Storia del cinema: le attrici comiche del cinema muto

Dopo aver fornito spunti di riflessione con l’articolo precedente in relazione alla notevole presenza delle donne, in seguito occultata, nel cinema della prima ora, con il presente articolo andremo a considerare il ruolo delle attrici comiche nel primo cinema italiano.

La comicità può essere donna

Il periodo compreso tra il 1905 e il 1915 fu particolarmente fecondo nella produzione di film comici. Si stima che in questo periodo le macchiette rappresentino almeno il 20% della produzione italiana. I protagonisti di queste pellicole erano personaggi come Cretinetti, Robinet e Polidor/Tontolini interpretati entrambi da Ferdinand Guillaume, ma è innegabile che al loro fianco ci fossero delle valide attrici. Scorrendo varie filmografie si nota la ripetuta presenza di attrici, protagoniste di serie comiche che rispondono al nome di Lea Giunchi, conosciuta sullo schermo con il nome di Lea, Gigetta Morano, interprete di Gigetta, Nilde Baracchi, nei panni del personaggio Robinette, come anche Valentina Frascaroli, spalla, nonché moglie, di André Deed, in arte Cretinetti.

Le attrici comiche del cinema muto: Lea Giunchi

Lea Giunchi si può considerare la decana delle attrici comiche italiane. Nata a Cervia nel 1884 iniziò come artista circense, attività che portò avanti fino al 1909, anno nel quale fu assunta dalla casa cinematografica Cines di Roma insieme al compagno, anch’esso attore, Natalino Guillaume e al cognato Ferdinand, interprete dei ruoli comici di Polidor e Tontolini. Di Lea Giunchi si registrano trentanove titoli nel ruolo di Lea, il primo dei quali girato nel 1910 con il titolo Lea in convitto. Lea Giunchi oltre che con il cognato lavorò con altri attori comici come Kri-kri (Raymond Dandy) e Checco (Giuseppe Gambardella). Appare sullo schermo anche con il figlio Eraldo, attore bambino che interpretava il personaggio di Cinessino. Si ritirò dal cinema nel 1919, dopo la morte del marito in un incidente aereo verificatosi durante le riprese di un film. Morirà a Milano il 3 gennaio del 1938.

Le attrici comiche del cinema muto: Gigetta Morano

Veronese di nascita, Gigetta Morano abbandona presto la famiglia per seguire il sogno di fare l’attrice entrando nella compagnia teatrale del grande Ermete Novelli. Il suo incontro con il cinema avverrà nel 1908 quando viene assunta dalla casa di produzione torinese Ambrosio Film. Il primo film che gira in un ruolo comico è un cortometraggio dal titolo Un signore che soffre il solletico al fianco di Robinet (Marcel Fabre), questo è solo l’inizio di un lungo percorso, che, prima nel ruolo di Gigetta, e seguentemente anche in ruoli drammatici, la vedrà protagonista di circa cento pellicole. Si ritira dal cinema nel 1921, anche se lavorerà due volte con Fellini ne I vitelloni e in 8 ½. Non si sposò mai, trascorse la terza età in una casa di riposo per attori e morirà nel 1986 all’età di novantanove anni a Torino.

Le attrici comiche del cinema muto: Nilde Baracchi

Nata nel 1889, inizia la sua carriera come attrice di Music-hall nei teatri italiani e francesi. Esordisce nel cinema nel 1911 interpretando il ruolo di Robinette al fianco del marito Marcel Fabre. Dal 1910 al 1915 interpretò oltre centotrenta film non solo di genere comico, ma molto spesso al fianco del marito. Nel 1916 si trasferisce con il marito negli Stati Uniti, dai quali tornerà in Italia nel 1919 dopo la separazione con lo stesso. Negli anni seguenti apparve in altri due film prima di terminare la carriera.

