RIPPLES – HAMON @Asian Film Festival: un melodramma giapponese in tinte ironiche

Nella prestigiosa cornice della Ventunesima edizione dell’Asian Film Festival che si tiene a Roma dal 10 al 17 aprile 2024, nella ormai storica sede del Cinema Farnese, abbiamo assistito al film in concorso dal titolo RIPPLES – HAMON della regista giapponese Naoko Ogikami, autrice anche del soggetto e della sceneggiatura. Il film è uscito in Giappone il 26 maggio 2023 ed ha una durata di 120’.

RIPPLES: la difficoltà di stare al mondo

La vicenda narrata nel film prende le mosse dalla tragedia nucleare avvenuta, a seguito di un terremoto, nella centrale nucleare di Fukushima nel 2011, causa scatenante per un cambiamento di vita radicale per Yoriko, donna di mezza età. La donna, nel momento del terremoto aveva un marito, Osamu, il suocero allettato, un figlio e un bel giardino rigoglioso posto in un villino in una zona residenziale di Tokyo. Attraverso un brusco salto narrativo, lo spettatore pian piano viene a sapere che il marito ha lasciato la casa e la cura del giardino, la donna ha iniziato a lavorare come cassiera in un supermercato e ha cominciato a frequentare una setta nella quale i membri acquistano grandi quantità d’acqua purificata utile a rendere chiarezza ai loro cuori.

Improvvisamente Osamu si ripresenta a casa per accendere gli incensi al padre deceduto sei mesi prima, con l’occasione dice alla moglie che è malato di cancro (causato dalle radiazioni nucleari?) e desidera morire nella sua casa. Appare inoltre anche il figlio della coppia con una fidanzata più grande di lui e sorda.

RIPPLES: il rifugio nell’ordine

L’elemento che informa circa il cambiamento esistenziale di Yoriko, e che segue tutto il corso del film, è un giardino sassoso zen che ha sostituito il giardino pieno di fiori colorati che il marito curava con scrupolo. Ora è Yoriko che con lentezza e concentrazione plasma con un rastrello curve e increspature che preserva con massima attenzione anche dai passi di un gatto che sovente transita nel suo giardino. All’ordine maniacale di Yoriko fa da contraltare il disordine estremo di una sua amica, una donna incontrata in piscina, la quale, traumatizzata dal terremoto e dal conseguente danneggiamento della centrale nucleare diviene una accumulatrice compulsiva di oggetti.

RIPPLES: la salvezza nell’acqua

Il film è incentrato su un “femminile” che trova difficilmente una via d’uscita da una società che vede la figura maschile predominante. L’elemento femminile per eccellenza, ossia l’acqua, in RIPPLES sembra essere una valido e duttile alleato finalizzato ad una presa di consapevolezza di genere: la setta Green Life Water Society che fa riempire di bottiglie la casa di Yoriko in ogni dove, la piscina, luogo dove la donna riesce ad avere dei momenti solo per sé, la pioggia che scende spesso con il sole, sembrano essere un rifugio spirituale utilizzato dalla donna per far fronte alla paura, e se vogliamo, alla delusione data dallo sfaldamento della sua famiglia.

RIPPLES: un fermo immagine sui cambiamenti

La regista sembra usare il soggetto cinematografico per soffermarsi sulla capacità di gestione dei cambiamenti che la vita impone, in questo caso su una donna di mezza età, che diviene nel film, metafora di un’umanità fragile, scossa da qualsiasi evento possa mettere in discussione consuetudini di vita. I rapporti con gli altri individui divengono problematici, dove ognuno cerca modalità adattive idonee per affrontare paure e condizionamenti che piovono sulle loro teste inaspettatamente. Se la vita è l’arte di accettare i cambiamenti, nel film, Naoko Ogikami, sembra dirci che molto spesso non è così facile e spontaneo trovare l’adattamento “giusto”, il quale, viene conseguito in maniera individuale secondo le predisposizioni di ognuno.

RIPPLES: un film liberatorio

RIPPLES si presenta come un film da vedere, con un testo essenziale distribuito in dialoghi che non lasciano spazio all’immaginazione. Forse l’aspetto più interessante del film è l’interpretazione di Tsuitsui Mariko nel ruolo di Yoriko, la quale riesce a rendere attraverso una mirabile ed espressiva mimica facciale tutta la contraddittorietà dei sentimenti della protagonista, schiacciata tra un ruolo sociale subalterno e un desiderio vitale di ritagliarsi una propria dignità di esistenza che possa far emergere, o meglio, riemergere, la propria personalità, resa opaca dai mutamenti intervenuti. Nonostante le eccellenti prove attoriali anche degli altri interpreti, il film procede forse troppo lentamente reiterando scene e situazioni non sappiamo quanto utili nell’economia della narrazione. I 120’ di durata si concludono con il momento (catartico) forse più significativo del film, la lunga scena finale, anch’essa intrisa d’acqua, che non sveliamo in questa sede, ma, che, per quanto ci riguarda, poteva giungere anche con più di una manciata di minuti di anticipo.

Visto il 14 aprile 2024

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF