EDWARD HOPPER @Vittoriano: un artista e la sua luce prestati al cinema

Dopo l’esposizione appena conclusa a Bologna e la mostra che lo vide protagonista alla Fondazione Museo Roma nel 2010, torna al Complesso del Vittoriano una grande retrospettiva sul pittore figurativo del Novecento, Edward Hopper: 60 opere, realizzate tra il 1902 e il 1960 tra dipinti, incisioni e disegni ci raccontano la vita e il tempo di un uomo simbolo del Nuovo Mondo.

La mostra curata da Barbara Haskell, curatrice di dipinti e sculture del Whitney Museum of American Art , in collaborazione con Luca Beatrice, è interamente incentrata sulle opere in prestito dal Museo Newyorkese al quale la moglie dell’artista, dopo la sua morte, donò l’intera collezione.

L’esposizione è suddivisa in sei sezioni: ritratti e paesaggi, disegni preparatori, incisioni e olii, acquerelli e le immancabili immagini di donne. Personaggio schivo e sfuggente, riesce nelle sue opere a fermare il tempo e le immagini come in una fotografia, facendo di questi “scatti” i modelli dei miti americani dai quali il cinema prenderà spunto.

Le prime sezioni ci raccontano la sua formazione e il suo periodo francese: l'autore si recherà nel vecchio continente tre volte, racconterà di Parigi, capitale della bellezza e dell’eleganza, come abbiamo imparato a vederla nelle famose immagini che la contraddistinguono. Le Ponts des Arts (1907), Le Pavillon de Flore (1909): i tetti spioventi, tetti che torneranno nell’arco della sua attività sua passione innata, le atmosfere piovose, lente e malinconiche.

La sua tecnica elegante e precisa viene messa in risalto dai disegni preparatori, e dalle incisioni nelle quali la sua maestria raggiunge livelli assoluti, e poi le sue donne, lo splendido New York Interior (1921), per passare al periodo americano, di cui segue il percorso storico anche quello più buio seguito alla crisi del 1929.

Troviamo quindi le opere simbolo dell’artista: Summer Interior (1909), Le Bistro (1909), l’eccezionale Soir  Bleu (1914) olio su tela lungo ben due metri dove tutti i protagonisti sembrano essere lì ognuno ignaro di chi lo circonda in una generica solitudine.

Le immagini che lo contraddistinguono sono quelle della classe media, immortalate negli anni delle sue estati a Gloucester (Massachusetts), nel Maine a partire dagli anni ’30. Case di vacanze, fari, personaggi che raccontano storie ma sempre con la caratteristica attitudine a “ vederli da fuori”, senza entrarci mai in contatto, come un "occhio esterno" che anticipa il voyerismo cinematografico.

Nel nostro percorso all'interno della mostra, troviamo Cape Code Sunset (1934), South Carolina Morning (1955) e la sua donna vestita di rosso, una piccola figura quasi persa nell’ampio spazio che la circonda, che pure riesce a riempire il dipinto senza sovrastrutture; e su tutti lo splendido Second Story Sunlight, (1960) immagine che sembra uscita da una scenografia nei colori pastello, nell'aria rareffata della foschia della casa sul mare e le sue donne protagoniste, immobili e solitarie intente a leggere i propri pensieri.

Una rarità della mostra è la "scannerizzazione" del suo sketch book, sfogliabile in versione digitale in un’apposita sezione: un libricino diventato fondamentale per conoscere Hopper che ivi annotava in maniera ossessiva tutto ciò che accadeva nella sua vita artistica e personale.

Il secondo piano della mostra è dedicato al suo rapporto con il cinema con un filmato che racconta  quei registi che hanno visto nelle sue opere immagini da riportare sulla pellicola: Hitchcock in “Psycho” e “La Finestra sul cortile”, Michelangelo Antonioni in “Il Grido”, “Deserto rosso” e “L’eclisse”, Dario Argento in “Profondo Rosso”, David Lynch in “Velluto Blu” e “Mullholland Drive”, Wim Wenders in “Paris” e “Texas”, Todd Heynes in “Lontano dal Paradiso” e i fratelli Coen in “L’uomo che non c’era”.

Immagini simbolo che verranno riprese anche nel mondo della pubblicità che faceva capolino dagli anni ’50, della fotografia: ancora una volta  un vero occhio precursore della luce e della costruzione dello spazio che farà del suo nome e del suo stile “Hopperiano” un aggettivo riconoscitivo.

Infine, sempre grande attenzione alla partecipazione del pubblico con due sezioni interattive.
La prima dedicata probabilmente più ai bambini con “Disegna con Hopper”: tavole grafiche luminose con opere dell’artista che possono essere ricalcate e poi esposte su di una parete. Le più interessanti saranno poi condivise sulle pagine social della mostra.
La seconda  sezione “Entra in scena” offre la possibilità di farsi una foto figurando all’interno del quadro di Hopper Second Story Sunlight.

A chi si chiedeva se era necessaria un nuova retrospettiva sul pittore americano bisogna ammettere che il nuovo allestimento del Vittoriano, con gli spazi più ristretti e raccolti a valorizzare l'intimità di Hopper, ha dato nuova luce e visione all'artista che più di tutti è simbolo non solo nell'arte pittorica, ma principalemte nella comunicazione visiva che il nuovo secolo ha fornito a tutti coloro che ne sono fruitori e creatori.

Foto Credit:
Foto copertina: Edward Hopper (1882 1967) Second Story Sunlight (Secondo piano al sole) 1960 Olio su tela, 102,1×127,3 cm New York, Whitney Museum of American Art; acquisizione con i fondi dei Friends of the Whitney Museum of American Art © Whitney Museum of American Art, N.Y.
Foto 1: Edward Hopper (1882 1967) Le Pont des Arts 1907 Olio su tela, 60,2×73,2 cm New York, Whitney Museum of American Art; Lascito di Josephine N. Hopper © Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Art
Foto 2: Edward Hopper (1882 1967) New York Interior (Interno a New York) 1921 circa Olio su tela, 61,8×74,6 cm New York, Whitney Museum of American Art; Lascito di Josephine N. Hopper © Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Art
Foto 3: Edward Hopper (1882 1967) South Carolina Morning (Mattino in South Carolina) 1955 Olio su tela, 77,2×102,2 cm New York, Whitney Museum of American Art; donato in memoria di Otto L. Spaeth dalla sua famiglia © Whitney Museum of American Art, N.Y.

Art

Info:

Edward Hopper
1 ottobre 2016 al 12 febbraio 2017
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini
Realizzata sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento
Collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali Prodotta e organizzata:
 Arthemisia Group in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York

Intero € 14,00 (audioguida inclusa)
Ridotto € 12,00 (audioguida inclusa

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