AZIONE ARTISTICA PER SPETTATORE SOLO @ nei luoghi dell’Oltrarno: gioco d’incontri

Il 3 dicembre Cantiere Obraz ha portato nei luoghi dell’Oltrarno a Firenze, la performance teatrale AZIONE ARTISTICA PER SPETTATORE SOLO, tappa del Festival “Il respiro del pubblico” di indagine e rifondazione del rapporto fra attore e spettatore dopo il covid.

Attore e spettatore: un rapporto nuovo

AZIONE ARTISTICA, con Michela Cioni, Paolo Ciotti e Thomas Harris nei ruoli di apparenti performer e Camilla Pieri nel ruolo di chaperon, è interamente costruita intorno al momento d’incontro fra l’artista e lo spettatore. L’obiettivo del progetto teatrale è quello di rompere lo schema tipico del teatro tradizionale, in cui vige un rapporto di dominanza (io recito tu ascolti), o la relazione di tipo speculare (tu reciti e io mi identifico nella storia). Infatti lo spettacolo riesce a dare vita ad un rapporto nuovo, inatteso, unico e irripetibile: inatteso perché non programmato, unico perché esclusivo dei due soggetti coinvolti, irripetibile perché improvvisato. Lo schema è mobile, lo scambio fra agente e ricevente è mutuabile. L’attore si modella sugli input dello spettatore, che diviene a sua volta attore.

La quarta parete si infrange completamente permettendo un vero e proprio dialogo tra pubblico e attore, nel quale i due ruoli si mescolano e si confondono, in cui si è contemporaneamente pubblico e attore. Particolarmente significativo il ritrovamento del rapporto tra attore e pubblico, che si era purtroppo perso a causa delle restrizioni dovute al Covid, in un'esperienza in cui lo spettatore è coinvolto a 360°. Inoltre, se si segue la performance anche dopo i propri cinque minuti, ci troveremo a essere spettatori anche delle azioni di altri “spettatori” che in quel momento avranno il ruolo di “attori”.

Essere al centro dell’attenzione

Durante la performance, che dura solo 5 minuti, in cui viene messo in dubbio il ruolo canonico dello spettatore, neanche lui comprende chiaramente cosa gli è proposto. L’impressione che ne deriva è uno spiazzamento nell’assumere un ruolo inatteso e ignoto, a seguito di una spinta ludica. Il contesto ribalta le aspettative tradizionali. È possibile che alcuni si siano chiesti: “Perché io, semplice spettatore, dovrei essere al centro dell’attenzione?” Lo spettatore infatti è effettivamente indispensabile: non può infatti esistere spettacolo senza un pubblico che lo guardi. Inoltre ad aiutare la già forte componente interattiva della performance vi è il fatto che essa sia uno spettacolo itinerante a cui può assistere e partecipare chiunque passi per la via e avere così i suoi “cinque minuti di gloria”. Compito degli interpreti è quello di accogliere lo spettatore e guidarlo nell’ignoto viaggio. Da qui tutto è improvvisazione.

La difficoltà di comunicare

Dallo spettacolo emerge tutta la difficoltà, ma anche la necessità di comunicare con l’altro e di essere nello spazio, di sentirsi nello spazio. Dalle improvvisazioni vengono fuori piccoli gesti e parole che assumono una grande importanza: tutto ha una propria unicità. Anche una singola parola, anche un singolo suono, anche un singolo scarabocchio può diventare un regalo preziosissimo. Tutto questo va gridato, con il grido di quella parola, di quel pensiero, della verità assoluta per tutti e tutte. 

Lo spettacolo nasce dall’esigenza di ricreare il rapporto spettatore-attore dopo le più acute fasi di Pandemia Covid-19 e si propone di riportare il teatro al centro della vita di tutti e tutte e lo fa riprendendosi gli spazi cittadini di libera socialità. I curiosi e temerari possono avvicinarsi e regalare un proprio pezzo di vita, per tornare con una consapevolezza diversa, una conoscenza nuova dell’altro ed una polaroid che ricordi questo momento.

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