TENEREZZE @ Cirkoloco: interviste agli autori

Da gennaio a maggio, 7 autori, 7 spettacoli e 7 laboratori di scrittura teatrale. Una rassegna ideata da Giulia Vannozzi e curata insieme a Francesco Mancini e Alessio Martinoli. Tenerezze perchè “il circkoloco è un luogo tenero e delicato, ma forte e affettuoso”, e perchè la tenerezza “non è solo sentire insieme all'altro, ma volergli bene proprio così, anche nel fallimento e nell'inadeguatezza”. E prendendo spunto proprio da questo titolo abbiamo posto agli autori la medesima domanda: quanta tenerezza e quanta nerezza ci sono nella tua drammaturgia?

Francesco Ferrieri: Tantissima tenerezza nella misura in cui i personaggi con cui lavoro si cercano nel loro blocco estremo, esponendosi, mentre il potere incarna l'aspetto oscuro della psiche e della società. “Il capolavoro” è ispirato a un racconto breve di Balzac. La mia è una drammaturgia e una scrittura del gioco scenico. La tenerezza si trova nel tentativo di una giovane ragazza di seguire lo sguardo che si oscura del suo compagno artista. L'artista, tentando di comprendere la bellezza che non possiede, s'incanta della creazione, isolandosi, mentre lei, tenace Giorgiana, persegue il nero fino in fondo.

Daniele Giuliani: C'è una tenerezza che invade il protagonista del mio spettacolo, ispirato a un racconto di Checov. L'uomo, esaltato da un delirio, preso da una cascata d'energia derivata dall'allucinazione di un monaco nero, s'innamora di una donna più giovane. Si lascia andare a quest'amore e a questa figura fantasmagorica che lo fa sentire un genio, perdendo così il centro e ogni capacità di dialogo interiore. Tutto questo inevitabilmente avrà risvolti tenebrosi. Un esito di tenebrezza. Il mondo caotico sta nelle profondità di ognuno. Dopo aver fatto un monologo su “reparto n.5”, con cui Checov attacca l'istituzione psichiatrica, ho desiderato scrivere la drammaturgia di “Visioni di un monaco nero” che indaga più intimamente le dinamiche della follia, mettendo a fuoco e prendendo di mira la megalomania dell'essere umano. Lo spettatore empatizza con questo protagonista che alla fine… venite a vedere lo spettacolo

Chiara Guarducci: La tenerezza irrompe dalla nerezza e chiama, si offre. Per nerezza intendo quella quota preziosa di emarginazione e di eccesso che ci rende affamati, storti, a tratti feroci. In “Dora, Schreber e i topi” c'è la luccicanza della psicopatologia, stretta tra oscure spirali e bagliori di visionarietà, come nella paranoia schizofrenica di Schreber, che ha trasfigurato le sofferenze subite in misticismo. Tenero e nero l'uomo dei topi con i suoi desideri trattenuti, tenero e nero il palcoscenico degli intrighi famigliari che Dora svela. Si tratta di un estratto de “I casi di Freud”, spettacolo andato in scena all'interno di un festival di psicanalisi. La scommessa è stata, ispirandosi ai famosi saggi freudiani, render vivi questi personaggi, ognuno in un linguaggio che mimasse i ritmi e i guizzi delle particolari ossessioni e pulsazioni inconsce. In questo è stato fondamentale, durante la revisione dei monologhi, l'interpretazione di Laura Cioni, con cui verificare la forza della resa drammaturgica.

Francesco Mancini: Vanno insieme come nella vita e nella realtà. Se penso alla filosofia cinese taoista l'aspetto femminile oscuro è anche quello tenero, è anche quello dolce e materno, la notte è madre del giorno. “Sabbie Nobili” è un viaggio che l'io narrante fa, con l'aiuto di un analista, dentro le relazioni che ha vissuto. Un excursus di autocoscienza attraverso donne molto diverse in cerca di liberazione e sopratutto di estasi. La relazione amorosa è estasi, perchè devi uscire da te stesso per incontrare l'altro, e sulla scena c'è una band: chitarra, bassi e batteria, in quanto la musica stessa è una forma d'estasi.

Adelaide Mancuso: Tanta tenerezza perchè amo il mio lavoro ma anche tanta nerezza perchè le storie che mi interessano sono sempre molto noir, di donne aggressive che hanno una parte animalesca forte come Oriana Fallaci. Cercavo un personaggio controverso e mi sono imbattuta in Oriana, che al liceo non sopportavo. Leggendo “Il fuoco dentro. Oriana e Firenze” di Riccardo Nencini ho trovato un aneddotto di Oriana, giovanissima staffetta partigiana, con Carlo Levi. Allora ho detto: sì, è lei. Era un incontro pieno di poesia e amarezza. E partendo da qui è nato il testo e lo spettacolo di narrazione per voce femminile “Lo scrittore”.

