HOMICIDE HOUSE, intervistiamo l'autore, Emanuele Aldrovandi

Abbiamo intervistato il giovane drammaturgo Emanuele Aldrovandi (nella Foto di  Laila Pozzo, a sinistra) in occasione di “HOMICIDE HOUSE” che sarà prossimamente a Roma, al teatro Orologio dal 13 al 16 aprile 2016.

 

Bianca Coppola Melon: Come è nata l’idea di questo testo che mi sembra molto particolare, perché tra le tante cose, va a scavare nei meandri della mente.

Emanuele Aldrovandi: L’idea della trama mi è venuta un giorno, guardando il telegiornale che in pochi minuti dava due tristissime notizie: la prima di un imprenditore che si era suicidato per problemi economici, e la seconda di un pazzo che aveva ucciso per strada una persona senza motivo. E allora mi sono chiesto come mai in una società capitalistica come la nostra, dove è possibile comprare tutto, e ogni esigenza ha un valore, a nessuno sia mai venuto in mente di creare un mercato dove chi vuole uccidere qualcuno possa pagare a sufficienza una vittima che alla sua morte lasci i soldi alla sua famiglia per pagare i debiti?

 

B.C.M.: Questo lo hai pensato seriamente, non è stato un pensiero sarcastico?

E.A.: Si l’ho pensato seriamente, non perché avrei voluto farlo io, ma viviamo in una società in cui ogni cosa ha un prezzo, e gli accadimenti di oggi sono fatti che cento anni fa erano esclusi dalla vendita e dal consumo, e allora in maniera totalmente amorale ho trovato strano che non ci fosse niente del genere, e se ci fosse stato non mi sarei stupito. Poi, invece, qualcuno che ha letto il testo mi ha detto che in qualche paese del mondo c’è qualcosa di simile, e mi sono anche spaventato.

 

B.C.M. È vero, hanno fatto anche un film che in qualche maniera ha dei richiami di questo tipo, intitolato “Ho affittato un killer”.

E.A.: Si me l’hanno detto, ecco l’idea è nata così, poi la storia è più filosofica, ha a che fare con gli archetipi di oggi e alle domande più esistenziali, come la verità e la falsità.

 

B.C.M. Per quanto riguarda la parte filosofica, quali sono i filosofi che ti hanno ispirato?

E.A. Ho fatto la tesi su Richard Rorty, filosofo americano contemporaneo che è morto nel 2007, autore tra i tanti libri e saggi di “La filosofia e lo specchio della natura”, e un concetto base che in parte mi ha ispirato è l’idea della mente come specchio che rappresenta la realtà, a volte in modo corretto e a volte no.

B.C.M. Possiamo dire che tra realtà e filosofia è nato un testo in parte di provocazione sul mondo che stiamo vivendo oggi?

E.A. Si, sicuramente, diciamo che ho voluto parlare di cose complicate in maniera semplice, cosa che nel teatro non è facile trovare, anzi è consueto che si parli di cose semplici in maniera complicata. Io credo e spero di essere riuscito nel mio intento, grazie anche alla regia di Marco Maccieri, alle scene di Antonio Panzuto e naturalmente a tutti gli attori. Un ringraziamento importante va anche alla Produzione Bam Teatro e al Centro Teatrale MaMiMò che l’hanno prodotto.

 

B.C.M. Questo testo ha vinto anche un premio importante vero?

E.A. Si, ha vinto il riconoscimento più importante in questo settore che è il Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” del 2013 che ha anche affiancato i produttori con un contributo.

 

B.C.M. Bene, noi di Gufetto ringraziamo Emanuele Aldrovandi, incitandolo a scrivere ancora testi su questo nostro mondo, e fissando l’appuntamento al Teatro Orologio dove “Homicide House” sarà in scena dall’11 al 16 aprile nella Sala Moretti.

 

Note stampa

HOMICIDE HOUSE
di Emanuele Aldrovandi/regia Marco Maccieri
Con Luca Cattani-Cecilia di Donato-Marco Maccieri-Valeria Perdonò
Premio RiccioneTondelli 2013

Un uomo (Marco Maccieri) si trova nella difficile situazione di dover ripagare, senza il giusto preavviso, un grosso debito. Mentre la moglie (Cecilia Di Donato) ignara degli affanni economici del marito organizza una vacanza, il diabolico strozzino (Luca Cattani) propone uno scambio al malcapitato: entrare nella Homicide House.
È un servizio che ho inventato io, l’ho chiamato Homicide House. Chi vuole torturare, seviziare, uccidere e ha abbastanza soldi per permetterselo, paga una vittima. E chi vuole suicidarsi riesce a capitalizzare la sua morte. È un incontro fra esigenze complementari che finora il mercato non soddisfaceva. Dovrebbero darmi il Nobel per l’economia.Così entra in scena Tacchi a spillo (Valeria Perdonò) che, tra seduzione e minacce, farà emergere il lato nascosto del protagonista.

Note di regia
Homicide House è una fiaba noir, una parabola moderna sul valore delle scelte e degli ideali. L’azione si svolge in un “paese delle meraviglie” contemporaneo, una scatola bianca che rappresenta la casella in cui vive questo racconto a fumetti, un mondo interiore in cui verità e finzione si confondono. I personaggi, in uno spietato gioco tra la vita e la morte, tracciano i loro sorprendenti destini alla ricerca della propria realizzazione, nel tentativo di raggiungere la tanto desiderata felicità.
MARCO MACCIERI

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