IDENTITA' NEGATE@Galleria del Cembalo: Il potere delle immagini contro l'occultamento dell'individuo

La perdita di se, l'alienazione, la celazione di vittime di guerra, la privazione del senso d'appartenenza, il sentirsi dei numeri, l'attesa di asilo. Sono dei fenomeni che in diversi contesti impediscono l'ascolto e la considerazione verso individui che invece hanno una loro identità, sono prima di tutto esseri umani che nel passato o nel presente richiedono un loro posto nel mondo.

Due fotografi emergenti: lui Sam Ivin nato nei pressi di Londra, lei Sharon Ritossa di origini istriane, entrambi coinvolti al centro di ricerca di Fabrica. Dal 15 Settembre al 26 Novembre ci mostrano "IDENTITA' NEGATE", due progetti fotografici organizzati da Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton, di grande attualità nella splendida Galleria del Cembalo, un gioiello settecentesco ricco di volte affrescate e fontane suggestive.

Il primo ciclo di foto sono dedicate al tema "Lingering Ghost" di Sam Ivin: volti in primo piano su sfondo bianco di 28 persone, ritratti di migrati che arrivati nel Regno Unito attendono la loro richiesta d'asilo per lungo tempo, anche molti anni, senza avere risposte.
Non possono lavorare o studiare ne ricevere dei benefici per vivere come tutti, appena arrivati vengono sistemati in alloggi, ed entrano come in una situazione d'attesa: sono dimenticati, per gli statuti sociali non esistono, divengono delle ombre sospese.
A sottolineare questa perdita d'identità Ivin è intervenuto direttamente sui ritratti fotografati, incidendo e raschiando i loro occhi e le parti riconoscibili del volto, come aloni bianchi che accentuano ed esprimono questo disagio, l'alone di confine con il resto del mondo. Il giovane fotografo iniziò la sua ricerca partendo proprio dal centro di prima accoglienza a Cardiff, in Galles per proseguire in tutta l'Inghilterra. Il suo obiettivo è di far emergere attraverso le sue foto, nonostante i volti semi celati, che ognuno di loro dietro ha una storia, un'origine e una cultura, sono madri, padri, bambini, anziani, tutti con un’identità da liberare.

 

 

Il secondo progetto è quello intitolato "Foibe" di Sharon Ritossa, le fobie sono delle cavità geologiche tipiche del Carso e dell’Istria che costituiscono delle grotte e pozzi molto profondi, che per millenni si sono scavati e modellati nella roccia. Queste furono usate durante la seconda guerra mondiale e anche nel dopo guerra come fosse comuni per celare i corpi di prigionieri o deportati italiani, croati, sloveni e tedeschi, ma non solo spesso alcuni erano buttati direttamente vivi, senza poter più risalire data l'estrema profondità. Il contesto storico è molto ampio, comprende sia il lungo conflitto tra italiani e slavi, sia tutti i massacri delle lotte intestine nell'ex Jugoslavia.
Ritossa ha scoperto questi luoghi spesso poco conosciuti e documentati, ancora oggi non si possiede con esattezza il numero esatto delle foibe, non esiste una mappatura e spesso la storia di questi abissi neri è oscurata e sepolta, com’è sepolta l'identità di tutte le vittime dimenticate e risucchiate non solo dal vuoto delle fosse, ma anche dalla negazione storica. La fotografa istriana ha deciso così di documentarli come uno studio di reportage, ma andando ben oltre, ci vuole dare non solo la sua interpretazione artistica di ogni singolo buco, fotografato in bianco e nero e da diverse angolature, ma ci vuole far riflettere su come la natura possa influire sugli eventi dell'umanità. Molte foto, infatti, le ha volutamente inserite in delle griglie bianche come si fa con i loculi, in cui il nero delle cavità sembra risucchiarci. La domanda che viene da porci guardandoli è: cosa ne sarebbe stato di tutti i corpi caduti dalle atrocità senza l'esistenza delle fobie, e quindi come la natura è in grado di influire sulla storia?

Il percorso della Galleria si conclude con una sala dedicata alla mostra, che resterà esposta ancora per qualche settimana, della fotografa Cristina Vatielli dedicata a "Le Donne di Picasso", otto grandi ritratti, che interpretano e incarnano le otto muse che hanno fatto parte della vita sentimentale di Picasso. La fotografa stessa è a posare per personificare ogni singola donna, con abiti e scenari suggestivi che simbolizzano la storia e il carattere di ognuna. I loro nomi: Olga Khokhlova, Eva Gouel, Fernande Olivier, Marie Thérèse Walter, Dora Maar, Francoise Gilot, Gaby Depeyre, Jacqueline Roque. Tutte diverse eppure tutte accomunate da un amore assoluto e totalizzante verso l'artista, che in ogni caso le ha condotte a un destino tragico, perdendo la loro anima e anche la loro l’identità, pur di sacrificarsi all'artista di tutti i tempi.

Un ciclo esaustivo sul tema della perdita d'identità, dove ogni fotografo ha operato su temi attuali direttamente nella propria zona d'origine, facendoci riflettere su quanto sia in passato sia nel presente è importante mantenerla e lottare affinché non si perda.

 

Info:

Identità Negate

Galleria del Cembalo- Largo della Fontana di Borghese, 19

Dal 15 Settembre al 26 Novembre

Orario:

da Martedì al Venerdì 16-19

Sabato 10.30-13 e 16-19

Organizzato da : Fabrica

 

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