Alessio Martinoli: Mi arrivano delle immagini, mi limito a decifrarle, a riproporle al pubblico in modo emozionale. “Fallo! Un omaggio a Lenny Bruce” nasce da un progetto che si chiamava Fight-tentativi di sopravvivenza dell'essere umano. Nello spettacolo, costruito con Iacopo Braca e Filippo Paolasini, non interpreto Lenny Bruce anche se qualche frase c'é… Lenny Bruce é un pretesto per sfatare dei tabù. A distanza di anni mi sembra che lo spettacolo consegni soprattutto dubbi. È un modo per parlare delle parole e del loro significato. Una sorta di Le parole sono importanti, ma senza quel tipico furore di chi sa le cose e gli piace fare il sapientone, lo spettacolo si fa insieme. Mi piace perché ha una struttura aperta. Eppoi é da battaglia. L'ho fatto anche fuori dalla Toscana e ha avuto sempre un ottimo riscontro.

Giulia Vannozzi: È tanto che volevo lavorare sulla tenerezza, è una parola che amo e che sento dolorosissima dentro di me, viene da lontano, da ricordi personali. La tenerezza è vedere qualcuno che pensa di essere qualcuno e invece è qualcos'altro. È uno sguardo esterno ma non di derisione. La tenerezza è il bambino che ci resta male, il vecchio che non vorrebbe ma non riesce a cambiare il mondo. È una combinazione di sensazioni che mi fanno bambino e madre. La narrazione fa questo gioco di star dentro e star fuori. In Tiziana c'è tanta nerezza. Ho lavorato sul 'se fosse capitato a me'. È nero ciò che è mancato, la tenerezza che è mancata dopo. Tiziana aveva fatto questi video porno, desiderava farsi guardare, per amore, per il suo narcisismo, per la sua storia familiare, ma questo bisogno aveva soltanto scatenato un mare di merda che non aveva gli strumenti per governare. E nessuno ha saputo guardare lei. Si ha compassione per chi è evidentemente fragile e in difficoltà, mentre Tiziana sembrava sicura, provocatoria. Perchè una ragazza si deve uccidere per una cosa così? È una storia che mi ha sconcertato. Ho scavato nella sua biografia, non sono arrivata a niente, perchè non c'è risposta, né soluzione, senza scadere nella morale. Se qualcuno fosse riuscito ad arrivare così vicino a lei per dirle 'questa cosa non è così importante'. È questo il dispiacere. “Della vergogna” è il titolo dello spettacolo.

(Te)nerezze drammaturgia a filiera corta
Cirkoloco – Arci Exfila, Firenze

25 gennaio
DORA, SCHREBER E I TOPI
Tre casi che hanno fatto la storia della psicoanalisi

Testo di Chiara Guarducci
Diretto e interpretato da Laura Cioni
Oggetti di scena Olimpia Bogazzi

8 febbraio
LE SABBIE NOBILI
Teatro-Rock ad uso post-ipnotico
Scritto da Francesco Mancini
Musicato da Simone Drago
Narrazioni e voci Francesco Mancini
Contrappunti dialogici, chitarre e voci Simone Drago
Batterie e percussioni Simone Vignoli
Bassi Dario Baldini
29 febbraio
FALLO!
Un omaggio a Lenny Bruce

Drammaturgia e regia Alessio Martinoli
Supporto tecnico / logistico Lorenzo Berti
Da un’idea di Iacopo Braca, Alessio Martinoli e Filippo Paolasini
7 marzo
Della Vergogna
Ispirato alla storia di Tiziana Cantone

Di e con Giulia Vannozzi
Consulenza tecnica Marco Gorini
21 marzo
Lo scrittore
Di e con Adelaide Mancuso
Regia Maria Elena Gattuso
4 aprile
Il Capolavoro
Ispirato a Il capolavoro sconosciuto di Honorè de Balzac
Con Francesco Ferrieri
Ideazione e realizzazione scenica Marco Casolino
Musica Daniele Casolino
18 aprile
Visioni di un MONACO NERO
Da Anton Checov
Regia e Drammaturgia Daniele Giuliani
Con Michele Branda, Gabriela Bogdan, Sofia Gemmani, Daniele Giuliani
Disegno Luci Franco Campioni
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