FILOTTETE DIMENTICATO @ Il Respiro del pubblico: il diritto al dolore

Filottete arriva al Circolo Ricreativo dell’Età Libera ex Gasometro. Lo spazio che farà da palco è una grande sala con sedie che ne seguono il perimetro e due tavoli disposti nel mezzo della sala: sul primo poggia sola e silenziosa una palla con un pesciolino rosso, il secondo è occupato da altri spettatori. Durante l’attesa dell’inizio dello spettacolo la televisione è accesa, una trasmissione è in onda. L’attore preannuncia il suo ingresso chiamando a gran voce ‘’Giovanni! Giovanni!’’, per poi entrare in scena dalla porta principale, la stessa da cui tutti gli spettatori sono entrati. Ballando una canzone, si toglie la giacca, si sfila gli occhiali da sole; comincia lo spettacolo.

La storia di Filottete

I movimenti sono scattanti, gli occhi sono rossi, quasi spiritati, e penetrano dentro a quelli del pubblico senza alcuna discrezione, affilati come lame. L’attore si muove velocemente utilizzando tutto lo spazio della sala a sua disposizione, spostandosi agli angoli, recitando di spalle, sovrapponendosi ai suoni della trasmissione televisiva, creando un vortice di azione caotica, ma mantenendo sempre una forte connessione con il pubblico, che molto spesso viene invitato sulla scena, infrangendo fin da subito la quarta parete.

Lo spettacolo si costruisce su un flusso di pensieri, talvolta sconnessi, talvolta poco chiari, specchio della mente e dell’anima del personaggio, a cui s’intercalano con estrema eleganza i versi del Filottete di Sofocle, creando così due dimensioni a contrasto, che s’inseriscono in una cornice delirante. E’ un climax continuo, che suscita prepotentemente emozioni ambigue nell’intimo dello spettatore. Ci si sente coinvolti, ed allo stesso tempo estranei, sconcertati e in alcuni momenti divertiti.

L’umorismo e il graffio del monologo

Le scene umoristiche, che suscitano il sorriso degli spettatori e dell’artista stesso sono tante, come quelle in cui il personaggio dialoga e gioca con il pesce rosso. Queste in verità nascondono un'amarezza di fondo, prepotente, che emerge con i toni graffianti della voce modulata dell’attore, e con i movimenti contorti e viscerali del suo corpo sulla scena. Il dolore è al centro dell’intenzione artistica: il dolore fisico, il dolore della solitudine e il dolore della consapevolezza della malattia, accompagnano lo spettatore per l’intera durata dello spettacolo, senza mai lasciarlo.

Il nostro Filottete è un attore tragico, che durante il suo ultimo spettacolo viene deriso per aver dimenticato le sue battute. Da qui parte il lento racconto della sua condizione patologica. Filottete soffre di una malattia neurodegenerativa che oltre a causare gravi momenti di smarrimento e perdita della memoria, causa dei dolori acuti e cronici diffusi nel corpo che lo attanagliano completamente. Egli viene abbandonato dal proprio figlio in una clinica ad hoc, in attesa che Filottete si decida a firmare il documento di passaggio di proprietà della casa di famiglia. Grande attenzione è data alla descrizione dei segni e dei sintomi clinici della malattia, frutto di un percorso di ricerca e di formazione da parte della compagnia del Teatro dei Borgia, in centri ospedalieri specifici per questo tipo di malattie.

La denuncia sociale: la compassione del dolore

La volontà della compagnia è quella di portare alla luce la condizione di tanti malati, parte della nostra società e spesso dimenticati, emarginati, confinati in centri ospedalieri e privati del calore e del supporto dei propri cari. La pièce pone l’attenzione sul diritto del malato alla manifestazione del dolore che sembra venirgli negato dai dettami sociali; più volte infatti il personaggio si scusa con il pubblico per i suoi lamenti e per l’espressione sue sofferenze, causate da quello che lui definisce ‘’ un mostro invisibile’’. A partire da questi elementi, il Teatro dei Borgia si propone di rimuovere lo stigma sociale della malattia, e vuole suscitare nello spettatore una riflessione più profonda: è necessario reimparare ad ascoltare e rispettare il dolore altrui, ritornando forse alla definizione originaria di compatire, ovvero patire insieme: comprendere il dolore altrui, sentirlo e desiderare di alleviarlo.

Dal testo antico al contemporaneo

Dalla libera interpretazione del testo di Sofocle il Teatro dei Borgia costruisce un parallelismo con la condizione del Filottete di Sofocle. Filottete, soldato greco partito per la guerra di Troia, viene abbandonato da tutti i suoi compagni su un’isola, a seguito di un morso di un serpente, che gli fa andare la gamba in cancrena, emettendo un odore maleodorante. Filottete, così come i malati neurodegenerativi, è uno degli ultimi, degli inutili, dei rimossi di oggi. Il Filottete contemporaneo, abbandonato anche lui dalla propria famiglia, chiede libertà, chiede di essere preso e portato via a gran voce, giura di continuare a prendere la terapia da solo, giura di stare bene, ma nessuno tra il pubblico ha il coraggio di farlo. Lo spettacolo ci svela i sentimenti e i pensieri più profondi che i malati neurodegenerativi provano e ci mette faccia a faccia con il tabù della malattia e del dolore: ‘’Il dolore è ferita divenuta carne, isteria della sopravvivenza, arte di patire’’.

L’ultima scena si conclude con l’ultimo sprazzo di lucidità del Filottete dimenticato, segno di protesta e di rivolta contro l’indifferenza umana e contro l’opportunismo di suo figlio: ‘’io non firmo niente, vaffanculo’’. L’attore si riveste, rimette gli occhiali e scompare dalla porta di ingresso, scompigliando la coscienza dello spettatore, così come si era proposto.

Info:
FILOTTETE DIMENTICATO
da Sofocle
di Fabrizio Sinisi
con Daniele Nuccetelli
consulenza clinica Laura Bonanni
progetto e regia di Gianpiero Alighiero Borgia produzione Teatro dei Borgia
Circolo Arci dell’Età Libera
4 dicembre 2021

L’articolo è stato realizzato dai partecipanti al Gruppo di Visione Ciuchi Mannari all’interno del progetto Respiro del Pubblico Festival di Cantiere Obraz, realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze e in collaborazione con Teatro di Cestello.

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