANTIS: un viaggio visionario in cui siamo invitati a far cadere tutte le difese, per abbracciare con gioia le infinite possibilità del reale.
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ATLANTIS – CAPITOLO 2: la valle infinita

Superati i due cancelli che separano il pubblico dal luogo di inizio di ATLANTIS. CAPITOLO 2 ci troviamo di fronte una scena di primordi incessanti, dove inizio e fine si passano instancabilmente il testimone: grandi sagome circolari oscillano davanti a noi, mosse da personaggi dagli abiti circensi che pian piano fanno capolino, mostrandoci innumerevoli risvolti di una continuità sempre uguale nel suo eterno mutamento. A dominare nelle scenografie e nei costumi sono il bianco e il nero, che vivono però di contrasto e contaminazione: Armando Punzo si sposta sorridente attraverso questo essenziale bosco incantato, solcando il bianco candido con strisce di nera vernice e squarciando il nero profondo con gocce bianche. Osservando ed immergendosi in questo primo quadro si ha come l’impressione di dover, prima di muovere il primo passo, raccogliere sé stessi in un tempo di sospensione, come per prepararsi a compiere un rito iniziatico. Con il secondo capitolo di ATLANTIS – dalle ultime interviste rilasciate da Punzo sembra sia previsto un terzo capitolo conclusivo – la Compagnia della Fortezza insieme al suo esperto cerimoniere desidera farci guardare attraverso tanti “buchi nella realtà”, per mostrarci come essa non sia che una delle infinite possibili e come ogni cosa sia soggetta ad un inarrestabile processo di trasformazione, ad un’odissea faticosa destinata a non terminare mai nel luogo da cui è partita: “Odisseo – ci dice Punzo – non è morto ad Itaca”. A fare da guida in questo viaggio deve essere, infatti, lo “stupore come domanda assoluta”, il desidero di chi sa che un “non ancora” vive dovunque.
ATLANTIS – CAPITOLO 2: il sovvertimento dei principi

La musica, prima più rigidamente ritmata, diviene poi tintinnante e ci invita ad avventurarci all’interno del reparto scuola del carcere. Entriamo in un lungo corridoio e ci accostiamo alla parete, in attesa. Ecco che nella penombra si aprono pian piano, lasciando filtrare la luce, le porte di tante piccole stanze. Ciascuna racchiude un segreto che può essere svelato – come ogni mistero che si rispetti – solo a un piccolo gruppo di persone. L’intento comune delle marionette che abitano tali spazi sembra essere quello di squadernare le leggi dell’universo. Nella stanza che accoglie me e pochi altri compagni di viaggio viene svelata da un istrionico prestigiatore di numeri, affiancato da due baffuti valletti, la natura tanto reale quanto inconsistente dei numeri, che possono essere “meno di niente”. Uscendo e percorrendo la restante parte del corridoio, ciò che vediamo nelle altre stanze induce a pensare che oltre a quelli della matematica anche i principi di altre discipline siano stati sovvertiti: forse architettura, geometria, anatomia, moda, musica.
ATLANTIS – CAPITOLO 2: il carillon delle possibilità

Usciti in un secondo cortile interno, scendiamo nella cappella del carcere, dove la danza circolare di un uomo tanto imponente quanto leggiadro cattura i nostri sguardi mentre prendiamo posto. Abbiamo poi il tempo di esplorare il resto del nuovo quadro composito di tante figure, mentre Punzo, con un pappagallino cinguettante sulla spalla, ci accompagna, con la voce e con i gesti, attraverso questo paesaggio. Lo spazio stesso, meraviglioso per il solo fatto di esistere, è il protagonista di questa tappa. Ne vediamo il suo continuo mutare su più piani: nei movimenti della danza; nelle traiettorie bianche sui muri neri; oppure nel modellino che come per un gioco di scatole cinesi sembra ricordare che ogni cangiante scenario fa parte di uno più grande ancora. In fondo alla sala numerose enigmatiche figure entrano ed escono da entrambe le aperture ad arco di un piccolo portico. L’intera scena appare come un affollato carillon eternamente sonoro e in movimento. “La somma è il totale magico” ed è, in effetti, una geometria senza regole quella che si dispiega davanti a noi, che non può funzionare senza che ognuno occupi il proprio posto, come una statuina di un orologio a cucù animato da un meccanismo che si ripete ogni volta differente.
ATLANTIS – CAPITOLO 2: il suono dell’umanità che si incontra

