MEDEA PER STRADA @ Festival Il Respiro del Pubblico: faccia a faccia con temi tabù

Non siamo a teatro, ma in una normale stanza dell’associazione Progetto Arcobaleno a Firenze, dove venti spettatori e l’attrice Elena Cotugno, nonché autrice della drammaturgia insieme a Fabrizio Sinisi, siedono in attesa che inizi la performance. MEDEA PER STRADA, produzione di Teatro dei Borgia, regia di Gianpiero Borgia, mette in scena la celebre tragedia di Euripide attualizzandola e usandola come pretesto per proporre una riflessione sui controversi temi tabù della prostituzione e dell’immigrazione.

L’apertura dello spettacolo

Elena Cotugno entra mimetizzandosi tra il pubblico, chiede a uno spettatore informazioni sullo spettacolo per poi passare a quella che sembrerebbe una semplice chiacchierata che estenderà infine a tutti gli spettatori. L’attrice racconta la storia del personaggio che interpreta, la storia di una donna che fugge dalle terribili condizioni del suo paese verso l’Italia volendo partecipare a quella che credeva essere la felicità ma che si rivelerà più simile ad una tragica follia. Infatti si ritroverà a lavorare, come molte altre donne, ai lati delle strade rimanendo schiava del mondo della prostituzione, convinta di dover sostenere economicamente un uomo italiano, conosciuto in Albania, che non la ama e i due figli da lui avuti. La donna porterà lo spettatore lungo tutto il suo percorso di vita raccontando gli eventi dalla sua infanzia, durante la quale lei e la sua famiglia si ritrovano costretti a scappare da Bucarest, passando per l’Albania e l’Italia.

Lo spettattore faccia a faccia

L’attrice non è su un palco, ma seduta tra gli spettatori portando avanti lo spettacolo come un vero e proprio dialogo. Il pubblico si trova dunque a dover affrontare faccia a faccia temi delicati e quasi tabù, come la prostituzione, l’immigrazione, la sofferenza, senza la quarta parete a proteggerlo dall’impatto emotivo suscitato dal racconto di storie che sappiamo non essere, purtroppo, confinate nella finzione di uno spettacolo.

La performance trasporta lo spettatore in un vortice di emozioni rendendolo parte della disperazione della protagonista, una sofferenza spesso celata dal fare scherzoso del personaggio, che susciterà anche molto divertimento, un dolore latente che trova il suo punto massimo nel tragico finale ripreso dalla mitologia, una disperazione mostrata nel frenetico svestirsi della donna sulle note di “Chandelier” di Sia, una disperazione malinconica che si esprime nel ricordo delle canzoni rumene che vengono fatte ascoltare agli spettatori.

I carnefici siamo noi

L’uomo italiano che distrugge la protagonista fingendo per lei un amore incondizionato può essere visto come nient’altro che la metafora dell’intero paese che promette amore e accoglienza senza poi mantenere effettivamente la parola. Come il padre contadino che prima di uccidere i maiali li coccola e li lusinga. Ecco dunque che questo fatto, raccontatoci inizialmente come qualcosa di comico e divertente, si fa premonitore di eventi assai più nefasti.

Elena Cotugno dà magistralmente vita ad un personaggio complesso e commovente: condensa in un unico personaggio le storie che appartengono a milioni di donne, in una performance intima e toccante dialogando con gli spettatori e talvolta provocandoli. La scenografia e le luci sono date solo dall’ambiente circostante, una scelta assolutamente vincente in quanto incrementa il senso di realismo e di vicinanza tra pubblico e attore.

Info:
MEDEA PER STRADA
di Fabrizio Sinisi e Elena Cotugno
con Elena Cotugno
progetto e regia di Gianpiero Alighiero Borgia produzione Teatro dei Borgia
Progetto Arcobaleno, Firenze
5 dicembre 2021

L’articolo è stato realizzato dai partecipanti al Gruppo di Visione Ciuchi Mannari all’interno del progetto Respiro del Pubblico Festival di Cantiere Obraz, realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze e in collaborazione con Teatro di Cestello.

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