Il Flamenco di Selene Muà±oz arriva a Roma. Intervista all'artista ispanodanese

Selene Muñoz, danzatrice ispano-danese, è stata protagonista della serata del Festival di Danza Spagnola e Flamenco dedicata ai Nuovi Talenti all’Auditorium Parco della Musica. Per questa occasione ha presentato due performances: “Eye of Night” e “Shake”. Selene e il percussionista svedese Stephan Jarl portano da anni in tutto il mondo le loro singolari pièces in cui mescolano il neo-flamenco con ritmi e musica di culture diverse, operando con una sensibilità e uno stile che hanno garantito ai due artisti il riconoscimento internazionale. Pensiero creativo, gioco, ritmo e ricerca estetica sono gli ingredienti forti del lavoro di Selene. Abbiamo colto l’occasione per farle alcune domande e conoscere meglio il suo lavoro, togliendoci alcune curiosità. 

Selene, nelle due performances che hai presentato durante il Festival di Danza Spagnola e Flamenco c’è una connessione molto forte tra te e il musicista Stephan Jarl. Nelle due coreografie, “Eye of Night” e “Shake” si avverte una forte sensazione di gioco. Ogni movimento e suono risponde a quello dell’altro. Come lavorate per creare questo genere di spettacoli? Iniziate improvvisando? 

Sì, iniziamo sempre improvvisando, abbiamo un modo di lavorare molto aperto e sempre partiamo dal gioco e dalla positività. Questo ci da una base molto pulita e sensata. Per noi è molto importante raccontare una storia tramite il nostro lavoro e può essere qualcosa di molto drammatico e oscuro o qualcosa pieno di allegria e humor.

Le tue origini sono spagnole e danesi. Il lato spagnolo della tua danza è evidente, ma cuale credi potrebbe essere “la parte danese” nella tua arte?

Non lo so esattamente, perché in realtà le due culture sono molto fuse nella mia personalità e nel mio modo di lavorare. Sento però che i due aspetti hanno un lato dolce e un altro con molto carattere. Direi che la parte danese che contribuisce all’aspetto spagnolo è la disciplina, l’eleganza, la semplicità e l’estetica. La Scandinavia è una regione molto ricca e ha molta storia, essendo nativa di là e avendoci vissuto per molti anni quella cultura, storia e stile musicale ha avuto su di me un’influenza molto positiva.

La danza nella contemporaneità elimina di solito tutto “il superfluo”. Iniziando dai costumi di scena, che sono generalmente molto semplici. Te hai fatto il contrario, il tuo stile è molto moderno e nonostante ciò i vestiti sono belli, originali e imponenti. Che funzione ha per te l’estetica dei costumi di scena?

Per me l’estetica è molto importante. Mi piace l’eleganza, le linee e i colori che può avere un costume bello e ho molto rispetto per l’artigianato. La bellezza e l’eleganza mi ispirano e possono significare molte cose: c’è anche oscurità, serietà e pazzia nell’eleganza, amo lavorare con i contrasti. Mia madre e io disegniamo tutti i vestiti insieme e viaggiamo in molti paesi per cercare materiale e tessuti per gli abiti. Personalmente mi affascina il tessuto “vivo”, che può giocare con la mente e la percezione del costume al momento di combinarlo con i movimenti. Mia madre crea e confeziona i costumi ed è tutto fatto a mano (sono moltissime ore di duro lavoro e di notti insonni, è incredibile). I costumi che porto in scena raccontano la storia insieme a me. è sempre un passo a due con il vestito che porto in palco e sono fortunata ad avere una madre tanto meravigliosa e con tanto talento per creare opere di sartoria come queste.

 

In più di un’occasione hai presentato i tuoi spettacoli alla presenza dei sovrani di Danimarca. Come hai vissuto queste esperienze?

è sempre stato un piacere poter presentare i miei spettacoli davanti la famiglia reale di Danimarca ed è stato fantastico che la televisione danese abbia appoggiato molti di quei gala. Una cosa che non dimenticherò mai è quando ho ballato per I premi dei Principi di Danimarca, nell’Opera danese e per il 75esimo anniversario della Regina di Danimarca Margherita II: dopo il gala il Principe Enrico mi ha invitata a danzare in una cena privata con invitati di differenti famiglie reali di vari paesi, che venne celebrata nel Castello di Fredensborg in Danimarca.

Hai voglia qualche volta di fare un ballo tradizionale Flamenco, semplicemente rilassarti e ballare una struttura conosciuta? Ti capita di svegliarti e dirti “Sai che c’è? Oggi chiederò al mio chitarrista di suonarmi un’alegría!”

Mi piace la domanda :) Ho necessità di ballare ed esprimermi attraverso il flamenco tradizionale. Mi rilassa molto e mi fa sentire viva connettermi con quella forza unica che ha il flamenco, il cante, la chitarra, il compás e “rematar” il compás. Ho lavorato con molti chitarristi, ma quelli con cui lavoro da più tempo sono José Luis Montón e soprattuto Jesule Losada. Jesule è una roccia, ha un compas incredibile, grande eleganza suonando e il suo modo di comporre musica flamenca mi riempie al 100% e mi ispira sempre. È un dono lavorare con lui e amo la nostra collaborazione.

