MACONDO @Il respiro del pubblico festival 23: una celebrazione dell’agire collettivo

Il Respiro del pubblico festival 23 ha portato al Teatro Cestello di Firenze MACONDO, una esperienza teatrale a cura di Silvia Mercuriali. Non un’opera “classica”, come si può intuitivamente pensare dal titolo, ma qualcosa di completamente diverso con cuffie e lettori mp3: MACONDO è uno spettacolo insolito e speciale che può dare molti spunti di riflessione al pubblico, ma solo se è disposto ad intraprendere questo particolare viaggio teatrale.

Di Maja Ziegenbein, Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari, Cantiere Obraz

MACONDO: il ruolo del pubblico

MACONDO per Il respiro del pubblico festival - ph. Emilio Trambusti - per concessione di Cantiere Obraz
MACONDO per Il respiro del pubblico festival – ph. Emilio Trambusti – per concessione di Cantiere Obraz

All’ingresso veniamo avvicinati personalmente dalla regista, che ci pone domande apparentemente banali su come stiamo oggi, se siamo stressati, e così via. “Ho sentito dire che l’italiano non è la tua lingua madre”, mi dice e poi mi consegna un cartoncino con la dicitura “Il pubblico”, equivalente a Principiante. Quindi divide l’intero pubblico in tre categorie: Principiante (la maggior parte del pubblico, che ha un ruolo più osservativo), Intermedio (il coro, un gruppo collettivo che recita insieme) ed Eroe (ruoli significativi nello spettacolo). Vengono infine distribuite le cuffie e il gruppo entra lentamente in teatro. Si parte.
Le cuffie ci isolano inizialmente, ma allo stesso tempo tutto sembra molto vicino perché si sentono le voci direttamente nelle orecchie. Dopo pochi minuti su uno schermo vengono ripetutamente date indicazioni di “compiti” comuni, da realizzare tutti insieme, seppur isolati dalle cuffie. Si va da “applaudire” a “indicate tutti la persona XY” fino a “fischiate alla persona che disturba il pubblico“, ecc. Insieme alle frasi – e questo mi sembrava molto strano all’inizio – le formiche attraversano lo schermo a intervalli regolari, inizialmente una sola, poi altre e infine un’intera comunità di formiche, con il sound di questi piccoli animali direttamente nelle cuffie. Dopo si comprende che anche questo, come altri aspetti sono metafore per il messaggio principale dello spettacolo: una celebrazione dell’agire collettivo. Emerge lentamente la storia fatta dagli spettatori-attori (a volte molto confusi) con istruzioni personalizzate in cuffia. L’apice è anche il punto finale dell’opera: dopo l’esibizione del coro, una delle persone selezionate e più attive indica le persone del pubblico e le invita a salire sul palco per unirsi alle danze. Sempre più persone salgono sul palco e si muovono ritmicamente in semicerchio a ritmo di musica e poi, in modo inaspettato, ma anche nel momento giusto, arriva la fine.

È difficile descrivere Macondo a parole: bisogna viverlo, perché è composto da una grande varietà di tessere di puzzle, allusioni e trame. Centinaia di domande e un’espressione di confusione si leggono sui volti di tutti. Posso anche vedere un’espressione di insoddisfazione sui volti di alcuni, soprattutto degli spettatori più anziani. Perché di certo non è stata una serata rilassata a teatro, dove ci si può lasciare andare a un po’ di divertimento. Piuttosto era per alcuni spettatori una sorta di stress permanente, sempre con la domanda in fondo alla mente: cosa sta succedendo qui adesso?

