DAVID CASINI: ELIMINARE LA CARNE @La Portineria

Il 20 febbraio 2020 è stata inaugurata a Firenze La Portineria, un nuovo spazio espositivo in viale Eleonora Duse, poco distante dallo stadio. Il direttore artistico Matteo Innocenti si è gentilmente offerto di rispondere ad alcune domande.

Anna Di Giusto. Come mai la scelta di aprire un ambiente dedicato all’arte lontano dal centro cittadino?

Matteo Innocenti. Questo progetto rappresenta il punto di unione di due percorsi: da una parte c’è il mio interesse curatoriale rivolto all’arte contemporanea; dall’altro lato vi è invece la risposta della famiglia Poli, proprietaria di questo stabile che è stato realizzato all’inizio degli anni ‘70 dall’architetto Oreste Poli. Con loro c’è un rapporto di conoscenza da tanti anni, che si è però aperto a questa possibilità di collaborazione in seguito a una recente visita dei proprietari. Loro stavano portando avanti una ristrutturazione dell’edificio, sede per tanti anni di alcune emittenti televisive. Negli ultimi anni  l’immobile è stato recuperato per adeguare gli spazi a uso abitativo. Un giorno sono venuto a fare una visita e ho notato questo ambiente d’ingresso che non aveva ancora una sua chiara funzione. Ho perciò chiesto loro come avessero intenzione di utilizzarlo.

ADG. E la risposta qual è stata?

MI. Mi hanno semplicemente detto che ci stavano ancora pensando. Allora io, in quanto amico da tempo della famiglia, ho proposto di usarlo come uno spazio da dedicare all’arte contemporanea.

ADG. Qual è stata la reazione della famiglia, e dell’architetto Poli in particolare, a questo suggerimento?

MI. Proprio l’architetto mi ha fatto notare che questo ambiente per quarant’anni ha funzionato da portineria. Allora la mia idea iniziale si è sviluppata con l’intenzione di mantenere l’aderenza alla funzione iniziale, tanto da sottolinearla nel nome, La Portineria. Inoltre, ho proposto di tenere in considerazione la conformazione architettonica dello spazio stesso, che ha una vetrata affacciata sulla strada, in dialogo con l’esterno; mentre dall’altra parte si rivolge agli inquilini che rientrano a casa, in un colloquio più intimo e celato agli occhi dei passanti.

ADG. La Portineria come luogo di incontro tra esterno e interno.

MI. Sì, La Portineria si trova esattamente a metà strada tra la dimensione intima della propria abitazione e il marciapiede, luogo di incontro dei cittadini del quartiere. A ciò si aggiunga la vocazione de La Portineria alla sperimentazione dell’arte contemporanea.

ADG. Da questo punto di vista, quali sono i progetti a breve che riguarderanno La Portineria?

MI. Per quanto concerne questo primo anno, ho predisposto un ciclo di mostre intitolato A solo: considerata anche la metratura ridotta dello spazio, si tratta di esposizioni personali che si concentrano sulle opere più recenti prodotte dall’artista invitato.

ADG. Chi è il primo di questi autori a esporre a La Portineria?

MI. Colui che ha inaugurato il nostro spazio è David Casini, artista toscano che risiede a Bologna. Nonostante la giovane età, ha al suo attivo numerose partecipazioni a eventi internazionali. Infatti uno dei principi cardine con cui è nata La Portineria è quello di aprire il quartiere su uno spaccato dell’arte contemporanea di respiro internazionale; e quindi, se si tratta di un artista italiano, come in questo caso, è significativo che la sua formazione artistica ed espositiva lo abbiano già messo in contatto con realtà emergenti in altri paesi.

ADG. Qual è il titolo di questa sua personale?

MI. Si chiama Eliminare la carne e, non a caso, viene aperta al pubblico proprio oggi, giovedì grasso, giornata che nel passato veniva vissuta dalla devozione popolare come un momento di abbandono agli ultimi eccessi, prima del rigore quaresimale.

ADG. Il riferimento è quindi storico-culturale, oppure ha anche una valenza simbolica, in un’epoca di dibattito sulla sostenibilità delle nostre abitudini e pratiche alimentari?

