GARBATELLA 20/20. LA CITTà€ E LA MEMORIA @ Garbatella

Cento anni fa, tra l’Appia Antica e il Tevere, nasceva uno dei quartieri più identitari di Roma: la Garbatella. Nonostante lo scorrere del tempo, lo storico quartiere mantiene ancora oggi intatta la sua anima popolare, democratica e solidale. Una delle tante storie riguardo il nome vuole che Garbatella derivi da una gentile e generosa locandiera alla quale venne affibbiato il soprannome di Garbata Ostella.

Passeggiando per il quartiere si ha l’impressione di calarsi in un’altra epoca, in una Roma dal sapore antico, autentico, che spesso si perde tra il caos cittadino e il desiderio spasmodico di modernità. È proprio a quell’autenticità che gli studenti del Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre hanno voluto rendere omaggio con la mostra Garbatella 20/20. La città e la memoria. Più che di mostra qui si potrebbe parlare di una passeggiata. L’esposizione infatti è all’aperto e sono gli stessi palazzi, arricchiti da facciate decorate con maschere e fregi, le stesse stradine tortuose e le stesse piazzette nascoste, che si mostrano ai passanti.

Grazie al lavoro collettivo di 100 studenti – tra laureandi e dottorandi – la Garbatella può festeggiare così il suo primo centenario con una mostra che ne ricostruisce la storia, il tessuto urbanistico e l’architettura, in un confronto attivo e partecipativo con le nuove generazioni. “Per il Dipartimento di Architettura di Roma Tre, Garbatella, come testimonia questa mostra, non è solo uno spazio vitale ma un laboratorio architettonico, urbanistico e sociale oggetto di studio e di ricerca per centinaia di studenti” ha dichiarato Luca Pietromarchi, Rettore dell’Università Roma Tre.

L’itinerario è pensato per far conoscere ai visitatori alcune delle opere di edilizia più significative per la storia del quartiere e si snoda attraverso 20 tappe (non a caso):

1. Lotto 8 – Piazza B. Romano | Lotto 13 – Moby Dick
2. Lotti 1-5 – Piazza B. Brin
3. Lotto 10 – via della Garbatella, via delle Sette Chiese
4. Lotto 12 – Teatro Palladium
5. Lotti 15-16, 51 – via E. Ferrati, via Caffaro
6. Lotti 14,16, 25 – Piazza E. Masdea 
7. Lotti 52-55 – Largo C. Randaccio
8. Casetta Rossa, via G.B. Magnaghi
9. Casa dei Bimbi, Piazza N. Longobardi
10. Lotti 27b, 27c, via R. de’ Nobili, via B. Brollo
11. Lotto 41, Albergo Suburbano
12. Lotti 42-44, Alberghi Suburbani
13. Lotti 27c, 38, piazza G. Bonomelli, via B. Brollo
14. Lotti 31, 28 – piazza G. Sapeto
15. Lotto 30, via G.B. Scalabrini
16. Lotto 32, via F. Cabrini
17. Lotto 29, 39 – via P. Tosi, via San Lorenzo da Brindisi
18. Lotto 24, Piazza Sant'Eurosia, via delle Sette Chiese
19. Lotto 24, Piazza Giovanni da Triora
20. Lotto 26, Piazza Giovanni da Triora

Grazie a una convenzione con A.T.E.R. (Aziende Territoriali Edilizia Residenziale) Roma, è stato possibile studiare i documenti dell'Archivio Storico – disegni, relazioni di dirigenti e progettisti, atti di proprietà e di assegnazioni degli alloggi – e ricostruire così la storia edilizia del quartiere.

È proprio attraverso lo studio della documentazione abitativa che si è potuta ricostruire la storia edilizia di Garbatella, uno dei più estesi e rappresentativi progetti di espansione residenziale di Roma promossi dall'Istituto Autonomo per le Case Popolari. Fondato il 18 febbraio 1920, il nuovo quartiere fu realizzato sui Colli di San Paolo con l'obiettivo di rispondere in tempi brevi alla pressante domanda di alloggi e venne concepito come un intervento di sperimentazione architettonica e sociale che intendeva unire diversi utenti – operai, impiegati, baraccati, sfrattati – ai quali erano destinate differenti soluzioni abitative – villini, case a schiera, palazzine, alberghi suburbani – cercando di replicare le più note Garden City inglesi di inizio Novecento. Ogni soluzione abitativa prese il nome di lotto, i cortili tra questi vennero concepiti come spazi di aggregazione sociale e i palazzi come tele sulle quali sperimentare le più disparate influenze architettoniche: dalle evocazioni medioevali a declinazioni moderniste, dal Classicismo al Barocco. Ciò portò alla creazione di un nuovo stile che venne definito dalla critica barocchetto romano.

