RICCARDO III, SHAKESPEAROLOGY @Il respiro del pubblico festival 23: l’insostenibile leggerezza dell’essere Shakespeare

La terza edizione de Il respiro del Pubblico Festival 23 di Cantiere Obraz  a Firenze ha visto in scena due particolari rivisitazioni di personaggi classici shakespeariani: RICCARDO III, a cura di Michele Santeramo nella ex Chiesa delle Leopoldine, e il fantasma dello stesso William Shakespeare, rievocato sul palco del Teatro del Cestello in SHAKESPEAROLOGY da Woody Neri di Sotterraneo.

A cura di Marta Bani, Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari, Cantiere Obraz

RICCARDO III: la complessità dell’etica

Michele Santeramo, Il Respiro del Pubblico Festival 23, foto di Emilio Trambusti
Michele Santeramo, Il Respiro del Pubblico Festival 23, foto di Emilio Trambusti

RICCARDO III, secondo capitolo del ciclo di drammaturgie originali di Michele Santeramo intitolato Fantasmi, il cui tema principale è il dialogo tra pubblico, personaggio e drammaturgo, si rifà alle caratteristiche del monarca creato da Shakespeare nell’omonima opera teatrale, ma non con l’obbiettivo di rimetterla in scena integralmente, ma di catturare gli ideali che incarnava il re, per aprire un dibattito sulla morale. La messa in scena per il Festival Il Respiro del Pubblico viene realizzata nella Sala della ex Chiesa delle Leopoldine: la stanza è priva di decorazioni e le uniche cose a riempire lo spazio sono le sedie, disposte a ferro di cavallo, con al centro il leggio di Santeramo. La semplicità della scena e della tecnica – un’unica luce fissa, nessuna musica di accompagnamento – si sposano perfettamente all’austera e scarna architettura del luogo sacro, contribuendo a creare un dialogo diretto con gli spettatori e l’atmosfera necessaria per immergersi nello spettacolo.

Il RICCARDO III di Santeramo si compone di tre parti: l’arrivo di Riccardo III, la caduta della maschera e il ritorno del re crudele. Nella prima parte il monarca, interpretato dallo stesso Michele Santeramo al leggio, rivendica la sua completezza d’animo: si vanta di non limitare la sua cattiveria ai soli pensieri e di essere in grado di sporcarsi le mani, uccidere. A suo parere, pensiero e azione hanno lo stesso peso. Definisce chiunque non sia dotato della sua stessa totalità d’animo come un “cattivo col freno a mano tirato”. Nella seconda parte dello spettacolo, con la caduta della maschera, invece, si mostra a noi Santeramo, che, nei suoi stessi panni, si difende dalle accuse di Riccardo, battendosi per l’incompletezza e la contraddittorietà, sua e di qualsiasi altro essere umano, mettendosi così sullo stesso piano del pubblico, criticato dal tiranno. Infine, nell’ultima parte, ritorna Riccardo, ma stavolta predicando concetti diversi. Si rende conto di aver sbagliato ed afferma che gli “incompleti” non sono principianti, bensì esperti di cattiveria, che senza sporcarsi le mani lasciano che qualcun altro le macchi di sangue. Gli altri che si dichiarano “buoni” sono sempre alla ricerca di un capro espiatorio, di un Riccardo III, si sono allenati ad un’indifferenza nei confronti del male.

Santeramo apre un dibattito non nuovo, ma sicuramente non banale: cos’è che ci rende cattivi? Dove si cela il confine tra male e bene, pensiero e azione? È possibile essere completi, è umano essere completi in un mondo pieno di contraddizioni? RICCARDO III è uno spettacolo che non ha la pretesa di dare risposte, sempre che ce ne siano, ma di sollevare domande, di scuotere il pubblico nel profondo e di farlo arrabbiare per difendere la legittimità delle proprie ambiguità. Per questo Santeramo lascia il pubblico chiedendogli di non applaudire, perché l’applauso uccide le emozioni, dà una conclusione, mentre i temi di questo spettacolo sono senza fine, e non possono essere soffocati e limitati alla sola esibizione. Questa discussione tra drammaturgo e personaggio è in realtà una lotta interiore che può avvenire dentro ciascuno di noi; due facce di una stessa medaglia che ci rappresentano in tutta la nostra complessità.

