BE MY GUEST, AMORE @Il respiro del pubblico festival 23: lo spettatore al centro dell’indagine

Il Respiro del pubblico festival di Cantiere Obraz ha portato in scena a Firenze al Teatro del Cestello BE MY GUEST, uno spettacolo interattivo scritto, diretto e interpretato da Monia Baldini (vincitrice dell’Award 2022 Fringe Encore Series NYC, USA) e NON VORREI PARLAR D’AMORE di e con Riccardo Rombi, della Compagnia Catalyst. Lo spettatore è coinvolto in modo diverso ma mai passivo.

Di Iris Mattei, Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari, Cantiere Obraz

BE MY GUEST: un efficace meta-teatro moltiplicato per 6

BE MY GUEST – per Il Respiro del pubblico festival ph. Emilio Trambusti su concessione di Cantiere Obraz

Sul palco sei personaggi, mai contemporaneamente: un’attrice tragica impegnata a interpretare il suo ruolo, una bestia ruggente e animalesca, un’artista rigida dall’accento straniero, Venere in persona voluttuosa e desiderosa d’amore, una bambina dalla voce flebile e timida e per ultima la presentatrice, Nina la divina. In scena per tutto il tempo, però, una singola attrice: Monia Baldini.

Il tono dello spettacolo si presagisce già dall’entrata in scena della protagonista, che entra passando tra il pubblico e fermandosi prima di salire sul palco, davanti alla platea. Subito si rivolge ad essa, in una interazione diretta e onesta, chiedendo agli spettatori come si sentano. La domanda successiva che pone al pubblico riassume l’intero spettacolo «Quanti di voi sono dentro di voi?». Secondo Monia Baldini, infatti, «Ogni essere umano è come una galassia», contiene più personalità. Solo a questo punto l’attrice sale sul palco e, in un’interazione meta-teatrale, chiede agli spettatori di aiutarla a infrangere la ‘quarta parete’ che separa gli spettatori dalla rappresentazione, così siamo in grado di goderci lo spettacolo più come un incontro tra amici che come una messa in scena. È in questo momento che appare ‘me stessa’, una bimba spaurita e insicura, che sta cercando di trovare il coraggio per raccontare la sua storia. All’improvviso però, dopo un rapido movimento, compare l’attrice tragica che invoca l’aiuto delle muse del fuoco per recitare, seguita, dopo un altro movimento, dalla bestia. È proprio lei, la bestia, che inginocchiata a quattro zampe chiede agli spettatori di levarsi le scarpe. Dopo un momento di spaesamento, iniziano a passare da una parte all’altra della platea stivali, sneakers, scarpe da ginnastica, fino ad arrivare sul palco. La frattura della quarta parete quindi viene delimitata da una serie di scarpe, che indicano la commistione tra spettatori e attrice. Nel momento in cui, in una situazione che non rispetta sicuramente il galateo dello stare a teatro, i piedi rimangono scalzi, mi rendo conto di sentirmi più comoda, più libera, più a mio agio, tanto da cambiare posizione e sedermi sulla poltrona come se stessi a casa, mentre ascolto una mia amica.

In scena non è presente alcun elemento; l’unico ausilio per l’attrice, che riesce perfettamente a tenere il palco per più di un’ora e mezza completamente da sola, sono le luci, che variano a seconda del tono della rappresentazione. L’attrice, inoltre, dimostra non solo la sua bravura nella recitazione, riuscendo ad interpretare sei personaggi completamente diversi, ma manifesta anche una resistenza fisica notevole, riuscendo a saltare, cantare, ballare, lottare senza nemmeno una pausa.

L’opera si presenta in primis come una auto-riflessione, un interrogarsi sulla propria persona e le proprie personalità, ma affronta anche altri temi, come la maternità, la difficoltà del vivere col mestiere del teatrante. Si propone come uno spettacolo meta-teatrale, che ha come protagonisti non solo gli ‘ospiti’ (my guest) dell’autrice-attrice, ma anche quelli che siedono in platea e che si trasformano rapidamente da spettatori passivi a personaggi attivi. BE MY GUEST è un’opera sorprendente e divertente che fa riflettere sul modo non solo di guardare ma di vivere il teatro, e che quindi rientra alla perfezione nell’intento del festival.

