BEAUTY AND DESIRE, Mapplethorpe @Museo Novecento

Al Museo Novecento– punto di riferimento internazionale di arte contemporanea- continua BEAUTY AND DESIRE un’imponente mostra su Robert Mapplethorpe visitabile fino al 14 febbraio 2024. Un omaggio al grande artista e ai quarant’anni dal suo esordio a Firenze, quando nel 1983 espose nel Palazzo delle Cento Finestre la vasta rassegna “Polaroids”.

BEAUTY AND DESIRE: l’arte

BEAUTY AND DESIRE si concentra su 55 opere, mettendole in relazione alle stampe di fine Ottocento e inizi Novecento dell’Archivio Alinari, foto di statue ellenico e romane, di esplicita importanza per l’opera di Mapplethorpe, il cui desiderio che i suoi lavori “siano visti prima come arte, poi come fotografia” si è pienamente realizzato. L’allestimento sviluppa anche un inedito confronto tra Mapplethorpe e il fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden, nato nel 1856, e diversamente legato alla classicità. La mostra, curata dal direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti, assieme a Eva Francioli e Muriel Prandato, si è avvalsa della collaborazione con Robert Mapplethorpe Foundation e con la Fondazione Alinari per la Fotografia. 

MAPPLETHORPE E LA PERFEZIONE Mapplethorpe

Mapplethorpe  - Charles Bowman, 1980, stampa gelatina sali d'argento, 35.4x35.5 cm
Charles Bowman, 1980, stampa gelatina sali d’argento, 35.4×35.5 cm

Ogni artista visuale nel suo processo di desiderio inappagato di immagini, ne è meravigliosamente ossessionato e viene come giocato dal ripeterle diversamente all’interno della propria opera. Mapplethorpe incontra il suo vortice d’estasi nella bellezza dell’arte classica, più precisamente nella tensione estrema della muscolatura, in quelle fotografie di sculture che nell’allestimento coreografico affiancano le sue opere, dandoci una sequenza quasi circolare del movimento dell’atleta/danzatore. Su altre pareti fiorisce la precisione della gestualità topica della ninfa. Tale confronto, qui più esteso e articolato, probabilmente si rifa a quello che l’artista mise in atto con Polaroids, dove in un’alternanza mimetica accostava le immagini del suo corpo nudo a quelle di una statua neoclassica. Eppure, nonostante l’aderenza ai modelli di ispirazione e la forte, dichiarata influenza di Michelangelo, l’opera di Mapplethorpe, più che attualizzare l’ideale del passato, sembra uscire dal tempo, approdando con grazia a una permanenza tutta sua, un Olimpo carico d’energia ed etereo, dove l’ossimoro trova nell’armonia compositiva totale compiutezza. Le sue opere emanano infatti un esubero di vitalità trascendente, l’elemento scultoreo– ottenuto con tecnica impeccabile attraverso la luce e il taglio prospettico- trasforma il nudo in una superficie levigata, in una luminescenza di massa muscolare la cui contrazione sprigiona una bellezza pulsante ed enigmatica. L’occhio dell’artista a tratti costringe il corpo all’inanimato di un metallo, dove Dioniso freme sotto il rigore di Apollo, in una purezza che estromette ogni espressività. “Ricerco la perfezione della forma. Lo faccio con i ritratti, lo faccio con i cazzi, lo faccio con i fiori”, senza alcuna distinzione. La precisione plastica degli oggetti si rivela una sintesi estatica che non lascia spazio ad altro, senza niente concedere a metafore, senza mai cedere a seduzione. 

MAPPLETHORPE E GLOEDEN

Mapplethorpe - Hypnos, 25x35 cm
Hypnos, 25×35 cm

La seduzione è invece pregnante nella visione suggestiva di von Gloeden, con i suoi nudi sensuali di adolescenti, sessualmente dotati e femminili, dalle pose precise ma morbide. Se in Mapplethorpe il corpo è interamente risolto nella tensione marmorea degli opposti, e sempre privo di contesto, nei ragazzini siciliani ritratti da von Gloeden, tra colonne e piante rampicanti, esuberano volti terrosi, imperfetti, quasi dal sapore pasoliniano.

Pioniere della mise en espace von Gloeden evoca un desiderio impastato di humus e quindi palpabile, al limite del morboso, mentre Mapplethorpe sposta nell’impossibile l’immagine della materia, ne esalta cioè l’indisponibilità a offrirsi, la connaturata perversione, il desiderio stesso. In Mapplethorpe delicatezza e potenza si sposano in un’evidenza che si sottrae. Eros è sublimato nella forma, i modelli-  in gran parte suoi amanti- divengono intoccabili idoli pagani. Mapplethorpe dalla bellezza estrae l’essenza e del sesso fonda un’etica. L’opera notevole del barone von Gloeden si fonda sul fascino dell’ambivalenza.

MAPPLETHORPE E LA PROVOCAZIONE

Sulla scena di New York il fotografo scandalizzò, eleggendo ai canoni classici i corpi afroamericani, afferma Sergio Risaliti. In alcune foto perturbanti dell’ambiente fetish la provocazione, ancora una volta chiara, soggiace alla maestria di una tecnica ineccepibile. Così Mappethorpe ha veicolato la diversità, rendendola un oggetto d’arte assoluta. È questa la sua rivoluzione, geniale, sottile. L’unica violenza è il desiderio e l’esattezza di un occhio a cui possiamo solo arrenderci. Come a quei fiori di sesso che hanno contribuito alla sua fama internazionale. Per quanto sottoposta spesso a censura e a controversie, la sua opera è totalmente estranea all’osceno.

BIOGRAFIE

Mapplethorpe - Self portrait, 1985- stampa gelatina sali d'argento, 38.4x37.9 cm
Self portrait, 1985- stampa gelatina sali d’argento, 38.4×37.9 cm

ROBERT MAPPLETHORPE

Nato nel Queens nel 1946, a diciassette anni si iscrive al corso per pubblicitario presso il Pratt Institute di Brooklyn e nel 1967 conosce e si innamora di Patty Smith, una delle sue principali muse. Anno fondamentale per la sua carriera fu il 1972, quando il suo amante Sam Wagstaff, mentore e benefattore, lo introduce nell’alta società e diffonde le sue opere. Alla fine degli anni Settanta dirompe con “The X portfolio”, una serie di fotografie sulla scena sadomaso di New York, e gli anni Ottanta sono caratterizzati dal sodalizio artistico con la culturista Lisa Lyon, dai nudi maschili e dalle fotografie a fiori e a nature morte. Nonostante il breve arco della sua vita, muore di aids nel 1989, a soli 43 anni, lascia una straordinaria produzione che lo consacro quale uno tra i massimi artisti del XX secolo.

WILHELM VON GLOEDEN

Nasce nel 1856 nel castello di Volkswagen Mecklenburg e a 22 anni si trasferisce a Taormina, dove acquisterà un villino in cui creare il suo atelier. L’atelier diviene negli anni la meta di personaggi internazionali di spicco, tra cui Oscar Wilde. Fotografo apprezzato ed esposto nelle più importanti gallerie conosce il declino dopo la prima guerra mondiale. Il suo patrimonio artistico, acquistato dal collezionista e gallerista Lucio Amelio, verrà da quest’ultimo donato ai Fratelli Alinari, che dal 1999 lo gestisce.

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