Intervista a Maria Paola Canepa, fondatrice del Centro Culturale Artemia

Durante Il mese di maggio il Centro culturale Artemia presenta la rassegna ROMA OFF THEATRE. Ma è solo una delle tante iniziative di questo vivace polo creativo romano che si trova in una zona a metà tra Portuense, Magliana, Testaccio e Monteverde e che si avvale della direzione artistica di Maria Paola Canepa fondatrice di Artemia insieme a Riccardo Tonni. Le abbiamo fatto qualche domanda sull’Associazione e sui progetti che essa si riserva per il futuro…

Antonio Mazzuca (AM): Partiamo dal nome: Artemia è un piccolo crostaceo d’acqua salata, abituato a vivere in contesti ostili e difficili: lo avete scelto come metafora della vostra sopravvivenza nelle condizioni socio-economiche in cui si trova a galleggiare il Teatro di oggi?
Maria Paola Canepa (MPC): Assolutamente sì, ma non solo il teatro. Come il suo nome lo indica, il Centro Culturale Artemia non è soltanto un teatro ma nasce dal sogno di diventare un polo culturale e creativo più ampio, dove il teatro è sicuramente una componente importantissima, ma non la sola. E’ vero che l’Artemia è un piccolo esserino che vive in contesti ostili ma è anche il sostentamento nutritivo del 80% delle specie marine. La metafora continua.
L’Arte è il nutrimento dell’anima e allo stesso tempo la sua massima espressione. Noi vogliamo essere un punto di riferimento e di aggregazione per artisti professionisti in tutte le arti (teatro, cinema, pittura, fotografia, danza, letteratura, ecc) ma anche per chi vuole in qualche modo mettere in gioco la propria sensibilità e capacità: su un palco, davanti ad un pubblico o semplicemente partecipando attiva o passivamente alle attività che proponiamo.

Antonio Mazzuca (AM): Cosa promuove esattamente il Centro Culturale Artemia? Qual è la sua missione?
MPC: Nell’attuale periodo storico e sociale infatti, diventa di estrema importanza riuscire a staccarsi un momento dalla routine e dallo stress quotidiano per ritrovare margini fisici e mentali, e tornare ad occuparci ancora di noi stessi e della nostra sensibilità più profonda, attraverso l’arte e la cultura, che pensiamo sia l’unico vero e sano nutrimento della nostra anima. E’ questa la nostra missione, costruire una “casa” dove possano vivere queste emozioni.

AM Come si esprime il coraggio di fare attività culturale oggi? E qual è la prima lezione che bisogna ricordare quando si mette in piedi una attività culturale come la vostra?
MPC: Alcuni amici frequentatori di Artemia, in modo affettuoso ci dicono che “siamo pazzi”, ed io credo che in parte abbiano ragione. Ma questa “pazzia” secondo me non ha niente a che vedere con quella patologica, ma si riferisce alla “passione dei pazzi”, come potrebbe essere quella di “Don Quijote de la Mancha” che lottava contro i mulini a vento. Personalmente penso che sia impossibile fare questo lavoro se non si ha una fortissima passione che cerca di aprirsi strada dal profondo delle viscere. Il coraggio viene trascinato da quella stessa passione, se questa è vera.
E’ importante sapere che non ci si diventa ricchi con questo mestiere, anzi, è una scelta di vita molto dura e le soddisfazioni sicuramente non arrivano dal lato economico ma per esempio, dallo sguardo commosso di qualcuno che dopo aver assistito ad uno spettacolo nel quale hai creduto e lavorato duramente, ti prende per mano e ti ringrazia senza riuscire a parlare. Ecco il momento magico, nel quale la passione è diventata contagiosa e si è risvegliata dentro qualcun altro, allora tutto ha un senso.
O quando qualcuno viene da te una sera a fine laboratorio e ti chiede di ascoltare un piccolo testo che ha scritto, e a quel punto un altro prende una chitarra e improvvisa una musica di sottofondo e tutti noi rimaniamo ad assistere alla magia della creatività spontanea. E tu pensi… “che bello, senza questo spazio, quella magia non sarebbe mai esistita!” E a quel punto vieni ripagato da tutto lo sforzo e la stanchezza. Io e il mio socio Riccardo Tonni lo sappiamo bene.
Penso che sia anche fondamentale essere aperti a collaborazioni con persone che entrino in sintonia con quella stessa passione. Lavorare in team e in maniera generosa è la chiave giusta.
Un esempio di sinergia e sintonia perfetta è la preziosa collaborazione di Giancarlo Moretti nella direzione artistica di questa meravigliosa rassegna (n.d.r. leggi l'intervista a G.Moretti sulla Rassegna Roma off Theatre).

