RIGOLETTO de I TRE BARBA @ Teatro Studio Uno: Verdi come non l'abbiamo mai sentito

Dopo Così fan tutte e Il Barbiere di Siviglia, “I Tre Barba”, gruppo teatrale composto dal regista e attore Lorenzo De Liberato con Alessio Esposito e Lorenzo Garufo, che adatta in chiave originalissima libretti d’opera, si cimenta ora con un mostro sacro del melodramma come Giuseppe Verdi e il suo Rigoletto.

I TRE BARBA si cimentano con il difficile Rigoletto al Teatro Studio Uno

Dopo i libretti d'opera settecenteschi, più leggeri nelle loro tematiche d'amore e intrighi – anche se più complessi nella parte musicale – I Tre Barba alzano il tiro, andando ad affrontare la drammatica storia di Rigoletto, nel libretto di Francesco Maria Piave, tratto a sua volta da Victor Hugo. La messa in scena si apre proprio con le parole del librettista, che proponendo il suo manoscritto a Giuseppe Verdi, ne chiedeva umilmente, in una lettera, l'indulgenza nel giudizio, temendo che la storia fosse troppo intricata per essere felicemente adattata in un'opera. Non solo fu adattata, ma Rigoletto divenne una delle opere in assoluto più di famose del compositore, tutt'ora fra le più eseguite e parte della cosiddetta "trilogia popolare" – con La Traviata e Il Trovatore – che segnarono il successo e l'affermazione dello stesso Giuseppe Verdi.

Un compito duro, quindi, quello di adattare un tale caposaldo dell'Opera nello stile de I Tre Barba, per di più data l'abbondanza di personaggi e un testo con toni meno declinabili in commedia. Anche per questo, l'incipit con le parole di Francesco Maria Piave, suona quasi come un'analoga richiesta d'indulgenza dei tre attori al pubblico, consci di doversi cimentare con un testo più complesso, seppure nel loro modo scanzonato. Spoiler: l'esperimento è riuscito, ma un occhio 'clinico' – meglio se di chi li ha già visti "all'Opera" (ci si perdoni il gioco di parole) – si potrebbe essere reso conto della difficoltà e del lavoro che questo nuovo testo possa aver comportato per il Trio.

La festa alla Corte di Mantova in apertura è resa qui con una scena piena di palloncini, una luce stroboscopica e i tre attori che cantano la cafonissima Satisfaction di Benny Benassi, che suona quanto mai azzeccata, dal momento che a breve seguirà la celebre aria Questa o quella per me pari sono, con cui il Duca di Mantova ribadisce la sua indole libertina e in generale la sua filosofia sull'amore, che segnerà il destino di Rigoletto e sua figlia Gilda. I tre attori, fin dalla credibile 'simulazione' della festa, passano senza soluzione di continuità fra le arie dell'opera e brani moderni che sottolineano alcuni passaggi della complicata trama. 

I TRE BARBA: Lorenzo De Liberato, Alessio Esposito e Lorenzo Garufo: performance impeccabile al Teatro Studio Uno

Lorenzo De Liberato, Alessio Esposito e Lorenzo Garufo sono perciò costretti non solo ad avvicendarsi nei diversi ruoli maschili e femminili ma, data l'abbondanza di personaggi, lo stesso personaggio può essere interpretato da un attore diverso a seconda della scena. I tre sono bravissimi, ma in questo caso la fruizione della trama può risultare meno di immediata comprensione per un pubblico che non la conosca. Questo è forse l'unico difetto di uno spettacolo altrimenti godibile anche se meno riuscito del loro Barbiere di Siviglia, di cui vi abbiamo già parlato. Mancano qui degli intermezzi che spieghino certi passaggi della trama, sicuramente più intricata.

Per il resto, non si possono non sottolineare ancora una volta le doti canore dei tre attori, di cui già avevamo avuto prova negli adattamenti precedenti, con arie tecnicamente più difficili. Anche in questo Rigoletto, impegnativo come recitazione, i tre non sembrano concedere nulla alla fatica e mantengono un ritmo generalmente altissimo senza che i passaggi cantati ne risentano nella loro esecuzione che, seppure in questa chiave più leggera e non lirica, totalmente priva di strumenti, è impeccabile.

La povertà dei messi e lo Studio Uno spazio ideale per il contatto ravvicinato col pubblico

Anche qui è esilarante il gioco meta-teatrale con il quale i tre attori ironizzano continuamente – senza mai essere ripetitivi – sulla 'povertà' di mezzi della loro messa in scena: laddove nell'opera c'è sfarzo di costumi, i personaggi femminili sono identificati da un semplice scialle, la deformità di Rigoletto è una maglia appallottolata sopra la spalla e i vari personaggi di contorno si presentano sfoggiando grandi cartelli con il loro nome scritto sopra per essere riconosciuti. Gli attori scherzano anche sul dover correre fuori e dentro la scena per permettere l'ingresso di nuovi personaggi, ma con un'ironia spontanea e perfettamente integrata nella messa in scena che non distoglie dallo spettacolo.

C'è da dire anche che la sala dello Studio Uno si presta molto bene a questo 'gioco', sia con il pubblico che con lo spazio scenico, in una situazione di stretto contatto con gli attori che, se da una parte favorisce il coinvolgimento, dall'altra rappresenta un ulteriore elemento di rischio, laddove c'è poco margine di manovra se non tutto gira a dovere. Da questo punto di vista occorre citare anche Matteo Ziglio e Giulia Pera, alle luci e audio, che danno un fondamentale contributo alla riuscita dello spettacolo.

In definitiva un lavoro non semplice per I Tre Barba, che riescono ugualmente a reinterpretare nel loro stile unico, che abbiamo già apprezzato, un altro libretto prestigioso. Per gli amanti dell'Opera dotati di ironia e umorismo è uno spettacolo consigliato. Questo, come anche la riproposta del Barbiere di Siviglia che seguirà a partire dal 13 febbraio, sempre allo Studio Uno

La volta precedente chiudevamo chiedendo: a quando il prossimo libretto? Siamo stati accontentati, ma sinceramente speriamo che I Tre Barba non si fermino qui.

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