ANTIGONE, AMORE @Il Respiro del pubblico festival 23: gli eterni eros e thanatos

Per il Respiro del Pubblico Festival 2023 Cantiere Obraz propone in apertura ANTIGONE di Sofocle nell’adattamento del Teatro dei Borgia e al Teatro del Cestello NON VORREI PARLAR D’AMORE della compagnia Catalyst su due temi eterni per l’umanità: la morte e l’amore.

Di Petra Mosetti, Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari, Cantiere Obraz

ANTIGONE: il dolore della perdita

ANTIGONE – per Il Respiro del pubblico festival ph Emilio Trambusti su concessione di Cantiere Obraz

Veniamo accolti dalla Compagnia Teatro dei Borgia all’entrata del Cimitero Evangelico degli Allori di Firenze: quattro personaggi che, come il coro delle tragedie greche, entrano in scena cantando. Calorosamente ci salutano e ci invitano a partecipare ad una particolare cerimonia funebre. La scelta dei costumi aiuta a contestualizzare la storia nella nostra epoca, insieme alla scelta di una recitazione moderna che permette di entrare in connessione più facilmente con il pubblico. Nonostante l’adattamento contemporaneo, la messa in scena non perde quella nota di classicità dell’originale di Sofocle: attraverso il coinvolgimento del pubblico, sia attivo che passivo, la compagnia cerca di ricreare quel senso di comunità appartenente al teatro dell’Antica Grecia. Lo spettacolo però non obbliga ad essere coinvolti, la messa in scena, infatti, può essere apprezzata sia dal punto di vista emotivo, che da quello tecnico.

La regia di Gianpiero Borgia restituisce una visione malinconica, ma serena, in cui non manca però una nota amara. I due personaggi principali, interpretati da Elena Cotugno e Christian Di Domenico, affrontano la morte ed il suo ricordo con dolcezza, e con la loro interpretazione riescono ad entrare in empatia col pubblico. Un occhio di riguardo va anche alle musiche, affidate interamente a Luna D’Intino e Sabino Rociola, che con le loro voci e la chitarra, ricreano la storia attraverso la musica, interpretando a loro volta, due elementi fondamentali.

La decisione di svolgere lo spettacolo in un reale cimitero restituisce un senso di realismo alla cerimonia, rendendo l’esperienza più immersiva. All’effetto scenografico del luogo, si aggiunge un imponente salice piangente fatto di legno e corde, che funge da bellissimo oggetto di scena, ma fondamentale per il finale effetto catartico dello spettacolo. Con l’adattamento di ANTIGONE di Sofocle, la compagnia Teatro dei Borgia non si limita a raccontare una storia di lutti, ma tenta di riportare il pubblico indietro nel tempo, celebrando, in abiti moderni, le antiche tradizioni funebri.

L’adattamento contemporaneo di questa tragedia classica tocca però un argomento forse ancora un po’ troppo delicato e recente: l’impedimento delle celebrazioni funebri durante il periodo del Covid. La decisione ha fatto dubitare il pubblico, ma la compagnia ha deciso di raccontare la storia non focalizzandosi sul momento storico, ma sui personaggi e i loro sentimenti. ANTIGONE riesce ad essere una grande riflessione sul dolore e sulla nostra reazione ad esso, l’interpretazione e il racconto di Cotugno e di Di Domenico stravolge la visione solita del dolore, distruggendo il tabù in cui è rinchiuso, permettendo di parlarne apertamente e di accettarne le conseguenze.

NON VORREI PARLAR D’AMORE: un cupido senza amore

NON VORREI PARLAR D’AMORE – per Il Respiro del pubblico festival ph Emilio Trambusti su concessione di Cantiere Obraz

Una poltrona, coperta da un telo rosso, al centro del palco, luci rosse inondano la scena, ed ecco che entra lui: l’Amore, Cupido. Con NON VORREI PARLAR D’AMORE Riccardo Rombi porta in scena un testo malinconico e sprezzante, una critica all’amore e alla società moderni, da parte di un dio Cupido sporco, trasandato e pure un po’ ubriaco, che si vergogna un po’ di com’è adesso, e riversa la sua rabbia e insoddisfazione su un interlocutore invisibile. Un Dio che per quanto arrabbiato, non ha dimenticato quanto gli piacesse il suo lavoro e quanto gli umani fossero in grado di amare in passato. L’Amore di Rombi non è il cherubino che siamo abituati ad immaginare: il bambino dai riccioli d’oro con arco e frecce viene sostituito da un uomo adulto, pieno di rancore e di acciacchi. La creazione del personaggio è ben studiata per presentare in tutto e per tutto una versione di un Cupido ormai stanco, arrabbiato e malinconico. La voce di Rombi un po’rauca e grezza contribuisce infatti alla rappresentazione lontana dalla figura classica, con i vestiti trasandati, sporchi e strappati, i capelli scompigliati e le occhiaie, che conferiscono all’Amore quell’aria distrutta di chi ha lottato, ha perso e non ha più forze. Nella scena, il colore rosso, com’è d’obbligo, è il primo che salta all’occhio, dalle luci, al telo, fino al costume: il tutto crea un’atmosfera sovraccarica, rappresentazione dell’estremizzazione del concetto d’amore ai tempi moderni. Mentre tre luci verdi da terra permettono un’aria drammatica quando necessaria e fungono da scenografia (un effetto semplice ma funzionale).

Il testo della compagnia Catalyst è una critica all’amore moderno, un vero e proprio sfogo per la perdita di un sentimento più puro. L’adulto stanco Cupido non propone però nessuna soluzione, ma lascia allo spettatore il compito di riflettere sui propri sentimenti.

Il Respiro del Pubblico Festival 23: gli spettacoli

ANTIGONE

drammaturgia di Elena Cotugno
ideazione e regia Gianpiero Alighiero Borgia
con Elena Cotugno, Christian Di Domenico
musicisti in scena Luna D’Intino (voce), Sabino Rociola (chitarra e voce)
produzione Teatro dei Borgia
in coproduzione con Centro Teatrale Bresciano e Compagnie l’Eygurande

Cimitero Evangelico degli Allori, Firenze, 9 novembre 2023

NON VORREI PARLAR D’AMORE

testo e regia Riccardo Rombi
con Riccardo Rombi
produzione Catalyst

Teatro Cestello, Firenze, 25 novembre 2023

Scuola di critica teatrale

L’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto Scuola di critica teatrale Ciuchi Mannari all’interno della terza edizione de Il Respiro del Pubblico Festival 23 di Cantiere Obraz, con la direzione artistica di Alessandra Comanducci e Paolo Ciotti, realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze. I partecipanti al Gruppo di visione Ciuchi Mannari sono stati (in ordine alfabetico): Emma Bani, Marta Bani, Gaetano Barni, Miriam Bercicchi, Patricia Bettini, Margerita Cecchi, Elena Sofia Feminò, Maurizio Gori, Enis Ibrahimi, Iris Mattei, Petra Mosetti, Cosimo Pesci, Marika Sani, Martina Spanò, Giacomo Stefanelli, Livia Tacchi, Sofia Tulini, Maja Ziegenbein.

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