Riemergiamo infine alla luce e raggiungiamo la parte del cortile più rovente, implacabilmente immersa nel sole. Su questa luce accecante Punzo ci invita a concentrare tutta la nostra attenzione, perché nel suo chiarore rivelatore si incontrano e si parlano tutte le epoche. C’è in esso lo slancio vitale a lasciare orme lucenti nel buio che tutti accomuna e che spinge a fuggire con tutte le forze la costrizione di un preciso momento nello spazio e nel tempo: “ci vogliono mille pensieri per concludere un quadro”. Il rettangolo nero che campeggia al centro finalmente si apre e lascia vedere il resto del cortile, inondato dal sole. Una donna vestita di veli compie una danza da derviscio rotante e descrive, con il movimento del suo abito e l’intersecarsi dei suoi lembi, infiniti universi possibili. Intanto una sinfonia risuona nell’aria mentre un maestro d’orchesta agita la sua bacchetta. Ad esserne però diretta sembra piuttosto l’intera schiera di personaggi ormai riuniti, universale collettività che vediamo muoversi di fronte a noi e di cui la musica è come il suono astrale di ciceroniana memoria, che nel mondo costruito da Punzo e dalla Compagnia della Fortezza suona anche “negli intervalli tra le sfere”. Davvero arduo è non sentire che il respiro della ricerca artistica che questo spettacolo porta avanti si fa ancora più ampio nel luogo in cui tale rappresentazione avviene e del resto non è necessario dimenticare l’innegabile e importante valore sociale del progetto per riconoscere la professionalità del lavoro della compagnia, che è alta. Si percepiscono minuzia ed estrema serietà nella costruzione di questo mondo altro, che è evasione per tutti. È però inevitabile emozionarsi pensando a dove si compie questo sforzo di immaginazione tanto forte da porre le fondamenta per una realtà diversa, persino felice.
Visto il 28 luglio 2024 alla Fortezza Medicea / Casa di Reclusione di Volterra
ATLANTIS – CAPITOLO 2
direzione artistica Armando Punzo
direzione organizzativa e cura dei progetti Cinzia de Felice
drammaturgia e regia Armando Punzo
musiche originali e disegno sonoro Andreino Salvadori
scene Alessandro Marzetti, Armando Punzo
costumi Emanuela Dall’Aglio
movimenti Pascale Piscina
aiuto regia Laura Cleri
assistente alla regia Alice Toccacieli
stage supervisor Andrea Berselli
sound engineer Alessio Lombardi
allestimenti Luca Dal Pozzo
collaborazione drammaturgica Elisa Betti, Laura Cleri, Paul Andrei Cocian, Lucio Di Iorio, Giulia Guastalegname, Rossella Menna, Francesca Tisano, Alice Toccacieli.
collaborazione artistica Silvia Bertoni, Isabella Brogi, Adriana Follieri, Daniela Mangiacavallo, Marco Gino Eugenio Marzi, Luisa Raimondi, Eden Tosi, Elena Turchi.
collaborazione agli allestimenti Pasquale Concas, Damiano D’Amico, Romeo Bogdan Erdei, Alessandro Lorena, Michael Occhionerelli, Mirko Pettinelli, Marian Iosif Petru, Luisa Raimondi.
assistenti ai costumi Ciro Afeltra, Paul Andrei Cocian, Pasquale Concas, Giovanni Colombo, Sara Fazio, Li Jin Jie, Wang Jie, Massimiliano Quartarone, Emilia Sandrucci, Salvatore Stendardo, Ilaria Strozzi, Giuseppe Terzo, Nay Bustos Tunoo, Alessandro Ventriglia.
assistenti volontarie e stagiste Valentina Corradini, Eva Dettori, Caterina Lanza, Annalisa Nangano, Margherita Pecchia, Bianca Rongone.
responsabile amministrativa Elina Pellegrini
coordinamento Eva Cherici
contabilità e segreteria Giulia Bigazzi
responsabile attività formative Marzia Lulleri
accoglienza Silvia Pasquinucci
collaborazione organizzativa Francesco Zollo
assistenza organizzativa Irene D’Alò, Jacopo Angiolini, Emiliano Gabellieri
ufficio stampa PepitaPuntoCom – Rossella Gibellini, Annamaria Manera
media e comunicazione Simone Pacini
graphic design Funambulo lab
foto di scena Stefano Vaja
video Nico Rossi, Gabriele Ciandri
consulenza del lavoro e fiscale Studio Picchi Associato
responsabile sicurezza Ing. Paolo Cantini
in scena Luca Abate, Ciro Afeltra, Isabella Brogi, Lugi Ammendola, Abd Al Monsiff Abd Arahman, Wissem Azizi, Khalif Bashik, Elisa Betti, Valentin Bucur, Salvatore Buffone, Danil Chukwuka, Biagio Cipparano, Paul Andrei Cocian, Giovanni Colombo, Pasquale Concas, Salvatore Costantino, Maurizio Di Bella, Maurizio Diotallevi, Paolo Dori, Romeo Bogdan Erdei, Francesco Esposito, Francesco Paolo Ferrero, Luigi Fontana, Carmine Fratepietro, Federico Furlan, Domenico Giorgi, Giulia Guastalegname, Francesco Guardo, Antonio Iazzatta, Naser kermeni, Nik Kodra, Urim Laci, Patrik Lacomare, Matteo Ladogana, Christian Lafica, Antonio Lanzano, Jie Lin Jin, Alessandro Lorena, Davide Mannarà, Luca Matarazzo, Bustos Tunoo Nay, Toni Nezhai, Michael Occhionerelli, Iosif Marian Petru, Mirko Pettinelli, Fernando Poruthoutage, Michele Privitera, Armando Punzo, Massimiliano Quartarone, Andreino Salvadori, Ivan Savic, Samir Serjani, Salvatore Stendardo, Timon Tarantino, Dritan Ternova, Giuseppe Terzo, Francesca Tisano; Tommaso Vaja, Kuytin Veliu, Alessandro Ventriglia, Stefano Vezzani, Wang Jie.
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, ACRI – Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Spa, Comune di Volterra, Ministero della Giustizia Casa di Reclusione di Volterra
in collaborazione con VaiOltre!, Anti Social Social Park, Fatti di Teatro