Le attrici comiche del cinema muto: Valentina Frascaroli

Nata a Torino nel 1890, dimostra fin dalla tenera età una profonda dedizione per la danza e la recitazione ricoprendo molteplici ruoli in ambito teatrale. I contatti con il mondo del cinema avvengono nei primi anni Dieci quando viene scritturata dalla Itala Film. Esordisce in comiche di successo al fianco di André Deed, in arte Cretinetti, che sposò nel 1918. A differenza delle altre attrici comiche del periodo, Frascaroli fu una vera diva del cinema muto, anche perché oltre al genere comico presterà la sua immagine a film iconici del tempo come Maciste Alpino e Tigre Reale di Giovanni Pastrone. Si ritira dal cinema nel 1925 per continuare a lavorare in teatro. Muore in Francia nel 1955.

Le attrici comiche del cinema muto: protagoniste e comprimarie

Come hanno sottolineato diversi studiosi, il ruolo delle attrici comiche muta in chiave sociale a seconda delle situazioni. Tutte le attrici menzionate in questo articolo, nella loro carriera hanno preso parte a film comici sia come protagoniste, nelle serie, sia come comprimarie nelle comiche situazionali, spesso come spalla dei mariti attori. Quando sono impegnate in ruoli da protagoniste molto frequentemente interpretano donne civettuole che si barcamenano tra più spasimanti, che a volte divorziano dai loro mariti per fuggire con l’amante e dove altre volte deridono gli istinti sessuali eccessivi degli uomini che tengono a bada. Nei ruoli dove compaiono da comprimarie, invece, interpretano spesso ruoli di mogli, fidanzate o amanti in cui si sviluppa molto spesso una triangolazione comica dai tratti sociali più convenzionali e dove è presente, a volte, un personaggio caricaturale che rappresenta la suocera, interpretato o da una attrice anziana o addirittura da un female impersonator, ossia, un uomo vestito da donna.

La comicità al femminile: tra l’essere e il fare

La dimensione patriarcale che pervadeva la società del tempo, ovviamente, dominava anche il novello mondo del cinema. La figura della Diva, (che sboccia nel 1913 con il film Ma l’amor mio non muore di Mario Caserini) la quale dallo schermo aveva colonizzato le riviste e con questo l’immaginario maschile, aveva connotazioni ben precise: bellezza indiscussa ma tormentata, atteggiamenti da donna fatale, alone di irraggiungibilità, mentre per le donne rappresentava un modello di emancipazione femminile. Tuttavia, queste qualità andavano a confermare quanto la bellezza, a dispetto della bravura, fosse una qualità sostanziale dell’identità femminile, la donna in sostanza si doveva mostrare e assumeva valore nell’ambito dell’essere, al contrario dell’uomo che era connotato dal fare. Se il comico era legato al grottesco e al ridicolo, ecco che la presenza di attrici dalle belle forme andava a destabilizzare l’ambiente. Il corpo delle attrici comiche, per assolvere alla missione del far ridere, tende a uscire dai canoni; non più atteggiamenti lascivi e provocanti, bensì capriole, condotte clownesche e movimenti smodati, che forse, mai prima d’ora, erano appartenuti al corredo espressivo femminile. La ventata di novità che portano con loro, presenta caratteri capaci di creare nuovi paradigmi: si passa dal voyeurismo dei Diva film alle attrazioni dei film comici, quindi, donne non solo da guardare e desiderare ma anche da ammirare e considerare come artiste nelle quali il corpo non serve solo l’essere ma diviene strumento del fare.

Per approfondire:

S. Alovisio, Lea, Gigetta e le altre. Attrici comiche del primo cinema italiano, «Sounds for silent II: Le pioniere del cinema muto» a cura di Veronica Pravadelli, Roma Tre Press, 2021

P. Cherchi, L. Jacob (a cura di). I comici del muto italiano: le giornate del cinema muto, «Griffithiana», anno VIII, n. 24-25, ottobre 1985

M. Dall’Asta, Women Film Pioneers: una nuova prospettiva sulla storia del cinema, «Bianco e Nero», n. 570, 2011

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