AM: Quali criteri guidano la scelta della vostra produzione teatrale?
MPC: Ci piace proporre spettacoli che risveglino la curiosità del nostro pubblico. Vogliamo che nel guardare il nostro cartellone, la gente si sorprenda e si incuriosisca. Sempre nell’insegna della qualità, siamo molto aperti a tutti i generi e linguaggi artistici ed espressivi, proprio per il fatto di non essere solo un teatro ma uno spazio polifunzionale e polivalente, durante la nostra stagione teatrale si possono trovare dai Classici al Teatro Nuovo, dalle rassegne di Corti Teatrali a rassegne di Teatro Amatoriale, ma anche a quelle D’Autore. Spettacoli di Teatro- Danza, Teatro e Musica dal vivo, Teatro aereo, e tante altre belle contaminazioni che non fanno altro che arricchire, sorprendere, coinvolgere e commuovere i nostri amici frequentatori.

AM: Sono gli stessi criteri che avete seguito per la rassegna ROMA OFF THEATRE?
MPC: La nostra rassegna porta il marchio Artemia e quindi è in completa sintonia con la filosofia del nostro Centro Culturale, per tanto in questo caso abbiamo voluto dare uno spazio a professionisti con proposte originali, senza discriminare nessun tipo di linguaggio.
Spettacoli che abbiano un messaggio da trasmettere al pubblico, e sono molto felice perché questo è stato molto appezzato dal pubblico che per esempio alla fine di “SCOMPAIO”, (il primo spettacolo proposto in rassegna) il pubblico era talmente coinvolto e soddisfatto che rimase diversi minuti in piedi applaudendo le due attrici protagoniste, Manola Rotunno e Francesca Romana Miceli Piccardi, alle quali sono sbocciate lacrime di gioia da questo risultato (confesso che dietro le quinte anche io ero presa da una emozione indescrivibile).

AM: Fra le attività del vostro sito, una in particolare mi ha colpito: l’attività di Counseling, un servizio svolto da professionisti della relazione, d’aiuto per favorire l’attivazione delle risorse personali, fondato su Ascolto, Orientamento, Supporto, Empatia, Motivazione, Percorso, Potenziamento e Sostegno. Come si sposa questa attività con le altre di carattere artistico e con il Teatro in particolare?
MPC: Penso sia fondamentale, giacché l’arte è la massima espressione dello spirito e, a volte, la vita ci porta a mettere da parte le emozioni per dare spazio ad un universo più razionale che sicuramente è necessario per tanti aspetti ma che con il tempo può “schiacciare” la nostra sensibilità ed allontanarci dal nostro centro interiore. Noi proponiamo tante attività che hanno a che vedere con questa tematica, come per esempio il laboratorio di Teatro&Zen, condotto da Danilo Ferrin, chi oltre ad essere un bravissimo regista e performer è anche uno psicologo.
In questo caso partecipare al laboratorio significa condividere uno spazio di espressione dove avere un tempo da dedicare a se stessi per la propria crescita personale, creativa ed artistica ma al tempo stesso è anche un luogo per collaborare in gruppo, per comunicare e per condividere con tutti la propria espressione autentica.
Poi, da brava italo/argentina (e approfitto per scusarmi per gli errori linguistici), credo che anche la danza, e in particolare il Tango, sia un’altra metafora artistica della vita che può aiutare le persone a ritrovare un equilibrio tra il proprio corpo e la propria sensibilità ed espressività, e quindi il Tango non manca mai nel nostro Centro Culturale.

AM: Laboratori, Spettacoli, Corsi di formazione: tante le attività in Artemia! Fra i laboratori, in particolare, alcuni dedicati alla crescita attoriale, ma non abbiamo notato alcun seminario sulla critica e storia teatrale. Non ce ne sarebbe bisogno?
MPC: Il bisogno c’è ma il nostro Centro Culturale è alla sua terza stagione di vita e, anche se cerchiamo di proporre una vastissima gamma di attività, a volte non è facile farle “decollare” tutte. Per questo abbiamo deciso di affrontare queste tematiche all’interno dei nostri laboratori teatrali, cercando anche di sfruttare al massimo le nostre risorse per far si che chi frequenta un corso o un laboratorio non si limiti solo ad esso ma partecipi come pubblico alle nostre proposte artistiche. E’ un modo per arricchire la propria esperienza e per aprire dibattiti con i compagni di corso e insegnati riguardo lo spettacolo a cui si è assistito. In questo modo si diventa “pubblico” a tutti gli effetti, e la sfida per noi è sempre più stimolante perché sappiamo che, oltre a proporre una bella serata a chi viene a trovarci per la prima volta, stiamo formando un pubblico abituale che ad ogni spettacolo diventa più esigente.

