SCHERZO, MA NON TROPPO @ Teatro di Cestello. Come dare aria alle paure

Al Teatro di Cestello, Gogmagog, compagnia teatrale sperimentale del territorio fiorentino, con la regia di Tommaso Taddei porta in scena, a distanza di anni dalla prima, SCHERZO, MA NON TROPPO. Dal testo di Virginio Liberti, un venditore, interpretato da Carlo Salvador, promuove il suo nuovo imperdibile misterioso prodotto ad un costo imbattibile, disponibile solo per gli spettatori in sala. Il suo monologo spazia da aneddoti di vita personale a caratteristiche dei prodotti in vendita, per convincere chi lo ascolta all’acquisto finale.

Il supermercato delle nostre vite

Fate un giro al supermercato, nel reparto delle acque imbottigliate, e troverete una vasta selezione di marche dissetanti da cui scegliere. Una navata di plastica con nomi di santi, acque dedicate a martiri, a suore, a monaci, ognuno promette la salvezza del nostro corpo ad ogni sorso. E poi, acque effervescenti sponsorizzate da famose aziende di macchine di lusso rosse. Acque superlative, acque da fiumi mitologici e strane acque “alla panna”. A noi la scelta o illusione della stessa. Se l'acquisto è necessario e il fondo monetario minimo, la scelta è costretta all'acqua in sconto o alla cassa da dodici litri a un euro. Su questo sentimento soffocante di falsa libertà, si costruisce la riflessione di Scherzo, ma non troppo.

Il mestiere di vendere e vendersi

“Mi sembra di essere al cimitero davanti la mia lapide” sussurra il venditore, unico attore sul palco che, sconfitto dalla sua situazione, fuma disperatamente una sigaretta. Dietro di lui un oggetto misterioso coperto da un telo azzurro, davanti a sé un tavolo e gli attrezzi del mestiere.

Il suo monologo è concitato, seduttivo, destabilizzante. Sguardo coinvolto, instancabile. Carlo Salvador si finge mercante, e ci richiede attenzione alla presentazione del suo ultimo prodotto di grido. La tecnica di promozione del venditore deriva da anni di esperienza familiare, seduce senza mai farci sospettare di essere truffati. Ci fornisce i dettagli minimi per costruire un rapporto sincero, onesto, che ci rassicura di un suo reale interesse nel nostro benessere. Parla della sua educazione, dei suoi viaggi, dell'ammirazione per la nostra presenza senza mai svelare le sue reali intenzioni. Il suo personaggio è la rappresentazione del nuovo paladino della società dei consumi, l'imprenditore, l'uomo fatto-da-sé, il negoziante.

La fiamma del consumo logora la realtà

Tutto è ormai confezionato, etichettato, organizzato in categorie, fornito di liste di ingredienti sconosciuti, pubblicizzato, buttato. E come noi, il nostro venditore fornisce vigore alla fiamma del consumo. Una fiamma che risulta in autocombustione. Un incendio che logora la memoria, che trasforma in polvere qualsiasi secchiata di acqua reazionaria. Lingue di fuoco che avviluppano abitazioni, che penetrano i muri ed entrano nei salotti, tra le coppie, tra le relazioni umane.

Il racconto sul palco volge su questo fenomeno riflesso nella vita personale del venditore. Lui stesso osserva sua moglie che si abbandona al vortice dei piaceri decadenti del capitalismo. Incapacitato ad agire, assiste senza rivendicare colpevolezza o coinvolgimento. Non riesce a spiegare a sé, il motivo per il quale non cattura prove del tradimento morale, come se la materialità di una fotografia renda innegabile una realtà troppo difficile da accettare. Continua la farsa, a casa, a lavoro e sulla scena, ai suoi prossimi compratori.

Autodefinitosi “realista diffidente”, appare sommerso nelle sabbie della paura di massa. Proclama denunce, abbraccia teorie complottiste, costruisce intorno al suo essere una rete paranoica di simili sospetti. Qualsiasi persona sembra stia tramando contro la sua incolumità.

L’arte schiava delle stesse leggi

Infine, nella conclusione del suo discorso, la più agghiacciante delle rivelazioni, dove le due figure, l'attore e il mercante si confondono: la nostra libertà di partecipazione come spettatori si trasforma in complicità. Non possiamo obiettare le opinioni del nostro interlocutore. Concludiamo, troppo in ritardo, di aver pagato con la nostra silenziosa presenza per le sue azioni. Abbiamo concordato l'acquisto. Considerazione sullo spettacolo che si deve piegare alle leggi del mercato, che dalle leggi è asfissiato, privato d'aria.

SCHERZO, MA NON TROPPO inizialmente rappresentato a seguito della crisi finanziaria del 2008, riconferma la sua potenza contenutistica, nel periodo di pandemia, in cui aleggia sempre più maligna la possibilità di catastrofe ambientale conseguente ai soprusi industriali sui territori.

 

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