IL SIMBOLISMO. ARTE IN EUROPA DALLA BELLE EPOQUE ALLA GRANDE GUERRA@Palazzo Reale: cento opere per un viaggio nel simbolismo

Il Palazzo Reale di Milano accoglie dal 3 febbraio al 5 giugno 2016 la mostra Il simbolismo Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra. Questa esposizione si inserisce all’interno di un progetto che pone l’accento sull’arte che va dalla fine dell’Ottocento all’inizio del  Novecento: lo fa in maniera  magistrale attraverso un percorso espositivo composto da più di un centinaio di opere tra dipinti sculture e grafica, tra le migliori produzioni del simbolismo.

L’allestimento della mostra contribuisce  a rendere vive  quelle atmosfere tipiche della poetica simbolista, il colore delle sale è tendenzialmente scuro con le opere illuminate direttamente come a voler creare un gioco di luci ed ombre che ricordano le atmosfere del sogno e dell’incubo, delle tenebre, della vita e della morte, della fantasia bizzarra e del mito, tematiche molto care a questo movimento artistico. In alcune sale basta alzare lo sguardo al soffitto per ammirare  ciò che resta degli affreschi di un antico palazzo corrosi dal tempo, che contribuiscono a rafforzare quell’atmosfera decadentista tipica del simbolismo italiano.

La peculiarità di questa mostra  è sicuramente il modo innovativo con cui tratta il periodo artistico mettendo a confronto l’arte simbolista  Italiana con quella Europea; anche se è stato un movimento internazionale l’operato degli artisti italiani all’estero non è abbastanza conosciuto ed apprezzato, in questo la mostra da l’opportunità di conoscere e valutare le differenze di linguaggio degli artisti di diversa nazionalità. In Austria esplorano le forze dell’inconscio, in Polonia e in  Finlandia si assiste alla ripresa del mito, mentre in Italia in particolare si manifestano due anime, una è quella legata all’arte primitiva intesa come tradizione rinascimentale alla quale si ispira Sartorio, l’altra invece è legata all’uso di linguaggi  più moderni come l’introduzione della tecnica divisionista di Previati e Segantini oppure l’opera di Chini che prende a modello Klimt.

Il simbolismo nasce  da una combinazione inattesa fra Estetismo e Romanticismo, come fa notare Daverio, è generato nel Romanticismo ma si sottrae all’impegno della vita pubblica per generare una poetica tutta sua di rottura, con  il mondo circostante, con il realismo da un lato e l’impressionismo dall’altro ma è anche contro l’industrializzazione ed il progresso a cui contrappone un ritorno all’intimo, nelle profondità dell’anima, alla dimensione onirica, forse influenzato anche  dalla pubblicazione de “L’interpretazione dei sogni” di Freud, nel 1900 a Vienna. L’artista, per definizione, è colui che avverte i cambiamenti più profondi, è in grado di anticipare il corso degli eventi con il suo sentire, perciò percepisce questo momento di transizione e irrequietezza nella società dell’epoca che raggiungerà il suo culmine con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.  

Nella prima sala ci sono tutte le componenti del linguaggio simbolista, una copia del libro “Les Fleurs du mal” di  Charles Baudelaire, indicato da Jean Moréas, autore del Manifesto del Simbolismo, come il precursore di questa corrente artistica.

Baudelaire proponeva una visione rivoluzionaria della poesia attraverso la comprensione della “lingua segreta delle cose mute”, la pittura simbolista è strettamente legata alla letteratura ma più che essere un riflesso di essa vi si confronta ricavandone  suggestioni e nuovi motivi di riflessione. Due quadri di artisti belgi: Middeleer con “Una Demoniaca” dove ci sono tutti gli elementi cari al simbolismo: la donna con un libro in mano e con lo sguardo perso nel vuoto, probabilmente sconvolta dall’effetto degli oppiacei rappresentati dai papaveri rossi agitati dal vento, lo sfondo è nero e inquietante, mentre Montald dipinge “Allegoria della Letteratura” secondo i canoni Preraffaelliti. Questi  tre elementi riassumono l’intero messaggio della mostra.

Alcune tele colpiscono per la grandezza e la sapienza tecnica come la Cleopatra di Gaetano Previati oppure  Il secondo cerchio .I lussuriosi di Victor Prouvé  ispirato al V canto della Divina Commedia.

Un’opera di spicco, visibile per la prima volta dopo il restauro, è il trittico de Le Vergini savie e le Vergini stolte commissionato a Giulio Aristide Sartorio dove il tema evangelico  della scelta tra il bene e il male viene superato dalla reinterpretazione del mondo contemporaneo; fra le vergini stolte infatti viene raffigurata la moglie di D’Annunzio come la più distratta tra le “vergini stolte”, un’opera ricca di riferimenti all’arte rinascimentale e preraffaellita.

Parlando della grafica simbolista un personaggio di spicco è costituito da Odilon Redon, che dagli anni ’90 dell’800 utilizzò solamente matita ed inchiostro per dar vita  a degli esseri inverosimili secondo le leggi al servizio dell’invisibile. Lui stesso dice: “Ho prodotto un’arte a misura di me stesso, e l’ho fatto con gi occhi aperti alle meraviglie del mondo visibile, con la preoccupazione costante di obbedire alle leggi della natura  e della vita. Voglio rappresentare non tanto l’aspetto esteriore degli oggetti, quanto le forze psichiche che ne costituiscono l’anima non la materialità degli involucri ma i sogni delle idee che sono la caratteristica dell’essere”.

