ARECIBO @ Teatro Basilica: restiamo in ascolto senza la pretesa di capire subito

All’interno della stagione del Teatro Basilica, fino all’8 febbraio è andato in scena  lo spettacolo ARECIBO  di Fucina Zero, scritto da Jacopo Angelini, diretto da Matteo Finamore. 

La storia di Arecibo, il più grande radiotelescopio mai costruito. Sul palco uno spazio che diventa teatrale e astronomico per uno spettacolo che ruota intorno all’attesa di una risposta che potrebbe non arrivare mai e che si avvicina metaforicamente al ghosting, al gaslighting.

Parlare del silenzio però può diventare un’impresa ossimorica che rischia di lasciare lo spettacolo Arecibo senza vere risposte.

Al Teatro Basilica, ARECIBO ricrea uno spazio teatrale e astronomico

L’atmosfera spaziale si percepisce fin da subito. Sul palco, ad accogliere gli spettatori, solo una consolle, due microfoni e un piccolo triangolo led. Qualche faro su piantana ai lati della scena e nulla più. 

Ferro e tecnologia, accompagnati dall’entrata in scena dei tre personaggi. La felpa della Nasa rende subito esplicito il mondo a cui si riferiranno per l’intero spettacolo, per il resto, così come la scenografia, anche i costumi sono minimal, jeans e scarpe bianche. 

Comincia subito un gioco di microfoni e luci, in cui i tre attori spiegano la nascita di Arecibo e la storia dei suoi fondatori : Jean Turner e Frank Drake.

Spostano i microfoni, si muovono per il palco, gestendo fari e consolle, in un ritmo frenetico e irregolare, che permette di seguire la storia senza che diventi un lungo monologo senza respiro. 

Un’introduzione movimentata e assolutamente necessaria, in quanto la materia trattata potrebbe non essere nota al pubblico. 

Ad accompagnare, suoni elettronici, come se la tecnologia a suo modo partecipasse attivamente, rispondendo o quanto meno manifestando la sua presenza. 

Certo, lo spettatore non si sente a casa, ma piuttosto catapultato in un mondo più grande di lui, troppo grande, dove ‘alienazione’ diventa la parola chiave, e la posta in gioco dell’operazione assume dimensioni interspaziali.

Arecibo - lo spettacolo
Arecibo: una scena – ph.-Simone-Galli

Che cos’è ARECIBO – la storia

Nel 1974 fu trasmesso il primo messaggio radio interstellare dal radiotelescopio Arecibo, a Porto Rico. Il messaggio conteneva informazioni sulla terra e sull’umanità.  Da quel momento, tutto il mondo è rimasto in attesa di una risposta da parte dell’universo, studiando le frequenze radiofoniche ogni giorno, nel tentativo di trovare qualche anomalia, che avrebbe significato un potenziale segnale da parte dell’universo. 

Ma nessun segnale è mai stato captato, e nel dialogo terra-spazio si è sollevata una sola cornetta. 

Nel 2020 il radiotelescopio Arecibo collassa definitivamente e con lui i sogni di tutto il mondo.

Arecibo ed il tema del silenzio in attesa di una risposta

Chiaramente il materiale scientifico, ben argomentato e sviscerato, ci dà la possibilità di andare più a fondo, di passare dall’universale al particolare, dall’immenso spazio a una memoria di infanzia.

Il pensiero si articola intorno al tema del silenzio, dell’attesa di una risposta, che non arriva mai, che non può arrivare. Siccome a noi, in generale, il silenzio non piace per niente, allora ci parliamo sopra, riempiamo quel silenzio, quelle risposte mancate, quei vuoti interiori, ed è qui che la parola perde di senso e diventa solo rumore. Storpiata, ripetuta in loop, camuffata, distorta, non importa, basta che ci sia un sottofondo per colmare questo assordante silenzio. 

Il discorso si amplia anche alla società odierna, in cui il ghosting, il gaslighting e mille altri modi di rifiutare la conversazione, spingono sempre e solo alla via dell’insopportabile silenzio.

