NEW YORK SOLO ANDATA: ritratto audiovisivo di una città

Dal 24 novembre 2023 è disponibile sulla piattaforma Prime Video il docufilm NEW YORK SOLO ANDATA – La storia del sogno americano attraverso il racconto di italiani che ce l’hanno fatta, di Davide Ippolito prodotto da LuckyHorn Entertainment. Ippolito, napoletano di nascita, vive a New York ed è editore, regista e produttore di film documentari, è inoltre editorialista e ha svolto incarichi di docenza presso l’Università La Sapienza di Roma.

New York solo andata: un racconto scandito di un sogno

Davide Ippolito decide di iniziare questa sua esaustiva narrazione dal sapore antropologico con suggestive immagini in bianco e nero della città, accompagnate da un sottofondo musicale che richiama alla mente il sound jazz dei music club newyorkesi. Immagini e suoni vanno a riannodare i fili della memoria, di quel passato che incontra il presente che è nell’essenza, nonché oggetto prioritario del docufilm. La narrazione filmica segue l’ordine di “capitoli” che in sequenza toccano il tema dell’immigrazione, anche attraverso interessanti immagini d’epoca, come anche di quella New York vista da quelle masse come il luogo delle possibilità, dove sembra possibile toccare con mano l’American Dream. Tuttavia, soprattutto attraverso le testimonianze di italiani che sono riusciti a realizzarsi, viene mostrato come la soddisfazione del sogno debba avvenire secondo modalità meritocratiche, dove a fronte di giustificate difficoltà iniziali, gli immigrati italiani, con spirito di sacrificio e dedizione, e senza raccomandazioni, anzi, spesso avversati per le loro origini, siano riusciti a migliorare, nel tempo, la propria condizione. Parecchio spazio viene riservato a Little Italy, cuore pulsante della comunità, luogo simbolo, dove il concetto di integrazione si sposa con l’importanza di conservare le proprie radici.

New York solo andata: quando gli immigrati eravamo noi

Un aspetto molto importante del documentario che si allaccia con l’attualità, riguarda proprio il ripercorrere con uno sguardo storiografico il fenomeno migratorio, che, dal Belpaese riversò, almeno a partire dalla fine del XIX secolo, milioni di nostri connazionali nelle terre del Nuovo Mondo. Significativo, e se vogliamo poetico, l’appellativo “Madre degli esuli” rivolto alla Statua della Libertà, presenza imponente e apparentemente caritatevole posta all’imbocco del porto di New York, dove, come una Madonna dei diseredati ha dato il benvenuto, e con questo una possibilità di redenzione economica, a milioni di immigrati in cerca di un futuro migliore. Spesso ciò si rivelava un’amara illusione che diventava realtà magari dopo due o tre generazioni, a conferma che nonostante tutto, in ogni posto del mondo nessuno regala niente, e i progressi personali si possono raggiungere solo attraverso impegno e determinazione.

New York solo andata: Gli italiani d’oltreoceano

La voce fuori campo che conduce nella narrazione lo spettatore viene inframezzata da interviste e interventi di eminenti personaggi di nazionalità, oppure di origine italiana che hanno raggiunto posizioni ragguardevoli nel cuore produttivo e culturale della città americana. Ascoltiamo così pagine di vita vissuta del Console Generale a New York, Fabrizio Di Michele, del direttore dell’Istituto di cultura Fabio Finotti, del direttore dell’Italian Trade Agency di NY, Antonino La Spina, dell’ex Presidente del Consiglio Lamberto Dini, ai quali seguono, gli intellettuali Federico Rampini, Antonio Monda, il compositore e direttore d’orchestra Fabrizio Mancinelli, per concludere con Raffaello Guida, in arte Lello il barbiere di New York. Al loro fianco intervengono giovani artisti, attrici e immobiliaristi che hanno scelto come palcoscenico delle proprie attività proprio la dinamica città sulle sponde dell’Hudson.

New York solo andata: osare per essere

Attraverso un racconto godibile espresso con il tramite visivo di immagini iconiche e consuete della città, il lavoro di Ippolito sembra essere un inno a lavorare duramente per migliorare le proprie condizioni di vita, anche azzardando e forzando situazioni e sogni, secondo il motto “osare per essere”, ossia, puntare con determinazione e coraggio sulla propria affermazione personale sfidando tutto e tutti in un paese straniero, conosciuto in tutto il mondo, tuttavia, come il luogo delle possibilità. Un docufilm quindi impregnato di “America” e dei suoi valori, dove quasi tutti gli intervistati hanno alle loro spalle lo skyline della città, un fondale questo che ricorda, se ce ne fosse bisogno, l’ardire dei grattacieli, che incuranti della legge di gravità si ergono sfrontati verso il cielo: osare per essere, sempre e comunque. Se questo sembra essere un valore fondante degli States altri valori sembra tendano a mutare nel tempo, come l’immagine iconica di Cristoforo Colombo nel sentimento degli americani: da scopritore della patria a primo sterminatore di indigeni, tanto che come si apprende da una didascalia: “Solo tra il 9 Giugno e il 13 Luglio 2020 sono state abbattute, rimosse o vandalizzate circa 30 statue di Cristoforo Colombo” e Nove Stati americani su Cinquanta hanno trasformato il Columbus Day nell’Indigenous Day. Paradosso questo tutto americano che sembra dimenticare il genocidio dei nativi ad opera di governi rigidamente WASP.

New York solo andata: una colonna sonora originale

Nella colonna sonora del film, sviluppata sulla trama di stili musicali consueti a cura di Mirko Ettore D’Agostino, spicca il brano che chiude il docufilm dal titolo L’ultima sera del giovane tarantino Cristiano Cosa, il quale attraverso un mood nostalgico, ripercorre nel testo le sensazioni e i sentimenti di molti tra uomini e donne che hanno lasciato un mondo conosciuto per approdare, non senza rischi, nel Nuovo Mondo: per vivere una  vita, che come canta Cosa: “che poi d’improvviso mi ha portato lontano dagli amici più cari per cercarmi un futuro”. Un’ultima sera, quindi, che molti hanno vissuto come preludio di un primo giorno carico di sentimenti di incertezza ma anche di vivida speranza.

NEW YORK SOLO ANDATA

La storia del sogno americano attraverso il racconto di italiani che ce l’hanno fatta

Regista e Produttore, Davide Ippolito

Musiche a cura di Mirko Ettore D’Agostino

Produttore esecutivo, Simone D’Andria

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