OASIS OF NOW @Asian Film Festival: la contemplazione della disperazione

Nella cornice dell’Asian Film Festival di Roma, che ha luogo presso il Cinema Farnese, durante la giornata dedicata al cinema vietnamita, abbiamo avuto il piacere di vedere OASIS OF NOW, opera di esordio del giovane regista malese Chia Chee Sum. Il progetto, completato nel 2023 vede la partecipazione di società di produzione vietnamita, taiwanese, francese e malese.

OASIS OF NOW: un film dallo stile autoriale

Il giovane regista Chia Chee Sum si propone nel mondo dei lungometraggi con una pellicola dai marcati tratti autoriali, ispirata in buona parte dai suoi trascorsi di figlio adottato e del suo rapporto con la famiglia adottiva. La trama, che ruota intorno alla figura di una madre immigrata priva di documenti, Hanh, che vive in un caseggiato popolare e multietnico di Kuala Lumpur e al rapporto di questa con la figlia, Ting Ting, che vive nello stesso luogo, ma con una famiglia malese che riesce a fornirgli sostentamento, rappresenta solo la parte “razionale” e giustificativa del film, ovvero, il contenitore nel quale si esplica la delicata poetica di Chia Chee Sum.

OASIS OF NOW: l’importanza dei contesti

Più che i volti dei protagonisti, al regista sembrano interessare i luoghi e gli oggetti, che vengono valorizzati attraverso l’uso di inquadrature in campo ristretto, le quali, mentre conferiscono dignità alle cose, allo stesso tempo realizzano una correlazione emotiva tra i luoghi e la vita della protagonista; una “tinta” fotografica caratterizzata da toni claustrofobici, rappresentazione di una realtà che non sembra offrire vie di uscita da una condizione di estrema precarietà, lontana dal lasciare intravedere una qualsivoglia possibilità di emancipazione. Il giovane regista malese indugia su inquadrature di interni dove il soggetto, spesso mostrato parzialmente, si trova nella stanza attigua, al di là di una onnipresente porta cha fa da quinta alla scena. Le figure umane sono spesso riprese in maniera incompleta e a volte la cinepresa è fissa su luoghi, mentre i dialoghi sono fuori campo. Rappresentazione filmica di un’umanità emarginata e disconnessa.

OASIS OF NOW: la dolcezza nei dettagli

Il film si compone di molte inquadrature statiche che conferiscono a OASIS OF NOW uno stile contemplativo che suggerisce molte riflessioni circa una condizione umana ai margini, dove nonostante la penuria dei mezzi di sostentamento, i sentimenti sembrano scaturire dignità proprio da quelle difficoltà. Durante il primo incontro tra madre e figlia sulle scale del caseggiato, il regista propone forse una delle scene più significative del film: la figlia mostra alla madre i libri di scuola, occasione questa per una “danza affettiva” messa in scena dalle mani delle due interpreti, le quali, alternativamente, vanno a sfogliare le pagine del libro in maniera delicata e sensibile come può essere solo un rapporto madre-figlia.

OASIS OF NOW: indagine di una condizione

Molti sono i temi che confluiscono nel lavoro con tratti autobiografici di Chia Chee Sum. Emarginazione, problemi comunicativi, solitudine esistenziale dovuta a scarsità di mezzi di sostentamento. Hanh, della quale non si conosce la storia, in quanto lo spettatore la vede in opera solo nel presente, tranne un accenno circa problemi avuti con le autorità a causa della sua clandestinità, svolge piccoli lavori di servizi domestici, i quali però, evidentemente, non le consentono di dare un futuro alla piccola Ting Ting. Nel film domina il silenzio, il tempo sembra sospeso, i dialoghi sono minimi e anche la colonna sonora musicale è assente, sostituita da un sottofondo costituito da un paesaggio sonoro nel quale dominano suoni naturali come i versi degli uccelli, mentre i suoni di origine antropica provengono da motori in lontananza che identificano la scena come un luogo urbano.

Altro aspetto interessante, a testimonianza degli intenti multietnici del film, sono le numerose lingue del quale è composto il testo. I protagonisti parlano tra loro in cantonese, mandarino, malese e vietnamita, senza che ciò infici la comprensione tra gli stessi.

La pellicola di Chia Chee Sum attraverso uno stile essenziale e misurato, che rifugge complicazioni narrative e dal quale affiorano rapporti emotivi difficili e contrastati, prende le forme di una decisa denuncia sociale che rende palese il fatto che dove è difficile poter sopravvivere in maniera adeguata anche la gestione dei rapporti interpersonali, e nello specifico, familiari, diviene una pratica alquanto ardua. L’affresco che scaturisce da questa condizione disegna, quindi, un’umanità limitata, dove i concetti di libertà e di realizzazione personale vengono inghiottiti dalle sabbie mobili dell’indigenza.

Visto il 16 aprile 2024

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