Ed ecco la memoria d’infanzia, che come reliquia sacra emerge da questi suoni a noi alieni, ed ecco il ricordo di un bambino che gioca con un Buzz LIghtyear di plastica, che dà sempre le stesse identiche risposte, fino a che il bimbo, pur di avere una conversazione autentica, decide di inventarsela. ‘Io rispondevo per entrambi’, dice l’ormai cresciuto bambino.

Arecibo: una scena – ph.-Simone-Galli

Mario Berretta, Andrea Carriero e Giulia Rossoni non sono gli unici attori sulla scena del Teatro Basilica

Mario Berretta, Andrea Carriero e Giulia Rossoni se la cantano e se la suonano sul palco. A loro non solo la responsabilità di restituire la storia di Arecibo, ma anche quella di gestire l’apparato tecnico, tra consolle, fari e proiezioni, in un lavoro di squadra molto impegnativo. 

La tecnologia è in questo spettacolo un personaggio a sé stante – e se non qui dove? – non solo fornisce un sottofondo alienante, ma gioca con gli attori e di riflesso con il pubblico, svela il suo tecnicismo e ammalia nel suo potere deformante. 

Tutto è fatto a vista, perciò una volta capito il meccanismo non stupisce il fatto che venga usata, ma come. Il pubblico sa che qualcosa di alienante arriverà a rompere la narrazione, ma non sa cosa.

 ARECIBO: uno spettacolo senza risposte

Parlare del silenzio è di per sé un’impresa ossimorica.

Jacopo Angelini e Matteo Finamore lo fanno alternando momenti in cui la parola è pregna di senso e momenti in cui la parola viene svuotata e manomessa. 

Il metodo riesce, e sul palco si alternano scene estremamente umane a scene alienanti e intermittenti. 

Il passaggio dall’una all’altra però suggerisce in maniera troppo evidente il piglio che si vuole dare alla scena e si percepisce fin dall’inizio quale sarà il tappeto emotivo che quel quadro vuole comunicare, indicando chiaramente allo spettatore quando ridere e quando piangere.

Nonostante ciò il ritmo è ben calibrato, alternando momenti più lenti di grande intensità emotiva a momenti frenetici ed elettrizzanti, che sfociano anche nella parodia, si pensi per esempio alla scena in cui Giulia Rossoni, vestita da popstar, diventa Katy Perry che canta nello spazio, mentre gli altri due fanno scoppiare uno spara coriandoli; o quando i tre attori tolgono la felpa della NASA e sfoggiano le loro magliette ‘I love Drake’; ‘Made in the ’90’; ‘Life is better with a parrot’. 

Arecibo - il cast
Arecibo – il cast – ph: Simone Gallo

Questi momenti in cui il regista strizza l’occhio al pubblico alleggeriscono le scene più intense e ci permettono di simpatizzare con gli attori, come se in quelle magliette ci fossimo un po’ anche noi. 

Alla fine, questo segnale tanto atteso non arriva. Il radiotelescopio crolla, resta solo il silenzio. 

Nessuna risposta. Qui vediamo tre esseri umani che provano a darsene una, con tre modalità completamente diverse, eppure non riescono a darne una univoca al pubblico.

Forse semplicemente quando una risposta non c’è, ognuno, a modo suo, la ricerca in sé stesso. È quello che fanno i nostri tre protagonisti, ed è quello che dovremmo fare anche noi, forse, o forse dovremmo, prima di voler rispondere a tutti i costi, imparare ad ascoltare il silenzio, senza la pretesa di capire.

ARECIBO – cast e dati artistici

Prima Nazionale

5 | 8 febbraio 2026 (dal 5 al 7 febbraio 2026, ore 21:00 – 8 febbraio 2026, ore 16:30)

Un progetto Fucina Zero 

Regia: Matteo Finamore 

Drammaturgia: Jacopo Angelini 

Con: Mario Berretta, Andrea Carriero, Giulia Rossoni 

Architettura sonora: Giulia Menaspà

Consulenza al suono: Pasquale Citera

Costumi: Giulia Barcaroli 

Organizzazione: Veronica Toscanelli

Consulenza artistica: Roberto Scarpetti 

Foto di scena: Simone Galli.

Anteprima: Festival IF – Teatro India 

Produzione: lacasadargilla, Gruppo della Creta

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