Dall’incontro tra Baudelaire e Félicien Rops nasce un’opera ironica e pungente come Ponokratès, una donna che gioca a fare l’uomo portando al guinzaglio un maiale simbolo del maschio della peggiore specie, completamente rintontito dall’euforia del sesso il cui potere distrugge l’arte rappresentata dalle allegorie ripiegate su stesse, la letteratura, la poesia, la musica e la scultura.

Max Klinger, pittore e scultore tedesco, ci delizia con la serie grafica intitolata “Il Guanto” .

I temi mitologici intesi come fuga dalla realtà circostante ma anche presi come modello di una società ideale da contrapporre alla civiltà contemporanea sono  sapientemente rappresentati da Gustave Moreau e Böcklin.

Una sezione è dedicata ai Nabis “I Profeti”, gruppo di artisti parigini fortemente influenzati dal Giapponismo con tinte piatte stese a contrasto e con ricche soluzioni decorative, propongono un’arte fortemente spirituale.

Si arriva alle sale “Femme Fatale” e “Sfinge”, dove sono esposti i quadri emblematici che esplorano la figura della donna: è tentatrice, diabolica, seducente e distruttiva allo stesso tempo, è una donna-animale resa con le fattezze di una Sfinge che ammalia l’uomo debole attraverso l’erotismo. Ne è un perfetto esempio “Il Peccato” del 1908 di Franz Von Stuck  esposto alla Biennale di Venezia del 1909,  suscitò un grandissimo turbamento e scandalo divenendo immediatamente l’immagine simbolo della perversità femminile , che allo stesso tempo però è anche genitrice della  razza umana essendo essa “Eva”.

Subito dopo Caresse, 1896 di Fernand Khnopff , uno dei quadri più misteriosi e enigmatici del tempo, dove il pittore si autoritrae nelle vesti di Edipo, assieme alla sorella, la Sfinge, che lo coccola e sembra abbandonarsi a lui con gli occhi chiusi, ma il suo corpo è teso, pronto ad uno scatto felino come se non potesse abbandonarsi davvero al sentimento, rappresenta la personalità ambivalente della donna, dolce ma anche aggressiva e felina.

Seguono le sale con opere italiane, che ospitano personalità di grande spicco nel panorama nazionale e internazionale come Giovanni Segantini, Lojacono, e coloro che riscoprono la grandezza e la bellezza della “ natura” come anche dell’elemento “acqua” entrambe sentite come metafora della vita che, a differenza degli artisti stranieri, riscoprono la vita e non cedono alla morte con le sue atmosfere macabre.

Le ultime sale sono occupate dalle gigantesche opere di Sartorio che realizzò per il salone centrale della Biennale di Venezia del 1907, estremamente importante per la presenza della Sala dell’arte del sogno” dove esponevano i maggiori simbolisti: l’artista era alla ricerca di un linguaggio nazionale che mancava all’Italia Unita, lo faceva cercando un dialogo con i maestri del passato realizzando due coppie di concetti contrapposti, l’amore e la morte, la luce e le tenebre. Troviamo Chini con le sue opere che vogliono omaggiare il Maestro Klimt e per finire Vittorio Zecchin, con il quale i temi orripilanti del simbolismo si sostituiscono al puro decorativismo di tipo orientaleggiante, ricco di colori accesi nei pannelli del ciclo Le mille e una notte, per l’Hotel Terminus di Venezia.

Si conclude così questo vastissimo, complesso e completo percorso, assolutamente da non perdere.

info:

Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra

Palazzo Reale Piazza Duomo, 12 | 20122 Milano

dal 3 febbraio al 5 giugno

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group

a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet.

Orari apertura
lunedì 14,30 – 19,30
martedì – mercoledì – venerdì – Domenica 9,30 – 19,30
giovedì – sabato 9,30 – 22,30
 
Biglietti:
Intero 12 €
Ridotto 10 €
Ridotto speciale 6 €
Biglietto Famiglia € 10,00 adulto (1 o 2 adulti) € 6,00 per bambino da 6 a 14 anni
 
Informazioni e prenotazioni:
02 54914

didascalie foto:

foto copertina: Fernand Khnopff Carezze (L’Arte),1896 Olio su tela, 50,5 x 151 cm Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique inv. 6767 © Royal Museums of Fine Arts of Belgium,Brussels/ foto J. Geleyn

foto 1: Félix Nadar, Charles Baudelaire, 1855–1862 Parigi, Musée d’Orsay © RMN / Hervé Lewandowski / RMN-Réunion des Musées Nationaux / distr. Alinar

foto 2: Giulio Aristide Sartorio, Le Vergini savie e le Vergini stolte, 1890-1891 Olio su tavola,188 x205 cm Roma, Galleria d’Arte Moderna © De Agostini Picture Library / Getty Images–Courtesy Roma Capitale

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