COMUNICAZIONE E PROPAGANDA nella Grande Guerra @Museo di Roma in Trastevere

Il 17 Marzo si è svolto al Museo di Roma in Trastevere l’incontro  “Comunicazione e Propaganda: l'esperienza della Grande Guerra nelle Collezioni dei Manifesti della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea “ a cura della Dott. Maria Pia Critelli.

Come è stato usata l’ illustrazione nella propaganda durante la prima guerra mondiale? Da questa domanda è stato fatto un viaggio temporale e simbolico tra i manifesti  del ricchissimo archivio della Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma, che conserva una delle più importanti raccolte di documenti e testimonianze della Guerra costituita in Italia tra il 1915 e il 1918 ad opera del Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento Italiano e dell’Ufficio Storiografico per la Mobilitazione Industriale alle dipendenze del Ministero delle Armi e delle Munizioni. L’archivio è ricco non solo di manifesti, circa 40mila, ma anche di cartoline, giornali di trincea, opuscoli propagandistici, epistolari e memorialistica, in uno straordinario patrimonio numerico e storico a memoria del conflitto e dei cambiamenti sociali che ne derivano.

La Grande Guerra è da considerarsi il primo gande evento bellico in cui la propaganda fa parte della strategia: non fu combattuta solo nelle trincee, sopra e sotto i mari, con il blocco commerciale o con la mobilitazione industriale, ma arrivò fino alla popolazione a penetrare nella sfera dei sentimenti delle persone.

In Italia, già il 23 maggio 1915, un decreto vietò ai giornali di diffondere notizie che parlassero di fatti negativi, e di qui la necessità di confortare e caricare l’opinione pubblica di continuo, trovando eroi da incoronare o nemici da disprezzare, diventò una precisa tattica bellica. Si voleva, con la propaganda tenere alto il morale delle truppe, mandare notizie positive dal fronte, incitare anche i civili a dare il proprio contributo alla guerra, numerosi sono i manifesti con i prestiti di cui le banche supponiamo già all’epoca ne approfittarono,  per poi evolversi sul finire della guerra stessa a messaggi che invocano alla fiducia e alla necessità di ricostruire il futuro con uno sguardo positivo e costruttivo. Da qui immagini di eroi che se anche feriti e mutilati dimostrano quanto possono essere utili alla causa e fieri del loro ruolo; donne che incitano il loro marito a “cacciare via il nemico”, genitori di ragazzi al fronte che leggono le lettere del figlio orgogliosi di quello che sta facendo.

Il filo conduttore era sicuramente quello dei colori, ovviamente del tricolore, che faceva sempre parte dell’immagine in una evoluzione naturale della sua figura e forma da protagonista assoluto, prendeva per colore e dimensione quasi l’intera superficie, a divenire sempre più piccolo e simbolico: i manifesti diventano con il passare degli anni, da piccoli fogli ad immagini di dimensioni notevoli a coprire spesso anche intere facciate di palazzi.

Tra tutti i manifesti quello sicuramente che più colpisce è quello di Achille Luciano Mauzan, (15ottobre1883–15 gennaio 1952) pubblicitario, illustratore e pittore francese, non solo per il messaggio che rappresenta ma per come l’immagine dell’uomo che punta il dito ad esortazione ad adempiere ad una azione, diventerà simbolo pubblicitario usato in ogni campo, anche in campagne elettorali recenti negli Stati Uniti.

Fa riflettere su quello che è stato e sempre sarà il nemico da combattere: esso è sempre visto come un mostro, spesso con fattezze animale o dispregiativamente chiamato “ barbaro” con la particolarità che essi all’epoca erano gli Austriaci prima e i Tedeschi dopo, coloro che oggi possiamo definire nostri alleati in un comune progetto come l’Europa,  mentre oggi le parole di diniego verso un nemico hanno solo cambiato soggetto per una necessità fisiologica di trovare sempre un cattivo da combattere.

Info:

 Museo di Roma in Trastevere

Giovedì 17 marzo 2016 alle ore 16.00

Partecipazione all'incontro: gratuito
Prenotazione obbligatoria

Sito web

www.sovraintendenzaroma.it

Organizzazione

Sovrintendenza Capitolina in collaborazione con Zétema Progetto Cultura

 

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