PICCOLO CINEMA PUCCINI @Caracalla Festival 2024: prima serata dedicata al regista Paolo Benvenuti

Nella suggestiva cornice del Caracalla Festival-Opera di Roma abbiamo assistito alla prima delle tre serate della rassegna Piccolo Cinema Puccini curata con dovizia da Giuliano Danieli in programma dal 27 giugno al 4 luglio 2024 presso l’arena del Teatro del Portico. La serata del 27 giugno ha visto proiettate due pellicole, il raro filmato del 1918 intitolato UN GIORNO CON PUCCINI, ritrovato proprio da Paolo Benvenuti e restaurato dalla Cineteca di Bologna e il lungometraggio del 2008, in prima proiezione assoluta a Roma, dal titolo PUCCINI E LA FANCIULLA.

UN GIORNO CON PUCCINI: un prezioso ritrovamento

L’opera del regista pisano, classe 1946, presente alla proiezione, è stata sempre segnata da un’intensa attività di ricerca storica che andasse a svelare fatti, che seppur minimi, fossero capaci di rivelare verità che la storiografia ufficiale, per vari motivi, non ha mai avuto interesse di approfondire. Uno di questi fatti è proprio il suicidio di Doria Manfredi, giovane inserviente di casa Puccini, accusata dalla moglie del celebre operista, Elvira, di essere l’amante del marito. Proprio le ricerche messe in atto dal regista in concorso con la scuola di cinema viareggina Intolerance, porteranno alla scoperta, nella cantina dei discendenti di un figlio naturale di Giacomo Puccini, di una valigia colma di lettere, appunti, diari e pellicole che ritraevano momenti della vita del maestro. Proprio queste pellicole sono confluite nel corto di 10’ intitolato UN GIORNO CON PUCCINI

Scene di vita quotidiana

Nei 10 minuti di girato viene mostrato il musicista lucchese nella sua casa di Torre del Lago, mentre controlla la crescita delle sue rose, oppure mentre è al pianoforte o con alcuni amici, fino a giungere a riprese che lo ritraggono su un motoscafo che solca le acque del lago di Massaciuccoli mostrando anche il paesaggio circostante del suggestivo specchio d’acqua. Il filmato è stato presentato con una sonorizzazione realizzata per l’occasione da Vincenzo Ramaglia, una commistione musicale espressiva che utilizza frammenti di arie di opere pucciniane elaborate elettronicamente.

PUCCINI E LA FANCIULLA: tra cinema e storiografia

Il lavoro di ricerca storica di Paolo Benvenuti, che ha inizio nel 2001, permette al regista di venire in possesso di documenti che gettano nuove consapevolezze circa il suicidio di Doria Manfredi. Dal film si apprende che in realtà Doria non ha mai avuto rapporti intimi con il sor Giacomo, (l’autopsia rivelerà che era illibata) ma che in realtà viene accusata di esserne l’amante solo per il fatto di aver scoperto la storia clandestina tra Fosca Geminiani, la figlia sposata, avuta dal primo matrimonio dalla moglie di Puccini, con Guelfo Civinini, il librettista, con il quale sta lavorando il musicista all’opera La fanciulla del West. La storia che Benvenuti ricostruisce attraverso le lettere e gli appunti di Giacomo Puccini si colora di tinte fosche dominate dall’interesse borghese di mantenere uno status quo sia morale che economico ai danni dei sacrificabili della storia, ossia gli ultimi, in questo caso identificati nella introversa e modesta Doria Manfredi. La figura di Giacomo Puccini, autore di indimenticabili arie e di sensuali intrecci melodrammatici, secondo questa lettura, non ne esce in maniera particolarmente brillante. Il musicista dopo alcuni blandi tentativi di riabilitare la figura della domestica, che in realtà aveva ricoperto solo il ruolo di messaggera d’amore tra lui e la cugina di questa, Giulia, ispiratrice del personaggio di Minnie nell’opera La fanciulla del West, lascia la giovane donna al suo destino e al conseguente isolamento sociale che la porterà al suicidio per avvelenamento.

Un film con poche parole e molti suoni

Paolo Benvenuti realizza così un film estremamente elegante, dove le parole sono solo quelle delle lettere, mentre il sonoro è occupato da brani eseguiti al pianoforte tratti da La fanciulla del West e dai suoni ambientali dati dal paesaggio sonoro dei dintorni del Lago di Massaciuccoli, suoni ispiratori nei quali era immerso il musicista. PUCCINI E LA FANCIULLA diviene così un film muto, ma solo di parole inventate, in quanto il regista, non tradendo il suo proverbiale rigore, attraverso voci fuori campo fa parlare soltanto la parola scritta dai personaggi che hanno vissuto realmente quelle vicende.

PUCCINI E LA FANCIULLA: IL POTERE DELLO SGUARDO

Nonostante l’assenza di dialoghi il film di Benvenuti scorre fluido fino al triste epilogo. Le immagini sono realizzate attraverso inquadrature accurate dove emerge, anche in questa pellicola, la grande cultura dell’immagine del regista pisano, un pittore convertito al cinema. Le ricostruzioni degli interni seguono le suggestioni pittoriche di Girolamo Induno, mentre gli esterni ripercorrono le esperienze visive dei cosiddetti “impressionisti post-macchiaioli” quali Adriano Cecioni, Cristiano Banti e Silvestro Lega. Se le conversazioni sono sempre simulate, la violenza non è mai mostrata, secondo i solidi principi etici del regista. L’aggressione fisica di Elvira a Doria che ha luogo fuori dalla villa, avviene fuori scena e se ne ha contezza solo perché alcune lavandaie interrompono il loro canto e volgono lo sguardo fuori campo. Ma la scena forse più bella del film riguarda la morte di Doria, che il regista mostra, non mostrando, con affetto e delicatezza: sotto un cielo plumbeo, accompagnata da un commento musicale funebre caratterizzato dalla ripetizione di un LA e un RE nel registro grave del pianoforte, la ragazza entra in una barca, che Benvenuti ci nasconde dapprima dietro un salice piangente scosso dal vento. Doria, con indosso una coperta bianca prende il largo, in piedi nell’imbarcazione, perdendosi nel paesaggio lacustre, e allontanandosi così dalla vita, a comporre una scena, che il critico Sandro Bernardi, equipara a ragione, al dipinto l’isola dei morti di Böcklin.

Paolo Benvenuti: l’essenza della storia nel cinema

Il pregio del film PUCCINI E LA FANCIULLA, il quale meriterebbe una maggiore diffusione, risiede nel mostrare un fatto storico sconosciuto ai più e del quale è stato possibile realizzare un film attraverso una lunga e faticosa ricerca storica, seguendo l’obiettivo di perseguire alti canoni espressivi ed estetici nelle quali le immagini assumono un ruolo cardine.  Un film basato sulle vicende di un musicista dove i suoni sono più importanti delle parole e dove i fatti non sono narrati, bensì, mostrati con accuratezza. Un plauso, quindi, oltre all’opera e all’attività del regista Paolo Benvenuti, va al curatore della rassegna, Giuliano Danieli, e al Teatro dell’Opera di Roma, che con questa operazione culturale di alto livello, concede al pubblico la possibilità di vedere pellicole di straordinaria importanza storico-culturale, altrimenti difficilmente fruibili.

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