MACONDO: una riflessione sociologica secondo Bauman

MACONDO per Il respiro del pubblico festival - ph. Emilio Trambusti - per concessione di Cantiere Obraz
MACONDO per Il respiro del pubblico festival – ph. Emilio Trambusti – per concessione di Cantiere Obraz

L’esperienza di MACONDO forse non è proprio per tutti. La sola tecnologia (“Come faccio ad abbassare e alzare le cuffie?”, “Le cuffie mi premono sulle orecchie”) ha creato difficoltà ad alcuni e, nel peggiore dei casi, li ha messi di cattivo umore. Richiede una certa disponibilità a partecipare attivamente e a godere dell’interpretazione. Anche alcuni momenti con inquietanti voci sussurrate all’orecchio possono mettere a disagio, evocando esperienze traumatiche o paure claustrofobiche. D’altra parte, se ci si lascia coinvolgere da tutto questo, MACONDO offre un’ottima base di riflessione e di discussione sulla nostra società odierna. L’aspetto entusiasmante è che ognuno avrà tratto dall’opera qualcosa di diverso.
Dato che sono una studentessa di sociologia, ho certamente maggiori probabilità di rientrare nel gruppo di riferimento e il pezzo mi ha ricordato personalmente il libro “Società dell’incertezza” di Zygmunt Bauman. Il sociologo polacco-britannico presenta riflessioni sull’attuale società postmoderna, dove la libertà dell’individuo è il valore dominante, dove non c’è posto per la stabilità e la durata, dove tutto sembra incerto, malsicuro e privo di solidità. La prima riflessione sull’individualità si trova all’inizio dello spettacolo, dove due degli “Eroi” litigano su chi tra loro sia il vero eroe, perché ce ne può essere solo uno. La conclusione invece vede quasi tutto il pubblico che balla in semicerchio sul palcoscenico: certamente una notevole evoluzione sociale dall’inizio. È forse proprio ciò che spesso ci manca al giorno d’oggi. La nostra individualità è una grande conquista e significa libertà di scelta. Decidere da soli come e dove vivere, quale professione intraprendere o quale forma di sessualità praticare. Ma non dobbiamo dimenticare il collettivo, il lavorare insieme e il collaborare se vogliamo affrontare in modo adeguato le sfide globali e sociali. Anche il secondo punto fondamentale di Bauman, quello dell’incertezza, si ritrova nell’opera. La nostra libertà comporta anche il rischio di essere sopraffatti da tutte le decisioni, di non essere sicuri su cosa fare. Quest’ultimo punto si può certamente applicare anche all’opera: cosa si deve fare? Cosa sta succedendo? L’apertura nei confronti dell’alterità, cooperazione e partecipazione attiva: queste qualità sono probabilmente importanti non solo per lo spettacolo, ma anche nella vita reale.
Ogni rappresentazione teatrale sarà leggermente diversa e ogni interpretazione sarà diversa in base alle azioni del pubblico in sala. Questo fatto è già di per sé un’espressione dell’individualizzazione delle società moderne. Eppure Macondo riesce a portare in scena il concetto di individualismo integrato: crea – come promesso – una “esperienza teatrale unica ed irripetibile” (espressione dell’individualismo), ma anche l’integrazione di tutti per lavorare insieme. Una celebrazione dell’agire collettivo.

Il Respiro del Pubblico Festival 23: gli spettacoli

MACONDO

scritto e diretto da Silvia Mercuriali
Teatro di Cestello, Firenze

Scuola di critica teatrale

L’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto Scuola di critica teatrale Ciuchi Mannari all’interno della terza edizione de Il Respiro del Pubblico Festival 23 di Cantiere Obraz, con la direzione artistica di Alessandra Comanducci e Paolo Ciotti, realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze. I partecipanti al Gruppo di visione Ciuchi Mannari sono stati (in ordine alfabetico): Emma Bani, Marta Bani, Gaetano Barni, Miriam Bercicchi, Patricia Bettini, Margerita Cecchi, Elena Sofia Feminò, Maurizio Gori, Enis Ibrahimi, Iris Mattei, Petra Mosetti, Cosimo Pesci, Marika Sani, Martina Spanò, Giacomo Stefanelli, Livia Tacchi, Sofia Tulini, Maja Ziegenbein.

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