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ENTREVISTA EN ESPAÑOL

Selene Muñoz, bailarina hispano-danesa, ha sido una de las protagonistas del espectáculo del Festival de Danza Española y Flamenco dedicado a los Nuevos Talentos que tuvo lugar en el Auditorium Parco della Musica el 17 de enero pasado. En esta ocasión presentó dos programas: “Eye of Night” y “Shake”. Selene y el percusionista Stephan Jarl presentan desde hace años en todo el mundo estas performances originales en las cuales mezclan el nuevo flamenco con ritmos y músicas de diferentes culturas, con una sensibilidad y un estilo que les ha meritado a ambos el reconocimiento de la crítica internacional. Ideas creativas, juego, ritmo e investigación estética son los ingredientes fuertes del trabajo de Selene. En esta ocasión la entrevistamos para conocer màs su trabajo y satisfacer algunas curiosidades. 

Selene, en las dos performances que has presentado durante el Festival de Danza Española y Flamenco hay una conexión muy fuerte con el músico Stephan Jarl. En las dos coreografías, “Eye of Night” y “Shake” se percibe una fuerte sensación de juego. Cada movimiento y sonido responde al del otro. ¿Cómo trabajáis para crear este tipo de espectáculos? ¿Empezáis improvisando? 

Sí, siempre empezamos improvisando, tenemos una forma de trabajar muy abierta y siempre partimos del juego y de la positividad. Y eso nos da una base muy limpia y sensata. Para nosotros es muy importante contar una historia a través de nuestro trabajo, puede ser algo muy dramático y oscuro o algo con alegría y humor. 

 

Tus origines son españoles y daneses. El lado español de tu danza es evidente, pero cual crees que podría ser “la parte danesa” en tu arte? 

No lo sé exactamente, porque al final tengo a las dos culturas muy mezcladas en mi personalidad y en mi forma de trabajar. Pero si siento que los dos lados tienen un punto suave y otro punto de mucho carácter. Diría que la parte danesa que contribuye al lado español es la disciplina, la elegancia, la sencillez y la estética. Escandinavia es una región muy rica, tiene mucha historia. Siendo también de ahi y habiendo vivido ahi durante muchos años esa cultura, historia y estilo musical ha tenido una influencia muy positiva.

 

La danza en la contemporaneidad habitualmente elimina todo “lo innecesario”. Empezando por el vestuario, que suele ser muy simple. Tú lo hiciste al revés, tu estilo es muy moderno y aún así los trajes son bellos, originales e imponentes. ¿Qué función tiene para ti la estética de tu ropa de baile?

Para mi la estética es muy importante. Me encanta la elegancia, las líneas y los colores que puede tener un vestuario bello y tengo mucho respeto a la artesanía. La belleza y la elegancia me inspira y pueden ser muchas cosas: también hay oscuridad, seriedad y locura en la elegancia, me encanta trabajar con contrastes.  Mi madre y yo diseñamos todo el vestuario juntas y viajamos por diferentes países para buscar material y telas para el vestuario. A mi personalmente me encanta la tela "viva" que puede jugar con la mente y la percepción del vestuario a la hora combinarlo con los movimientos. Mi madre crea y hace los trajes, está todo hecho a mano (son muchas muchas horas de trabajo duro y de no dormir por las noches, es increíble). El vestuario que llevo en escena cuenta la historia conmigo. Siempre es un paso a dos con el vestuario que llevo en escena y soy afortunada tener a una madre tan maravillosa y con ese talento para crear esa bellezas de vestuario.

En más de una ocasión has presentado tus espectáculos en presencia de los monarcas de Dinamarca. ¿Cómo has vivido estas experiencias? 

Siempre ha sido un placer poder presentar a mis espectáculos delante de la familia real de Dinamarca y también ha sido fantástico haber tenido a la televisión danesa apoyando a varias de esas galas. Algo que nunca olvidaré  fue cuando bailé en Los premios de los Príncipes de Dinamarca, en la Ópera de Dinamarca y en el 75 aniversario de Margarita II la reina de Dinamarca, donde después de esa gala me invitó el Príncipe Henrique para bailar en una cena privada con invitados de diferentes familias reales de varios países. Eso se celebró en el Castillo de Fredensborg en Dinamarca.

¿Te planteas alguna vez, hacer un baile tradicional de Flamenco, de simplemente relajarte y bailar una estructura conocida? Despertarte y decir “¿sabes qué?, ¡hoy voy a pedir a mi guitarrista que me toque por alegrías!” 

Me gusta la pregunta :) tengo esa necesidad de bailar y expresarme a través del flamenco tradicional. Me relaja mucho y me da la vida conectar con esa fuerza única que tiene el flamenco, el cante, la guitarra, el compás y rematando el compás. He trabajado con varios guitarristas, pero con los que llevo muchos años trabajando y llevando son José Luis Montón y sobre todo a Jesule Losada. Jesule es como una roca, el compás que tiene, la elegancia tocando y su forma de componer música flamenca me llena 100 % y me inspira siempre. Es un regalo trabajar con él y me encanta nuestra colaboración.

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