NON VORREI PARLAR D’AMORE: Cupido non ama più l’amore

NON VORREI PARLAR D’AMORE – per Il Respiro del pubblico festival ph Emilio Trambusti su concessione di Cantiere Obraz

NON VORREI PARLAR D’AMORE è un monologo, diretto e interpretato da Riccardo Rombi, sotto forma di finto dialogo, che riflette sull’amore ma anche, fondamentalmente, sugli amanti, gli amantes, coloro che amano o, quantomeno, credono di farlo. A parlare è Cupido in persona, di rosso vestito, dall’alto del suo trono, unico elemento della scenografia. Il dio dell’amore tuttavia è stanco, disilluso, si sta godendo una meritata pausa quando viene interrotto da un umano che lo nomina. Questa finta conversazione (non si sente mai la voce dell’interlocutore) dà modo a Cupido di intraprendere una riflessione sulla degradazione del sentimento che «move il sole e le altre stelle» nell’epoca moderna, fino a classificare gli amanti come in una rassegna alla zoo: vi sono i narcisisti, gli egoisti, che non si interessano nemmeno di chi hanno davanti, vi sono i matti, con i quali non serve nemmeno prendere la mira e che amano tutta la vita, vi sono i fanatici, i monoteisti, definiti ‘noiosi’ e che pensano di potere fare sempre da soli. La riflessione assume anche caratteri universali, prende infatti in considerazione il sentimento dell’amore nel suo senso più ampio: viene descritto l’amore impossibile (‘mi piace andare dove la battaglia è più dura, dove vedi già che non c’è niente da fare’) e, infine, l’amore vero, che quando arriva si vede da lontano, ma che spesso finisce per essere una deflagrazione, che brucia improvvisamente e si spegne poi lentamente, ferendo tanto più quanto la freccia è andata in profondità. Lo spettacolo assume anche sfumature ironiche: Cupido infrange i luoghi comuni intorno alla sua figura ammettendo che detesta il cioccolato ed è allergico ai fiori. La scenografia, che si riduce ad un trono e all’arco, viene però arricchita dall’uso delle luci, verdi e rosse, che aiutano a donare un aspetto drammatico ad alcune scene. Anche il tono dell’attore, lento e strascinato, restituisce la stanchezza e lo sfinimento della situazione di Cupido.

L’opera si propone come una critica contro l’impoverimento dei sentimenti nella nostra società, nella quale l’amore sembra essere divenuto una moda, qualcosa che va fatto piuttosto che sentito, un sentimento semplice reso complicato, così complicato che Cupido, dio solenne e primordiale, ha avuto la necessità di prendersi una pausa. Una critica all’amore che, frutto di una società capitalistica, è divenuto materialistico e superficiale. Una critica a un amore costretto dai pregiudizi a rimanere nei percorsi ‘standard’, perché se vi esce viene considerato contro-natura. Una critica fondamentalmente a chi ama per amare non perché prova amore, a chi ama mettendo prima il sé ma anche chi ama annullandosi completamente. La critica arriva forte e chiara allo spettatore, anche se non tutti i riferimenti si riescono a cogliere facilmente, rendendo talvolta l’opera più criptica. NON VORREI PARLAR D’AMORE è uno spettacolo quindi che fa meditare sul proprio rapporto con il sentimento più citato dai poeti ma anche su come influenza il nostro relazionarsi con gli altri e con l’ambiente che ci circonda.

Il Respiro del Pubblico Festival 23: gli spettacoli

BE MY GUEST

scritto, diretto e interpretato da Monia Baldini
prodotto da Giuseppina Di Gesaro & KanterStrasse
Spettacolo vincitore dell’Award 2022 Fringe Encore Series (NYC, USA) ed inserito nel cartellone del Edinburgh Festival Fringe 2023

Teatro Cestello, Firenze, 24 novembre 2023

NON VORREI PARLAR D’AMORE

testo e regia Riccardo Rombi
con Riccardo Rombi
produzione Catalyst

Teatro Cestello, Firenze, 25 novembre 2023

Scuola di critica teatrale

L’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto Scuola di critica teatrale Ciuchi Mannari all’interno della terza edizione de Il Respiro del Pubblico Festival 23 di Cantiere Obraz, con la direzione artistica di Alessandra Comanducci e Paolo Ciotti, realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze. I partecipanti al Gruppo di visione Ciuchi Mannari sono stati (in ordine alfabetico): Emma Bani, Marta Bani, Gaetano Barni, Miriam Bercicchi, Patricia Bettini, Margerita Cecchi, Elena Sofia Feminò, Maurizio Gori, Enis Ibrahimi, Iris Mattei, Petra Mosetti, Cosimo Pesci, Marika Sani, Martina Spanò, Giacomo Stefanelli, Livia Tacchi, Sofia Tulini, Maja Ziegenbein.

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