LA CITTà€ DEI MITI @ Festival Il respiro del pubblico: Medea e Filottete eroi metropolitani

 Elena Cotugno in MEDEA PER STRADA, presso Progetto Arcobaleno di via del Leone, e Daniele Nuccetelli in FILOTTETE DIMENTICATO, presso Circolo Età Libera – ex Gasometro di via dell’Anconella, sono due eroi contemporanei, di periferia, che raccontano delle loro esperienze di prostituzione e di abbandono.  Gli spettacoli vengono proposti in luoghi non teatrali, ma in spazi concernenti le tematiche trattate, all’interno de Il Respiro del Pubblico Festival, realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze, in collaborazione con TEATRO DI CESTELLO, Cantiere Obraz, Ciuchi Mannari-Gruppo Visione, Circolo Arci dell’Età Libera, Associazione Progetto Arcobaleno onlus. 

La città dei miti

Il lavoro di Teatro dei Borgia è un lungo percorso di ricerche ed esperienze fatte direttamente nelle mense della Caritas, nei centri di sostegno per le donne straniere, nelle RSA e a stretto contatto con le realtà istituzionali, psicologi, neurologi, assistenti sociali. L’approfondimento delle tematiche ha richiesto molto tempo, fino ad arrivare ad una scrittura, ad una regia e ad un linguaggio concreti, accompagnati da interpretazioni vivide, immediate e coscienti. Nascono così Medea per strada e Filottete dimenticato, che fanno parte della trilogia La città dei Miti, insieme a Eracle, l’invisibile. Gli eroi qui rappresentati sono eroi comuni: eroi che vivono in periferia, nei sobborghi della città, ai margini della società; eroi che possiamo trovare ovunque nelle nostre città. Lo spettatore, con La città dei Miti, viene accompagnato nei luoghi dell’emarginazione, dove si parla di prostituzione e abbandono. 

MEDEA ha uno sviluppo graduale del racconto, mentre FILOTTETE immerge subito lo spettatore nell’abisso dell’abbandono e della solitudine. Entrambi sono messi in scena lo stesso giorno, in due luoghi diversi, perché sono due distinti lavori, che, in realtà, compongono un’unica opera. Il pubblico è parte attiva e viene coinvolto direttamente nelle storie dei due protagonisti, rompendo ogni schema teatrale tra spettatore e platea.

Medea per strada

In MEDEA il pubblico ha la possibilità di scegliere dove sedersi: sulle sedie allineate lungo le librerie (dagli scaffali pieni di libri per stranieri), o intorno ai due tavoli. Si intravedono una lavagna in antracite e dei mappamondi, quasi a voler sottolineare i vari paesi di provenienza degli ospiti del Progetto Arcobaleno. Le luci rimangono accese. Entra Medea, tutta vestita di nero, tacchi alti, lunghi capelli corvini. Si siede sui due posti lasciati liberi, appoggia su di una sedia la sua grande borsa e comincia a parlare con uno spettatore, esordendo che le piace farsi gli affari degli altri. Dice di essere Rumena e di voler tornare a casa sua, al suo paese a nord di Bucarest. Il suo racconto proietta il pubblico nei luoghi della sua infanzia, ai tempi della dittatura di Ceauşescu: il padre professore, costretto ad allontanarsi dal lavoro e da Bucarest, perché contro il regime e minacciato dal governo. “Che facciamo Dudok?” chiede Medea. Racconta del lungo viaggio senza sosta: attraverso Bulgaria, Macedonia ed Albania, dove viene derubata fino al suo arrivo in Italia dove finisce per prostituirsi. Quello di MEDEA è un monologo a tratti ironico, ma al contempo profondo e straziante, durante il quale Elena Cotugno coinvolge il pubblico senza mai scivolare nel patetico. Ottima nell’interpretazione, nella gestualità, nella scelta degli abiti e dell’acconciatura, conferendo al personaggio quella autenticità che mette a fuoco il fenomeno di tutte quelle donne partite alla ricerca di un mondo migliore e che cadono vittime nel racket della prostituzione, finendo a “lavorare” sulle nostre strade.

