TRATTI DI DONNA. Intervista a Giampaolo Becherini

Giampaolo Becherini fotografa da quasi trent’anni, ha una carriera costellata di incontri artistici e collaborazioni in campo performativo e nell’ambiente del jazz. Un’indagine e un’intervista all’artista a cura di Chiara Guarducci.

LA POETICA DI GIAMPAOLO BECHERINI

Giampaolo Becherini
Giampaolo Becherini, autoscatto, 2020

Le opere di Giampaolo Becherini hanno una freschezza sorgiva e una spiccata armonia nel difforme, quel difforme che contraddistingue la sua incessante ricerca, sempre più incentrata nella ritrattistica. La raffinatezza della tecnica si scioglie nella sensibilità di uno sguardo che sa celare il sapere in un atto creativo senza sovranità. L’estetica di Becherini è infatti al servizio della pregnanza umana e dell’intimità espressiva. L’altro non viene mai oggettivato, resta un campo di indagine aperto, assiduo, un punto di incontro, di esplorazione verticale, senza alcuna predazione. Grande interprete dei territori del femminile, sposa nei ritratti in b/n il senso scultoreo e la morbidezza, e riesce a cogliere le variabili e le gradazioni dell’unicità di ogni tratto d’anima. Dinamismo di linee intorno a un esubero del corpo, all’intensità di un dettaglio e nel contrasto tra luci e ombre inquadrature che fanno emergere l’inaspettato, facendoci percepire un varco sull’invisibile e sul sogno.  L’uso del bianco e nero è magistrale e ci immerge in una contemporaneità intrisa dei Maestri della fotografia del Novecento. 

GIAMPAOLO BECHERINI E LA FOTOGRAFIA

Giampaolo Becherini, LA PASSIONE (Sonia Coppoli, attrice), 2024

Chiara Guarducci: Come e quando ti sei approcciato alla fotografia?
Giampaolo Becherini: L’ultimo anno di liceo, siccome lavoravo anche, avevo messo da parte dei soldi per acquistare la prima fotocamera. Direi che me la son sudata, era un Olympus OM1. La folgorazione nacque incontrando il cinema, quando frequentavo il cineclub allo Spazio Uno. Vidi tutti i cicli più importanti della Nouvelle Vague, dell’Espressionismo tedesco, del Neorealismo italiano e restai rapito dalla potenza di quelle immagini in bianco e nero, e dai loro contrasti. L’approccio più immediato all’espressione con la luce fu la fotografia. Scattavo prevalentemente in bianco e nero, le stampavo e attraverso questo mezzo sentivo di poter esprimere la magia del contatto con l’altro, cercando di esaltare la bellezza anche sommersa.

C.G. Quali sono i tuoi maestri?
G.B. I miei maestri, per citarne alcuni, sono Cartier-Bresson, Avedon, Irving Penn che hanno contraddistinto la grande fotografia in bianco e nero del Novecento. Con la fotografia a colori si coglie la ‘realtà’, mentre il bianco e nero va a togliere lasciando più spazio all’immaginazione, il bianco e nero è un tratto distintivo dell’onirico e del senza tempo.

GIAMPAOLO BECHERINI E LE COLLABORAZIONI

Giampaolo Becherini, PAOLO FRESU (musicista)
Giampaolo Becherini, UNO (Paolo Fresu, musicista), 2019

C.G. Lavori molto nel campo della danza e del teatro performativo?
G.B. Sì, ma non in senso tradizionale. Mi interessa poco la foto dello spettacolo in sé, quanto l’espressione che condensa il pathos dell’artista. Dei corpi desidero catturare il movimento nel breve istante in cui si manifesta. Il terzo ramo del mio albero è la musica jazz, mi piace cogliere soprattutto quelle espressioni di concentrazione quando gli artisti non si esibiscono, e nella pausa si avvera un momento intimo, irripetibile, minimo. 

C.G. Ogni collaborazione porta a nuove scoperte, cos’è cambiato artisticamente attraverso l’incontro con Ersilia Leonini? 
G.B. Nel 2016 conoscendo la pittrice Ersilia Leosini ho approfondito il mondo femminile, laddove il corpo non è catturato nell’accezione vouyersitica ma colto al naturale. A me non interessa la perfezione nè tantomeno il glamour, ma l’armonia di qualsiasi corpo. Anche Ersilia predilige corpi imperfetti per coglierne l’essenza. Abbiamo lavorato tanto durante il lockdown con le stesse modelle interpretandole in senso fotografico e pittorico, con un affinità ricca di differenze di sguardo. 