AM: Negli ultimi anni, il Governo, seppur timidamente ha aperto la strada verso una valorizzazione del settore culturale. L’ultimo Consiglio dei Ministri del 1 maggio ha addirittura stanziato 1 miliardo di euro, a carico del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) 2014-2020, al Ministero dei beni e delle attività culturali per il finanziamento del Piano “Turismo e cultura” finalizzato ad un’azione di rafforzamento dell’offerta culturale del nostro Paese. Eppure, nonostante gli annunci, si assiste, per esempio a Roma, anche a tristi chiusure di spazi storici, pensiamo al Teatro della Comunità, per questioni burocratiche. Cosa manca a questo Paese, secondo lei, per credere davvero nella cultura?
MPC: A giugno saranno 23 anni che vivo nella terra dei miei nonni, (metà della mia vita) e quando ero in Argentina studiavo la storia della terra dalla quale provenivo mi si riempiva il cuore di orgoglio scoprendo che i miei geni erano gli stessi di quelle persone che avevano dato origine alla cultura del mondo nel quale vivevo. Oggi, da italiana, penso che ci siamo un po’ adagiati in questa fama, invece di fare onore alle nostre origini continuando la tradizione culturale e creativa dei nostri antenati. Forse ci sarebbe bisogno di una piccola dose di quella ribellione e voglia di “tirare fuori l’anima” che purtroppo noi argentini abbiamo provato durante il periodo della dittatura militare, quando ci era stata vietata qualsiasi forma di espressione.
Qualche giorno fa, un mio caro amico attore arrivato dall’estero, mi raccontava di aver chiesto i permessi per lavorare come artista di strada a Roma (e non parlo di un giocoliere, ma di un vero e proprio artista) ma quando finalmente si ritrovò in mezzo alla gente, questi lo ignoravano. Avevano quasi paura di entrare in contatto solo visivo con la sua espressività e la sua arte. Questo esempio secondo me la dice lunga su quanto siamo chiusi in noi stessi.
Forse oggi si è più volentieri pubblico di uno schermo TV che trasmette una partita di calcio, perché nel vedere vincere la squadra del cuore si ha l’illusione di essere “vincitori” anche noi.
Non lo so. Non voglio neanche dare la colpa al calcio, ma forse ci stiamo allontanando dalle emozioni più semplici e profonde del nostro essere, e forse abbiamo paura di riscoprirle, perché in questo caso bisognerebbe mettersi in gioco in prima persona e tirare fuori anche le debolezze, frantumando la corazza che la società di oggi ci ha costretto a portare.

Riguardo gli stanziamenti, confesso che sono molto arrabbiata, perché la burocrazia è talmente tanta che bisognerebbe dedicarsi solo a questo per poterla seguire e dovendo portare avanti una struttura come la nostra a volte è veramente demoralizzante ed impossibile.
Abbiamo anche partecipato a diversi bandi e persino vinto uno, che tra l’altro non prevedeva neanche lo stanziamento di fondi, ma di spazi dove poter organizzare una manifestazione e vi assicuro che avrei preferito non riempire neanche una riga di quei moduli, giacché il risultato è stato molto deludente: per una “svista”, l’area messa a bando alla fine non era neanche sotto la giurisdizione comunale che aveva bandito la gara e quindi ci abbiamo rimesso a tutti i livelli, sia economico, come lavorativo e morale.
Comunque noi continueremo (per quanto ci sarà possibile e vi assicuro che è dura) ad andare avanti con le nostre forze, la nostra onestà intellettuale e la nostra passione, con la speranza che questa passione continui ad essere contagiosa. Siamo positivi e crediamo nelle sinergie vere con persone vere.

Ringraziamo Maria Paola Canepa per aver risposto alle nostre domande, augurando successo al Centro culturale Artemia e alla Rassegna Roma OFF THEATRE che andrà in scena ancora con due spettacoli:
SANGUE E AMORE di Luca Laurenti per la regia di Monica Maffei, dal 7 all’8 maggio
MARGHERITA – IL DIAVOLO LO SA di Giulia Bartolini dal 14 al 15 maggio.

Per maggiori info su ROMA OFF THEATRE, leggi il pezzo di presentazione su Gufetto e visita il sito del centro culturale Artemia 
 

Centro Culturale Artemia si trova in una zona di Roma tra Portuense, Magliana, Testaccio e Monteverde
Via Amilcare Cucchini, 38
Telefono: 334.1598407
e-mailinfo@centroculturaleartemia.org

Credits:
Immagini tratte dalla pagina FB del Centro Culturale Artemia

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF