LA DONNA CHE RIAPRIVA I TEATRI @Torino Film Festival: una storia di coraggio e di passione

Abbiamo visto con curiosità il documusical dal titolo La donna che riapriva i teatri di Francesco Ranieri Martinotti. L’audiovisivo è dedicato alla figura di Roberta Betti e vede la partecipazione di Drusilla Foer, Simona Marchini e Giovanni Caccamo. La donna che riapriva i teatri, distribuito da Kitchen Film, è stato presentato Fuori Concorso alla Quarantunesima edizione del Torino Film Festival nella sezione Ritratti e Paesaggi

La donna che riapriva i teatri: la nascita di un teatro popolare

Il documentario, presentato con la suggestiva definizione di documusical è stato diretto e sceneggiato da Francesco Ranieri Martinotti e prodotto da Camillo Esposito per Capetown S.r.l. in collaborazione con RAI Cinema e il Teatro Politeama Pratese con il contributo del Ministero della cultura e della Regione Toscana. La vicenda narrata da Martinotti si svolge a Prato, città che detiene stretti rapporti con il cinema; infatti, proprio della capitale del tessile erano originarie la diva del muto Francesca Bertini e Clara Calamai, protagonista indimenticabile di Ossessione di Luchino Visconti, nonché prima donna del cinema italiano a mostrare il seno nudo nel 1942 nel film La cena delle beffe di Alessandro Blasetti. Nell’audiovisivo si ripercorrono i fatti che dettero vita al Politeama, idea di tale Bruno Banchini che divenuto ricco con uno sport oramai estinto, investì i propri lauti guadagni nel realizzare uno spazio alternativo al Teatro Metastasio, frequentato essenzialmente dalla borghesia del luogo. Il politeama, che poteva contenere Tremila spettatori, progettato da un giovane Pierluigi Nervi venne inaugurato il 2 aprile 1925 con una rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini. Il suo futuro però non venne baciato dalla fortuna, in quanto non riuscendo a mantenere il passo con le nuove normative sugli impianti, nel 1985 venne chiuso e venne destinato a diventare un garage.

La donna che riapriva i teatri: una realtà avvincente come una favola

La sorte però sembrò volgere a favore dell’arte negli anni Novanta, quando Roberta Betti, pianista e autrice, nonché a capo di una grande impresa di pulizie, decise di attivare un circolo virtuoso innescato dapprima con imprenditori della zona, poi con una sorta di azionariato popolare che potesse fornire i fondi per non far morire quel prezioso spazio scenico. La vicenda ebbe una eco a livello nazionale approdando anche al Maurizio Costanzo Show. La mobilitazione generale di investitori e cittadini costrinse il Comune a ripensare al cambio di destinazione d’uso del teatro, facendo partire la ristrutturazione che si concluse con una rappresentazione della Tosca il 2 gennaio 1999.

La donna che riapriva i teatri: una storia di solidarietà e appartenenza

Martinotti viene a conoscenza della vicenda di Roberta Betti da una sua amica appassionata di teatro e coglie subito nella storia il coraggio e la sensibilità della protagonista. La vicenda, oltre ad essere un esempio di resistenza culturale, quanto mai importante oggi, dove troppo spesso, si chiudono cinema e teatri per far spazio a centri commerciali e sale Bingo, è paradigmatica di un senso democratico e solidaristico di un’intera comunità che intorno a quel teatro aveva costruito il proprio senso di appartenenza. Un luogo del pensiero e dell’emozione, facente parte della tradizione pratense, che se fosse divenuto garage avrebbe perso la capacità di meravigliare e generare cultura.

La donna che riapriva i teatri: l’ultima apparizione di Roberta Betti

Il film è stato girato a Prato nel 2019 e vede la partecipazione di una novantaduenne Roberta Betti, la sua ultima apparizione, in quanto scomparsa il 22 gennaio 2020. Un autentico lascito morale, quindi, che si fregia della presenza di Drusilla Foer nei panni di una gradevolissima narratrice dai toni garbati e carezzevoli, di Simona Marchini, in veste di narratrice di aneddoti e Direttrice artistica di Arteinscena, laboratorio di perfezionamento al musical che ha sede nel Politeama e che la stessa Betti ha contribuito a creare. Interessante lo scambio intergenerazionale del quale è intessuta la trama, dove a fronte delle testimonianze di alcuni collaboratori della Betti, il documusical si arricchisce dell’entusiasmo delle giovani Agnese Gori ed Elena Caliani e di altri allievi della suddetta scuola. Questo scambio rende alla narrazione un qualcosa di familiare ed intimo non dissimile dai racconti dei nonni ai nipoti, su quella linea di azione che sottolinea l’importanza della trasmissione dei valori della tradizione culturale.

La donna che riapriva i teatri: dal passato la speranza per il futuro

Il lavoro di Martinotti presenta nella sua essenza molti pregi, primi fra tutti la scorrevolezza e una modalità narrativa originale, dove tra filmati di repertorio, interviste, ricordi che testimoniano un passato impregnato di difficoltà, coraggio e soprattutto di solidarietà, si assiste al lavoro delle giovani allieve del laboratorio di musical che mettono in scena uno spettacolo che ripercorre le avventure della Betti, per sempre legata alle vicende del Politeama pratese. Un lavoro convincente, quindi, che rimarca la sua utilità proprio nella misura in cui mostra che l’unione fa la forza: quando una comunità percorre compatta un percorso democratico al fine di conseguire un risultato utile alla comunità stessa non ce n’è per nessuno, sembra essere questo, in conclusione, il monito da emulare che il documusical di Martinotti lascia con grazia allo spettatore.

La donna che riapriva i teatri

Regia, soggetto e sceneggiatura, Francesco Ranieri Martinotti

Interprete, Drusilla Foer

Con le testimonianze di Simona Marchini, Giovanni Caccamo e Franco Godi

Con la partecipazione di Agnese Gori, Elena Caliani e gli altri allievi del laboratorio Arteinscena

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