MADE IN ROMA @Mercati di Traiano: il logo nell’antica Roma

La suggestiva cornice del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano ospiterà fino al 20 novembre la mostra archeologica MADE IN ROMA. Marchi di produzione e di possesso nella società antica: una selezione di circa 150 reperti d'uso quotidiano, tra calchi e originali, provenienti da prestigiosi musei nazionali ed internazionali, antiche sedi di importanti centri di produzione dell'Impero Romano, come Aquileia, Colonia e Spalato.

L'accurato allestimento e la pannellistica semplice ed efficace sono arricchiti da apparati multimediali realizzati dalla Softlab Spa, da un sistema di comunicazione dedicato anche ai più piccoli e da un fitto calendario di attività didattiche e visite guidate giornaliere.L'evento prevede una seconda tappa ad Aquileia, con il titolo MADE in Roma and in Aquileia, incentrata ed ampliata con pezzi provenienti dal territorio friulano.

La mostra si propone di raccontare al pubblico il complesso senso del marchio nel mondo romano, attraverso l'analisi dei segni, dei caratteri e dei simboli impressi sui reperti stessi. La scelta dell'espressione moderna Made in Roma, apparentemente in contrasto con la tematica archeologica affrontata, riassume in sé la duplice valenza del marchio nella società antica: il suo valore pragmatico, in forma di segni convenzionali e funzionali al sistema produttivo e commerciale romano, e quello ideologico, laddove per Romanità si intende il portato innovativo del lento processo di acculturazione e contaminazione tra Roma e le province del suo Impero.

Il percorso espositivo rispecchia questa duplicità di significato del Made in Roma, articolandosi in due macro sezioni, internamente organizzate nei singoli ambienti per tematiche specifiche, apparentemente autonome ma legate dal sottile, talvolta labile, fil rouge, che dovrebbe condurre infine ad un confronto della funzione del marchio tra società antica e moderna.

Nella prima macro sezione, che si sviluppa al pianterreno in senso antiorario rispetto all'ingresso dei Mercati, viene analizzato l’aspetto industriale del marchio, con attenzione particolare volta alla ricostruzione degli antichi processi di produzione e ai signa (segni distintivi) di officinatores (impresari) e di mercatores (commercianti) lasciati su numerose categorie di prodotti, raggruppate in sezioni specifiche: dai materiali edili (sez. BOLLI LATERIZI), ai manufatti vitrei (sez. VETRI), alle lucerne, statuine (foto 1) e recipienti in ceramica e terracotta (sez. CERAMICA). Di rilievo appaiono i recipienti in vetro di Colonia, dove la tipica decorazione a filamenti azzurri diviene essa stessa marchio distintivo della qualità del rinomato centro di produzione d'Oltralpe, largamente imitato in Italia (foto 2).
La seconda macro sezione, rivolta più genericamente alla produzione e al commercio marittimo, è dislocata nei rimanenti ambienti del pianterreno, con un'area interamente dedicata all'esposizione di contenitori ad uso alimentare (sez. ANFORE E BOTTI), caratterizzati dalla compresenza di più marchi con significati differenziati: dal bollo impresso dal produttore del manufatto, ai graffiti e ai tituli picti (iscrizioni dipinte), che aggiungevano precise indicazioni sulla capacità del recipiente, sul suo contenuto e sulla destinazione, garantendo anche la provenienza e la qualità della merce trasportata.
Le iscrizioni e i sigilli rinvenuti sui marmi delle decorazioni architettoniche e scultoree di età Imperiale (sez. MARMI), testimoniano tutte le fasi del complesso processo produttivo: dalla numerazione dei blocchi estratti in cava, ai riferimenti per l'assemblaggio, al nome dell'imperatore che li avrebbe utilizzati. Chiude il circuito del piano inferiore, la piccola sezione dedicata ai medicamenta (farmaci), recanti iscrizioni che ne garantivano l'autenticità e l'efficacia, come il lykion (foto 3), prezioso collirio proveniente dalla Licia in Turchia (sez. MEDICI E MEDICINE).

La mostra prosegue al piano superiore, nella sezione METALLURGIA: qui, accanto a tubature in piombo per l'acqua (fistulae), vengono esposti alcuni manufatti argentei di lusso, con marchi che sottolineano il prestigio e la ricchezza dei proprietari; nell'attigua saletta dedicata alla GUERRA compaiono i marchi legati alle armi, impressi come ingiurie sui proiettili (glandes) da scagliare contro il nemico. L'ultima forma di marchio presentata, è quella tatuata sulla pelle degli uomini: orgoglioso simbolo di appartenenza nel caso dei legionari, o come punizione per gli schiavi fuggitivi e i criminali tacciati di infamia (sez. UOMINI).

L'esposizione risulta nel complesso lievemente dispersiva nei percorsi e confusa con gli arredi permanenti del Museo; l'ampio e prestigioso studio che la anima, sembra trovare un senso di maggiore compiutezza nel Catalogo della mostra edito dalla Gangemi, che non nelle storie narrate in prima persona da alcuni reperti esposti, a conferma della difficile divulgazione delle tematiche di settore strettamente archeologico. Made in Roma rappresenta un valore aggiunto al Museo dei Fori Imperiali, in grado di rinnovare se stesso con mezzi sperimentali sempre più accattivanti.

foto copertina: Mercati di Traiano, aula con Daci, sede della mostra MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica
foto 1: retro di statuetta in terracotta con triade di divinità, Romische Germanisches Museum di Colonia (Germania)
foto 2: brocchetta e coppetta con manico in vetro, decorate con il famoso “ghirigoro di Colonia”,Römisch-Germanisches Museum di Colonia (Germania)
foto 3: Vasetto per “Lykion”, collirio prodotto in Licia, regione turca, rinvenuto negli scavi di Pompei

Info:

MADE IN ROMA. Marchi di produzione e di possesso nella società antica

13 maggio 2016 – 15 Gennaio 2017

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Via Quattro Novembre, 94 – Roma

Orari: tutti i giorni ore 9.30-19.30; la biglietteria chiude un’ora prima

Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

#madeinroma

Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura di Claudio Parisi Presicce, Lucrezia Ungaro, Marina Milella e Simone Pastor

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