SHAKESPEAROLOGY: l’immortalità dell’arte

SHAKESPEAROLOGY, Il Respiro del Pubblico Festival 23, foto di Emilio Trambusti
Woody Neri, Il Respiro del Pubblico Festival 23, foto di Emilio Trambusti

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”. E’ da questa citazione di J.D. Salinger che nasce lo spettacolo SHAKESPEAROLOGY, originale idea della compagnia Sotterraneo di mettere in scena una telefonata impossibile tra Shakespeare e alcuni suoi fans. Il grande drammaturgo viene riportato in vita per 52 minuti, uno per ogni anno di vita, ma quello che vediamo sul palco del Cestello non è lo stesso Shakespeare di cui possiamo leggere sui libri di storia, imbalsamato ai suoi tempi, ma un moderno fantasma che non ha mai smesso di abitare la terra, non solo in grado di raccontarci la sua vita e suoi lavori, ma anche di commentare l’arte che lui stesso ha ispirato post mortem. Shakespeare, interpretato da Woody Neri, è un uomo a noi molto vicino culturalmente: suona e canta canzoni rock e reinterpreta film proiettati sul grande schermo come se ci fosse cresciuto e non come se fosse morto quattrocento anni fa. L’attore è in continuo dialogo con il pubblico, rivolgendosi direttamente alla platea per le sue performance e rispondendo alle domande delle voci fuori campo degli attori della compagnia, fino a coinvolgere attivamente gli spettatori per tenere il conto dello scorrere dei minuti, o per fingere di scrivere una tragedia o una commedia – in ogni caso un successo – come faceva il vero William Shakespeare. Il respiro del pubblico, come si intitola il Festival curato da Cantiere Obraz, diventa qualcosa di molto concreto e fondamentale per lo spettacolo.

La scenografia è minimalista: troviamo soltanto una sedia, una chitarra e l’attore Woody Neri, vestito di nero con una finta gorgiera al collo, nei panni del fantasma; ma grazie al ritmo del testo e al carisma dell’attore lo spettacolo rimane pieno e dinamico senza aver bisogno di tanti fronzoli. Con questa opera la compagnia Sotterraneo porta sul palco uno Shakespeare non classico, gioca tra certezze e miti riguardanti la sua vita e le sue opere, cercando di catturarne lo spirito, nonostante venga contaminato dall’immaginario successivo. Rivive infatti attraverso le interpretazioni dei suoi capolavori: film, canzoni, testi, citazioni e molto altro, che il grande autore ha ispirato, specialmente nella cultura pop. Così SHAKESPEAROLOGY diventa inaspettatamente moderno e adatto a tutti; non c’è bisogno di essere degli studiosi di teatro per apprezzare questo spettacolo che diverte tutto il pubblico e ci appassiona alla figura dell’immortale drammaturgo.


IL RESPIRO DEL PUBBLICO FESTIVAL 23: GLI SPETTACOLI

RICCARDO III

Un progetto ideato da Michele Santeramo e Pier Giorgio Cheli
in collaborazione con Alessandro Brucioni
Michele Santeramo è vincitore di numerosi premi tra cui Premio Riccione per la drammaturgia (2011) e Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro (ANCT) nel 2013

SHAKESPEAROLOGY

Concept e regia Sotterraneo
in scena  Woody Neri
scrittura Daniele Villa
produzione  Sotterraneo
sostegno Regione Toscana, Mibact

SCUOLA DI CRITICA TEATRALE

L’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto Scuola di critica teatrale Ciuchi Mannari all’interno della terza edizione de Il Respiro del Pubblico Festival 23 di Cantiere Obraz, con la direzione artistica di Alessandra Comanducci e Paolo Ciotti, realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze. I partecipanti al Gruppo di visione Ciuchi Mannari sono stati (in ordine alfabetico): Emma Bani, Marta Bani, Gaetano Barni, Miriam Bercicchi, Patricia Bettini, Margerita Cecchi, Elena Sofia Feminò, Maurizio Gori, Enis Ibrahimi, Iris Mattei, Petra Mosetti, Cosimo Pesci, Marika Sani, Martina Spanò, Giacomo Stefanelli, Livia Tacchi, Sofia Tulini, Maja Ziegenbein.

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