All’Arena del Sole è andato in scena il 14 novembre lo spettacolo di Marco D’Agostin, parte del focus CARNE di drammaturgia fisica, curato da Michela Lucenti. Definito come “un omaggio al musical” è molto più di tutto questo: un esploratore che chiede di paleontologia, appare come una conferenza ma piano piano le incursioni ci fanno capire sia che si sta parlando di sentimenti, sia che il linguaggio drasticamente.
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MARCO D’AGOSTIN: AMORE ED ESTINZIONE
Non è semplicissimo parlare di uno spettacolo del genere, Marco D’Agostin gioca con gli stili, spezzetta, tramortisce ogni logica e non si capisce se ci sta prendendo tutti in giro. Non si riesce nemmeno a catalogare uno spettacolo, sappiamo solo che in scena c’è solo lui, con un enorme zaino, vestito da esploratore dei primi anni 90′ e chiede al pubblico più volte se c’è qualche esperto di paleontologia. Supponiamo, dopo un po’ che quello che ci vuole dire è molto più grande di così: ci vuole parlare d’amore, di relazioni che finiscono e forse anche di fine del mondo. Tutto questo facendo intrecciare alla storia il musical, un’esperienza incredibile.

ASTEROIDE: LA NOSTRA ESTINZIONE
Il centro della drammaturgia è un asteroide. L’asteroide che causò l’estinzione dei dinosauri. Questa catastrofe è metafora dell’amore che finisce, della vita che crolla, sono le nostre apocalissi quotidiane. Le ossa, l’iridio, le grotte, sono simboli di ciò che resta dopo il disastro. Noi siamo strati: ci ricostruiamo, ci sedimentiamo, sopravviviamo.
Per Marco sono tutte citazioni, prese da qualcosa di già esistente. Si cita “Dancer in the dark” il musical con Bjork ma lo spettacolo è intessuto di particolarità
MARCO D’AGOSTIN: TEATRO DANZA IRONICO

Marco descrive le sorti di questo paleontologo, a tanto così dalla scoperta di una cosa sensazionale, si trova a tornare negli USA e sua moglie gli dice che non lo ama più. Subito distrutto, le scrive una lettera dove paragona il tutto ad una catastrofe. La vicenda ha delle interferenze per via del musical e della danza di D’Agostin, che ad un certo punto è prolungamento dei movimenti e dei caratteri dei personaggi che va a narrare, D’Agostin gioca furiosamente e fa ridere un sacco, il pubblico è sempre sulla linea sottile del “devo ridere o piangere?” e per questo è fantastico.
ARENA DEL SOLE: ASTEROIDE
Asteroide non è uno spettacolo musicale, non è danza, non è racconto lineare. È oggetto ibrido, poetico, ironico, che lavora sulle immagini e sul chiudere gli occhi. Se si entra in sintonia con la narrazione che balza da una cosa all’altra, col dispositivo scenico si riesce ad uscire dalla sala scintillanti, tutti coperti d’oro. Marco D’Agostin è un performer incredibile quasi non si riesca a capire come diamine faccia a saper fare tutte queste cose, firma un lavoro che spiega la sua poetica limpidamente: raccontare l’umano attraverso forme che si sfaldano, si sgretolano, si sopravvivono, si ricompongono e brillano, come asteroidi in caduta.
DATI ARTISTICI
di e con Marco D’Agostin
suono Luca Scapellato
canzoni Marco D’Agostin, Luca Scapellato
scene Paola Villani, Bots Conspiracy
luci Paolo Tizianel
costumi Gianluca Sbicca
con una scena scritta da Pier Lorenzo Pisano
assistente alla creazione Lucia Sauro
ricerca condivisa con Chiara Bersani, Sara Bonaventura, Nicola Borghesi, Damien Modolo, Lisa Ferlazzo Natoli
movement coach Marta Ciappina
danze di repertorio Giulio Santolini, Stefano Bontempi
vocal training Francesca Della Monica
consulenza scientifica Enrico Sortino
promozione, cura Damien Modolo
organizzazione, amministrazione Eleonora Cavallo, Federica Giuliano, Irene Maiolin
produzione VAN
in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Théâtre de la Ville, Paris; Fondazione Teatri di Pistoia; Pôle-Sud CDCN Strasbourg; Festival Aperto / Fondazione I Teatri – Reggio Emilia; Baerum Kulturhus – Dance Southeast-Norway; Snaporazverein
Nell’ambito di Carne – focus di drammaturgia fisica