MI. In realtà, si tratta di un dialogo che l’artista ha intrapreso con la storia dell’arte, in particolare con quegli autori risultati maggiormente significativi per la sua formazione. In questa fase della sua ricerca Davide prende elementi iconografici e figurativi da importanti artisti del passato e li reinterpreta. Attraverso una sottrazione di materia, egli intende appropriarsi di quegli elementi da lui considerati iconici.

ADG. E quali sono gli autori da lui scelti per questa esposizione?

MI. In questo caso specifico si tratta di tre illustri artisti: Paul Klee, Pablo Picasso e Medardo Rosso. Gli elementi “saccheggiati” diventano così il centro di una nuova opera, e quindi di una riflessione a partire da loro per giungere fino a noi.

ADG. Entrando nello specifico, cosa è rimasto di questi autori?

MI. Nel caso di Klee, alcuni elementi presi da pitture diventano maschere stampate su ceramica. Per quanto riguarda Picasso, parti selezionate di alcune sue pitture vanno a formare collage. Infine, una testa in cera di Medardo Rosso diventa una scultura in bronzo, che poi è anche una pochette.

ADG. Si può parlare di un furto cui segue una reinterpretazione dell’oggetto rubato? 

MI. Sì, ma non solo. Se ritorniamo dall’etimologia del giovedì grasso, il carnevale veniva inteso come carnem levare. Potremmo dire che Davide opera una vera e propria scarnificazione di opere famose per creare qualcosa che ancora non c’era, tanto meno nella mente degli artisti saccheggiati. Il tutto con una grande forma di rispetto, ovviamente, poiché si tratta di riferimenti imprescindibili del suo processo formativo.

ADG. Il percorso è suggestivo e porta a diversi livelli interpretativi. Ma la periferia con cui dialoga La Portineria come sta reagendo finora?

MI. In fase di valutazione del progetto, è emersa la criticità di una scelta controcorrente: l’arte che abbandona il circuito turistico del centro per parlare ai residenti di qualcosa che esula dall’onnipresente Rinascimento fiorentino. Ma, proprio perché questo quartiere non ha mai offerto eventi culturali di un certo livello, si è pensato che la sfida andasse lanciata.

ADG. E oltre alle mostre, ci sono altri progetti che interesseranno La Portineria?

MI. Sì, a fianco dell’esposizione c’è uno spazio gemello che, a partire da aprile, sarà protagonista di un’ulteriore programmazione. Si tratta di una collaborazione con Francesco Zola, un gallerista attivo a Granada, in Spagna, che sarà coinvolto nella gestione di questo secondo ambiente. Prenderà così vita una programmazione congiunta nel corso dei mesi a seguire.

ADG. Avrà un altro nome questo spazio?

MI. Pur facendo parte de La Portineria, anzi, proprio perché le farà da pendant, abbiamo pensato di chiamarlo Satellite. Ruoterà attorno al progetto principale, ma sarà comunque l’occasione per creare un ambiente aperto a mostre collettive, di fianco a quello dedicato a un solo artista. Rispetto a La Portineria, va detto che Satellite avrà sempre un approccio aperto ad artisti internazionali: la prima collettiva riunirà autori di origine spagnola, sudafricana, italiana e di altri paesi.

ADG. Altri progetti in programma?

MI. Sì, abbiamo già iniziato a supportare la mostra con una brochure in cui è contenuta l’intervista all’artista che espone in mostra. Questo testo viene sempre tenuto a disposizione del passante, che può procurarsene una copia per curiosità o interesse, così da farsi un’idea sull’attività de La Portineria.

ADG. La Portineria ha già pensato a eventuali collaborazioni con le scuole?

MI. Sì, attraverso il comune ci sono stati contatti con i licei artistici. La volontà del progetto è quello di trasformare l’arte nel cibo quotidiano del fiorentino, così com’era al tempo dei Medici. Non più solo eventi rivolti al turismo di massa, ma un banchetto a cui sono chiamati i cittadini che Firenze la vivono nella sua quotidianità.

 

INFORMAZIONI

 

La Portineria

Viale Eleonora Duse 30A 

50137 Firenze

Italia

 

www.laportineria.net

info@laportineria.art

 

Orari

dal 20 febbraio al 12 aprile 2020

Aperto su prenotazione:

https://laportineria.art/contatti/

laportineriapac@gmail.com

+39 3485655831

 

Ingresso libero

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