Giampaolo Becherini, ORA. (Benedetta, ballerina)
Giampaolo Becherini, ORA (Benedetta, ballerina), 2021

C.G. Avete esplorato anche soggetti più anziani
G.B. Ogni età è una tappa della nostra vita, anche un albero declina, e forse è anche più interessante nell’invecchiare. È la mia battaglia andare contro l’omologazione dell’immagine, questa imposizione di un’apparenza sempre giovane e al passo con i tempi. E un’altra violazione della censura è rimuovere l’arte. Come fotografo sui social non posso rendere pubblici i nudi, e non certo per veto delle modelle. La collaborazione con Ersilia è ancora in divenire. Per adesso abbiamo fatto tre mostre insieme, tra cui una alla Galleria Onart nel 2022 e una al Libraccio nel 2023. 

C.G. Sei prolifico, fotografi continuamente, numerose e diverse modelle. Intimità tra sconosciuti. Cosa scatta tra te e loro? 
G.B. È molto intrigante per un fotografo entrare in contatto con una persona fino ad allora sconosciuta e interpretarla. La relazione che si crea durante la sessione fotografica è una forma di conoscenza, in quanto la persona si rende disponibile, si mette a nudo davanti all’obiettivo e al mio sguardo che deve cogliere le espressioni della sua immagine. Poi nella sessione successiva il feeling si accresce, diventa sintonia e fiducia e il mio desiderio è esprimere le sfaccettature della modella, gli stati emotivi, la noia, l’allegria, il sentimento da cui è pervasa in quel momento. A volte ci sono modelle che propongono direzioni di lavoro e si crea un legame artistico, un rapporto di collaborazione.

GIAMPAOLO BECHERINI E LA DANZA

Giampaolo Becherini, TERRA MIA, Compagnia degli Istanti
Giampaolo Becherini, TERRA MIA (Compagnia degli Istanti), 2023

C.G. A cosa hai lavorato recentemente?
G.B. Esco adesso da uno studio di registrazione in cui il Trio Galati, Tavolazzi e Guerra sta incidendo un cd di standard jazz per un’etichetta giapponese. Questo tipo di fotografia mi appaga profondamente perché sono legato al jazz e al suo ambiente fin da ragazzino. E godrei come un pazzo se usassero una mia foto per una copertina, come mi rende sempre felice quando scelgono una mia foto per la locandina di uno spettacolo di danza. Altra mia passione inestinguibile. Dopo il covid ho ripreso la collaborazione con alcune compagnie di danza, tra cui Company Blu di Certini e Zerbey, Compagnia Simona Bucci, Compagnia degli Istanti. Oltre ai festival in cui li ho seguiti, ho lavorato con Fabbrica Europa a PARC del 2022 in Gaps & Patches progetto internazionale di Heine Avdal & Yukiko Shinozaki per la rassegna Oltre le mura / Beyond the walls. 

ALTRI PROGETTI DI GIAMPAOLO BECHERINI

Giampaolo Becherini, SGUARDO (Umi, pianista militante)
Giampaolo Becherini, SGUARDO (Umi, pianista militante), 2022

C.G. Progetti per il futuro?
G.B. Il mio lavoro continua a girare intorno all’umanità. Ho due progetti sulla ritrattistica. Il primo è interpretare i soggetti attraverso una maggiore semplicità espressiva, con pochi elementi tecnici e di posa. L’altro è unire la mia passione per i paesaggi urbani al ritratto. Vorrei portare la figura umana in relazione a questi ambienti, giocando l’estraniazione, la dimensione surreale. Vorrei trasmettere la solitudine in fotografia. Un primo piano femminile sui palazzi, sulle facciate delle case, magari anche creando un montaggio. In particolare mi concentrerò sui luoghi del consumismo, antitesi di cultura e calore, formicai di disgregazione, molossi totem dei centri commerciali su cui stagliare il contrasto del ritratto, lo scarto d’evidenza umana

GIAMPAOLO BECHERINI, BIOGRAFIA

Giampaolo Becherini, SHADOWS (Lucia, personal coach), 2024

Giampaolo Becherini nasce a Firenze, appassionato di cinema, fotografia, danza, teatro e musica jazz. Collabora con Simona Bucci, Company Blu, VersilaDanza, Music Pool, la pittrice Ersilia Leonini, e altri. Le sue opere sono state esposte a Onart Gallery, Spaziouno, Dolce Vita, Teatro della Limonaia, Libreria Gioberti, Libreria IBS, Vucciria Lounge Bar (Mexico City), Fake Florence, e altri.

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