Filottete dimenticato

FILOTTETE, interpretato da Daniele Nuccetelli, entra con una radiolina a tutto volume e si rivolge agli spettatori seduti sulle sedie lungo le pareti e intorno ai tavoli, disposti in mezzo alla stanza. Su di un mobilino una televisione accesa fa da sfondo sonoro con la pubblicità e programmi vari. Filottete racconta al pubblico di Bill il suopesciolino rosso, dentro alla vaschetta di vetro, appoggiata sul tavolo. Filottete si prende cura di Bill e Bill si prende cura di Filottete. Al pubblico racconta il suo dolore: quando arriva il dolore lo afferra, lo trafigge, cade a terra, è in preda a tremiti, allucinazioni e l’unico pensiero è lui, il dolore, la ferita che diventata carne, un tormento che non lo lascia mai. Parla del figlio, con toni sprezzanti, perché lo ha portato in quella residenza per anziani, rassicurandolo sul fatto che lì si sarebbe trovato bene. Alza la televisione, che lo occupa per tante ore al giorno e con la quale parla, convinto che i personaggi delle trasmissioni siano suoi amici e che facciano quattro chiacchiere con lui; mostra le compresse che deve prendere tutti i giorni e abbassa la televisione. Chiede più volte agli spettatori di portarlo via da quella struttura, perché lì non succede più niente e alza nuovamente il volume della televisione.

In FILOTTETE dimenticato non c’è un racconto, uno sviluppo graduale, ma un’immersione negli abissi del dolore a seguito dell’abbandono familiare e dall’isolamento dalla società. Il protagonista è affetto da Demenza da corpi di Lewy (sindrome che si pone tra il Morbo di Parkinson e la Malattia di Alzheimer), caratterizzata da forti manifestazioni di dolore fisico, privi di un’effettiva causa e di cui non si conosce l’origine: un dolore, dunque, difficile da verbalizzare agli altri. Daniele Nuccetelli interpreta, senza sbavature e sentimentalismi, un uomo imprigionato dentro la sua stessa vita e isolato da una società fanatica dell’individuo in salute e felice a tutti i costi; una società che nasconde sotto al tappeto la malattia e il dolore, che abitano in ogni famiglia. Nella tragedia di Sofocle, l’arciere Filottete si procura una ferita, che si infetta e il dolore e la puzza pestilenziale, suscitano una tale ripugnanza nei suoi commilitoni, che decidono di abbandonarlo sull’isola deserta di Lemno, mentre lui dorme. Ed è proprio da questo punto che parte il Filottete creato da Borgia e Sinisi: dall’abbandonato dei propri familiari e dall’allontanamento dalla società. Borgia riflette su cosa accade quando la sofferenza, anziché suscitare compassione e cura, provoca ripugnanza e porta all’abbandono e all’isolamento. Il vero interrogativo, però, è cosa succede all’abbandonato e cosa suscita in lui la condizione di dolore. Non esiste altro che il dolore, dice Filottete e qui nasce la vera tragedia che non è nella vicenda, ma dentro al personaggio.

I miti contemporanei

Il confronto tra il Mito Greco e la contemporaneità non nasce dal voler attualizzare o modernizzare o rinnovare il mito. Un testo è classico proprio perché tratta di un tema attivo e irrisolvibile per l’individuo, a prescindere dal momento storico in cui si trovi a vivere. Il mito, allora, diventa una finestra aperta sul tempo e può ricordare come attraversare il dolore compiendo determinate tappe, a volte anche lunghe, perché l’uomo, per soddisfare i propri bisogni, per vivere, deve passarci attraverso. Il Mito dà voce al personaggio tragico che ha deciso di raccontare la vicenda che lo ha reso tale, vicenda che lo trascina nella solitudine e negli abissi più profondi.

 

Info:
MEDEA PER STRADA
di Fabrizio Sinisi e Elena Cotugno
con Elena Cotugno
progetto e regia di Gianpiero Alighiero Borgia produzione Teatro dei Borgia
Progetto Arcobaleno, Firenze

FILOTTETE DIMENTICATO
da Sofocle
di Fabrizio Sinisi
con Daniele Nuccetelli
consulenza clinica Laura Bonanni
progetto e regia di Gianpiero Alighiero Borgia produzione Teatro dei Borgia
Circolo Arci dell’Età Libera, Firenze

Festival Il Respiro del Pubblico
4-5 dicembre 2021

L’articolo è stato realizzato dai partecipanti al Gruppo di Visione Ciuchi Mannari all’interno del progetto Respiro del Pubblico Festival di Cantiere Obraz, realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze e in collaborazione con Teatro di Cestello.

 

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