Da allora, la Garbatella non ha conosciuto una vera e propria opera di riqualificazione urbana, ma si è rigenerata più volte nel corso di un secolo, mantenendo comunque la sua anima comunitaria e partecipata. Sono nati così gli Orti Urbani – dove associazioni, famiglie e cittadini coltivano verdure biologiche – è stata recuperata la Biblioteca Moby Dick – oggi importante hub culturale sorto sugli ex Bagni Pubblici del 1927 – e si è visto rinascere il Teatro Palladium – oggi cuore pulsante dell’arte contemporanea a Roma. Infine, negli anni ’90, l’apertura dell’Università Roma Tre ha portato una sferzata di energia.

Il lavoro svolto dagli studenti non solo è documentato in un video a cura di Emiliano Martina, ma è stato raccolto all’interno dei Quaderni di Garbatella 20/20, ovvero 44 documenti monografici sui lotti storici del quartiere, tre documenti su tematiche trasversali, due mappe generali (tipi edilizi e spazi esterni) e in un tappeto urbano, concepito come sintesi grafica della planimetria dei 44 lotti che trova la sua rappresentazione in un elemento vegetale astratto. Il tutto è visitabile nell’hub Moby Dick che ad oggi si configura come luogo di espressione e di aggregazione. “Allestire la mostra in questo luogo frequentato tutta la settimana da tantissima gente, in particolare da giovani studenti, rappresenta la possibilità di mettere in relazione la storia e la memoria del quartiere con il suo presente e il suo futuro”, ha affermato l’artista Pietro Ruffo, la cui opera La nuova gioventù non solo è parte integrante della mostra, ma è stata ideata come sintesi concettuale del Laboratorio Garbatella 20/20.

Sempre dagli studenti sono state realizzate 44 interviste agli abitanti del quartiere che seguono il percorso delle 20 tappe. Memorie e ricordi che si fanno voci narranti e che accompagnano lo spettatore nella sua passeggiata alla scoperta del quartiere e dei suoi cambiamenti, positivi e negativi, e il cui trait d’union è sempre il sentimento di appartenenza: “Io qui ci sono cresciuta. Garbatella quando ero piccola era una borgata e ci vergognavamo quando ci chiedevano dove abitassimo. Adesso invece è un vanto, io mi sento quasi di abitare al Centro storico. La sua fortuna è che comunque trovi ancora la gente di una volta, modesta sì, ma di una volta. È un Paese dentro Roma.”

Le interviste sono testimonianze autentiche e fondamentali per capire come si è evoluto lo storico quartiere al compimento del suo primo centenario, come ne è cambiato il tessuto sociale e come si sono stratificati gli spazi urbani. E così è emerso che al nucleo storico della Borgata Giardino Concordia, i primi cinque lotti che si affacciano su piazza Brin in pieno stile barocchetto romano, se ne sono aggiunti altri caratterizzati non più dagli orti ma da giardini comuni. E infine poi le case rapide (costruite in fretta senza pregi architettonici) e gli alberghi collettivi, edificati dall’Istituto Autonomo per le Case Popolari, per far fronte alle emergenze abitative.

Oggi, la maggior parte di questi edifici meriterebbe di tornare a risplendere con importanti interventi di ristrutturazione e ammodernamento, che loro malgrado non sono ancora stati progettati. Ci auguriamo però che il sentimento di rinascita e rivalutazione di un quartiere così profondamente romano possa smuovere i cuori di chi dovrà occuparsi di rendere giustizia a Garbatella e di proiettarla verso quel futuro che il sig. Mario (nome fittizio) auspica per il suo quartiere: “Spero di vedere Garbatella come ai vecchi tempi, più moderna è logico, ma dove si può nuovamente toccare con mano la semplicità delle persone e il senso di appartenenza. Dove un ‘Ciao, buongiorno, posso aiutarti con la spesa?’ valeva e varrà più di mille parole facendoti sentire parte di una comunità.”

 

INFO

Mostra, a cura di Francesca Romana Stabile, Elisabetta Pallottino e Paola Porretta con l'intervento dell’artista Pietro Ruffo, video di Emiliano Martina e la collaborazione di A.T.E.R. e di Cecilia Cicconi, Sara D'Abate e degli studenti del Dipartimento di Architettura di Roma Tre.

Mostra itinerante

Esposizione e opera di Pietro Ruffo visitabili presso l’hub Moby Dick

Via Edgardo Ferrati, 3

lunedì – sabato, 10:00 – 21:00

domenica, 10:00 – 14:00

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