JULIEN FRIEDLER. BEHIND THE WORLD @ Complesso del Vittoriano. Ala Brasini: un terribile ed attraente subconscio, rappacificato

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Prendendo proprio spunto dal titolo della mostra dell’artista belga Julien Friedler al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, BEHIND THE WORLD, le 20 recenti opere pittoriche esposte rivelano, al di là di un’innegabile e travolgente realtà sensibile, un mondo interiore, terribile ed al tempo stesso attraente, quello del subconscio. Le enormi tele si susseguono, inquietanti ed inquisitorie, e conducono lo spettatore al fulcro centrale dell’intera mostra, l’installazione La Forêt des Âmes, ed alle domande che l’artista pone all’uomo di oggi: Dio esiste? Come descriverebbe quest’epoca? Come vede il futuro? È felice? La sessualità è importante? Chi sono?

 

Tra la metà e la fine degli anni 90, su suggerimento di una cara amica, Friedler fece ricorso alla pittura per superare un infelice periodo di stasi, che incontrò durante la sua duplice attività professionale di psicanalista e scrittore. La strategia ebbe così successo che Friedler finì per dedicarvisi completamente. Anni dopo, Friedler si domanda come un artista possa rispondere a questi tempi difficili per l’umanità, e propone una risposta attraverso la sua poliedrica arte: da un lato, tele dai soggetti brutali ed affascinanti, capaci di condurre l’uomo ad una pacificazione, anche se fugace, attraverso sia la contemplazione coraggiosa di sé stesso, essere ineluttabilmente dicotomico, sia la riconciliazione rasserenante degli opposti di luce e buio che lo compongono; dall’altro, un’arte partecipatoria realizzata attraverso video, installazioni e performance, in cui l’artista indaga, esplora, ricerca, interroga, né da psicanalista né da artista, ma da uomo che incontra sé stesso nell’altro.

 

Cascate e gocciolamenti policromatici, linee e forme che prima facie non sembrano avere un appiglio con la realtà, parole riconoscibili e rassicuranti che offrono firma, titolo e concetti accessori ad un’interpretazione dell’opera: le vaste tele, al primo impatto visivo, turbano, sconcertano, disorientano con le loro immagini spaventose. Eppure, avendo il coraggio di non sottrarsi al disagio che l’immagine provoca, ma restando con l’opera, dapprima in una visione globale temeraria, e successivamente in una visione microscopica attenta, lo spettatore supera l’orrore dell’impatto iniziale, e riconosce la familiarità di tenebre che sa di portare dentro sé stesso. Ed è in quel momento di riconoscimento che si può ritrovare la riappacificazione, al di là di tensioni, imperfezioni, insicurezze, paure, dolori, con i quali conviviamo giorno dopo giorno.

 

Ma il vero fulcro della mostra è l’installazione La Forêt des Âmes (La Foresta delle Anime), quieta ed imponente, rasserenante ed ottimista, contenuta in una struttura scura ad hoc che rievoca una caverna stilizzata, e costituita da 9 colonne. Sopra ogni colonna, appena più elevata dell’altezza media di un uomo, si erge una testa illuminata dal basso ed in un materiale trasparente. In alcune teste, i tratti del viso sono accennati come se fosse il disegno di un bambino; in altre essi fanno pensare a divinità primordiali di un passato dimenticato dell’umanità o a maschere funerarie di paesi esotici o a totem fantastici di culture misteriose. Le 9 teste evocano una comunità eterogenea e superiore, forse simbolo precursore di un futuro verso cui la nostra civiltà si sta avviando, a passi lenti e dolorosi e di cui vediamo solo il presente caotico e distruttivo.

 

Ma il segreto dell’installazione è racchiuso nelle colonne, all’interno delle quali sono celate le risposte raccolte, sin dal 2006 e da persone delle più svariate parti del mondo, a 6 domande che l’artista pone anche agli spettatori romani. Le ulteriori risposte collezionate a Roma e quelle di uomini, donne e bambini dei prossimi 70 anni circa, contribuiranno all’incremento in elevazione delle colonne, che sopravvivranno non solo coloro che oggi vi contribuiscono, ma l’artista medesimo, la cui intenzione è quella di co-creazione di un’opera al di là dell’individuo, e dello spazio e del tempo che lo racchiudono.

 

Esorto il lettore a recarsi alla mostra non solo per una mera fruizione estetica, ma per un’occasione alla riflessione su temi fondamentali che riguardano noi stessi, in un momento di pausa nella nostra vita frenetica. Sarebbe anche interessante rivisitare le risposte a distanza di tempo, in una sorta di capsula del tempo.

 

"He who fights with monsters should be careful lest he thereby become a monster. And if thou gaze long into an abyss, the abyss will also gaze into thee." F. Nietzsche (Beyond Good and Evil)
 

THE FOREST OF SOULS   AROUND THE BOZ: Six questions for a world cultural heritage art work
 

Foto credit:
Foto copertina: Allestimento mostra
Foto 2: Julien Friedler Le Maître des couleurs, 2017 Acrilico su tela, 300×200 cm Collezione Julien Friedler Credit photo: Vincent Everarts
Foto 3: Julien Friedler La Forêt des âmes, 2009 Tecnica mista, 9 colonne 210x30x30 cm Collezione Fondation Spirit of Boz Credit photo: Vincent Everarts
Foto 4: particolare di La Forêt des âmes,2009. Allestimento mostra

INFO:

JULIEN FRIEDLER. BEHIND THE WORLD.

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, Roma
9 novembre 2018 – 2 dicembre 2018
 
A cura di Dominique Stella
Produzione: Associazione Spirit Of Boz for Contemporary Art
Gestione e organizzazione: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini del Gruppo Arthemisia
Catalogo edito da La Route de la Soie – Éditions, Paris
 
Orari
Dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30
Venerdì e sabato 9.30 –  22.00
Domenica 9.30 – 20.30
(L’ingresso è consentito fino ad un’ora prima della chiusura)
 
INGRESSO LIBERO

 

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