CURON/GRAUN @ Teatro Verdi: è possibile il teatro senza gli attori?

Può essere teatro, senza gli attori in scena? Questo si sono chieste Silvia Bonfanti, Caterina Matucci, Alessia Giuliani, Irene Maggino della Terza A dell’Istituto Peano, di fronte allo spettacolo “Curon/Graun” , andato in scena al Teatro Verdi,  a cura di Filippo Andreatta, art-performer più che regista, creatore di eventi in cui l’architettura diventa spettacolo teatrale, insieme alla scenogarafa Paola Villani. Lo spettacolo ha vinto il premio Opera 20.21.L’allestimento prevede la partecipazione di un’orchestra, in vari organici,  l’Ort, Orchestra della Toscana.  

La domanda nasce da un percorso di formazione alla critica teatrale, condotto dalla redazione fiorentina di Gufetto con i ragazzi delle terze e delle quarte liceo linguistico Peano, all’interno del progetto “Taccuini in mano”.
(Sulla nostra pagina Instagram le immagini ed i video di alcuni momenti degli incontri presso l'Istituto!)

Durante il laboratorio i ragazzi erano arrivati alla conclusione che, no, certo che no!, senza almeno uno spettatore proprio non può considerarsi teatro! Poi era arrivato in programmazione al Teatro Verdi questo spettacolo che, già dalla locandina, si proponeva come una bella tentazione a rivedere le proprie posizioni. Davvero non ci saremmo immaginati di pubblicare questa recensione in un momento in cui non solo gli attori son spariti dal teatro, ma anche gli spettatori e anche i teatri stessi, chiusi e sospesi in piena emergenza Covid, in un’attesa densa di pensieri, in cui, tutti ma proprio tutti ci domandiamo: che cosa può definire oggi la parola “teatro”?

CURON/GRAUN: al Teatro Verdi protagonisti il campanile e la musica!

Teatro  senza attori? Sì, può essere teatro anche senza attori in scena. Infatti nel caso dello spettacolo andato in scena ……gli attori non c’erano, ma i protagonisti sì: Il campanile e la musica. La perfetta armonia tra questi ultimi è riuscita a suscitare in noi emozioni diverse, anche in contrasto tra loro. Lo spettacolo “Curon” è diviso in quattro parti. Nella prima parte, il quartetto d’archi “Fratres” (di Arvo Part) accompagna la lettura della storia di Curon (e delle tappe che hanno portato alla costruzione della diga) proiettata su uno schermo.

Nella seconda parte è proiettato un video di un acquario, con dentro un campanile, che viene riempito d’acqua. Nella terza parte viene proiettato un video che percorre la strada per arrivare al campanile, il lago è ghiacciato, i paesaggi innevati e sono intervallati da immagini della diga. La quarta parte è scandita da dei rintocchi, protagonisti del brano “Cantus in memoriam Benjamin Britten” Sul palco c’è un campanile illuminato da luci calde che piano piano diventano fredde, proprio come il ghiaccio. Un ultimo rintocco, poi il buio.

Il campanile, durante lo spettacolo, assume tre sfumature diverse. Per ben due volte appare immerso nel ghiaccio: questo contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva e talvolta inquietante. Il ghiaccio ci suggerisce anche una sensazione di staticità temporale e di conseguenza di immutabilità. Il campanile è a tutti gli effetti il protagonista dello spettacolo insieme alla musica, si sostengono l’una l’altra creano un binomio perfettamente funzionante.

DAL ROMANZO DI MARCO BALZANO – RESTO QUI

La voglia di andare a vedere questo spettacolo nasce dopo aver terminato il romanzo di Marco Balzano, “Resto qui”. L’autore costruisce la sua storia intorno alle vicende che hanno segnato l’Italia e la piccola cittadina di Curon, completamente sommersa, nel 1950, da un lago artificiale per la produzione di energia idroelettrica e ricostruito più a monte. Lo spettacolo e il libro non sono assolutamente collegati ma in qualche modo riescono a completarsi. Avendo letto il romanzo, ci pare che  lo spettacolo sia arrivato dritto al punto e nello stesso tempo,  ci ha persuaso di cogliere aspetti che sembravano nascosti nel libro. In conclusione, attori o no in scena, lo spettacolo “Curon” merita d’essere visto, soprattutto per la suggestione musicale: ne vale decisamente la pena.

 

 

 


CURON/GRAUN
TEATRO VERDI

regia Filippo Andreatta
in collaborazione con

ORT Orchestra della Toscana

Organizzatore

Antico Teatro Pagliano

 

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