ANNA @ Teatro della Concordia: le ultime disperate ore di Nannarella

Con ANNA – Racconto di una storia vera, scritto e diretto da Alessandro Gravano, scopriamo per la prima volta il Teatro della Concordia di Montecastello di Vibio (PG), il teatro storico all’italiana più piccolo del mondo. Un gioiello architettonico che ha saputo accogliere con partecipazione la drammatizzazione liberamente ispirata agli ultimi giorni di vita dell’indimenticabile Anna Magnani. In scena una intensa Patrizia Tamagnini la cui interpretazione le è valsa il premio Leuca accompagnato dal Roma Comic Off per miglior sceneggiatura e dal Galà Teatro per miglior regia. Uno sguardo intimo sulle paure e sulla forza di una donna ormai consapevole che il suo tempo sulla terra ha le ore contate e nonostante questo, è capace di giocare la sua ultima partita.

ANNA: una storia che mantiene ciò che promette

Patrizia Tamagnini in ANNA - Racconto di una storia vera
Patrizia Tamagnini in ANNA – Racconto di una storia vera

Senza timore di essere smentiti Nannarella può essere considerata una delle migliori attrici del cinema del Novecento. Una antidiva che si è fatta dal basso, così come Patrizia Tamagnini fa il suo ingresso in scena dalla piccola platea del Teatro della Concordia. Ad accoglierla un elegante salotto borghese dove potremo assistere alle ultime ore di vita della Magnani in una drammatizzazione che non tradisce il titolo dello spettacolo: certamente non una cronaca della fine ma una storia che ci lascia intravedere sentimenti e sensazioni permeati dalle interviste, gli aneddoti e, in ultimo, la drammaturgia di Alessandro Gravano. Una storia non certo reale ma intimamente vera.

ANNA: Un’ultima partita per la vita (dopo la morte)

Ruotando intorno al tavolino centrale, fulcro della scenografia, la Tamagnini in una elegante vestaglia a fiori che esalta la sua prosperosità e di cui raramente si priva sul palco, si muove con disinvoltura tra la toeletta, il carrello bar e la poltrona che al limitare del proscenio diventa rassicurante angolo narrativo dal quale la donna Magnani si racconta e si confessa, passando dal monologo al soliloquio con rilevante disinvoltura. Ad eccezione della telefonata di un giornalista di nome Franco che vorrebbe intervistarla – presumibilmente quello Zeffirelli che lo aveva fatto già nel 1964 – e della telefonata al figlio Luca, l’attrice si rivolge ai suoi interlocutori immaginari – i propri avi defunti, il Cristo e soprattutto la malattia: un tumore polmonare che è una “massa scura che spara colpi a caso come soldati in trincea” e che non la trattiene dall’accendersi ripetutamente una sigaretta. In un confronto a viso aperto Anna ha deciso di sfidare la morte, di non dargliela vinta senza combattere, senza tentare quell’ultimo scacco matto in una partita con il male che è fulcro della sceneggiatura.

Dall’intimità narrativa alla disperazione della fine

Ormai incapace di guardarsi allo specchio che prontamente ruota per distogliere lo sguardo dal suo decadimento fisico, Anna, nella interpretazione della Tamagnini, è combattuta tra il desiderio di vivere legato alla nostalgia di un passato vissuto con estrema pienezza – Pasolini e l’esperienza di Mamma Roma, l’Oscar per miglior attrice protagonista nel 1956, la gioia della maternità – e la consapevolezza di un tempo che sta finendo. Quando il dolore e gli spasmi si fanno insopportabili, l’intimità narrativa della poltrona lascia spazio, complice anche la morfina, alle disperate implorazioni rivolte alla mamma, alla nonna, al Cristo perché possano accoglierla privandola del fardello della malattia, ostica avversaria di gioco in una partita senza speranza per lei.          

L’architettura immateriale della scenografia

locandina ANNA. RACCONTO DI UNA STORIA VERA
Locandina di ANNA. Racconto di una storia vera

Non c’è solo parola nella sceneggiatura di questa storia vera: ripetuti e molto significativi gli interventi musicali, liberi quanto la drammatizzazione. Pertanto, alle parole e alle note di Emozioni, vediamo Anna muoversi, accennare qualche passo di danza, vezzeggiarsi mentre sulla melodia straziante e più moderna del tema di Schindler’s List la malinconia e l’amarezza si appropriano di un corpo e di un’anima indomabili. E così potremmo definire anche il complesso disegno luci che alterna un’illuminazione diffusa del salotto a occhi di bue variabilmente puntati sul proscenio con una geometria che a tratti ci è sfuggita di senso, quanto l’improvvisa comparsa di un paio di scarpe rosse in primo piano: simbolo inequivocabile delle lotte del XXI secolo il cui ruolo nello spettacolo si è presto esaurito in un applauso a scena aperta. Nonostante questo, l’intensità dell’attrice protagonista non ha mancato di emozionare con picchi nei quali ha saputo abilmente fronteggiare il rischio di travalicare e scadere dal pathos nel patetico.     

ANNA: l’ultima scena

Andato casualmente in scena nel giorno del compleanno di Anna Magnani, il 7 marzo, questo racconto di Gravano ha puntato l’attenzione sull’ultima scena di una protagonista indiscussa del cinema che fino all’ultimo non vuole rinunciare al suo ruolo di primo piano. E allora, in una ideale chiusura del cerchio, la semplice donna scalza dell’inizio finisce per indossare uno scintillante abito di paillettes rosa per l’ultima scena: quasi un’estraniazione dal personaggio che l’attrice sembra improvvisamente abbandonare dopo la profonda immedesimazione dell’intero spettacolo, rivolgendosi idealmente nel monologo finale alla Magnani in terza persona. Una cesura imprevista e drastica che ci lascia a malapena il tempo di salutare la donna e l’attrice, diva suo malgrado: chissà quante emozioni avrebbe ancora potuto regalarci se la malattia non l’avesse avuta vinta così presto nella partita della vita. Nel dubbio, continuiamo comunque a godere della bellezza che ha saputo imprimere sulla pellicola.

Trailer di ANNA – Racconto di una storia vera

IL TEATRO DELLA CONCORDIA: cenni di storia

Il Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio (Pg) è il più piccolo teatro all’italiana e uno dei più piccoli teatri storici in quanto è l’unica testimonianza architettonica del teatro settecentesco all’italiana di stile goldoniano in miniatura. Esso possiede infatti i tre elementi fondamentali che Goldoni reclamava per la costruzione dei teatri: palchi di legno, pianta a campana e plafone costruito con la tecnica del camorcanna. In tal senso, come lasciarono scritto le nove famiglie che lo vollero costruire, “la civiltà non si misura a metri quadri e cubatura”.

LE ORIGINI del teatro della concordia

Il teatro fu costruito all’inizio dell’Ottocento, nel periodo dell’occupazione napoleonica, per volere di nove famiglie benestanti locali come luogo di divertimenti e riunioni (c’era anche un caffè-salotto). La sua inaugurazione è datata 1808, in un periodo di massimo splendore culturale, quasi a volersi riscattare da parte dei Montecastellesi da secoli di vicissitudini e di dominazioni subite dalla vicina Todi. Con la parola “Concordia” i fondatori desideravano richiamare alla mente gli ideali della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza e fratellanza. Nel 1823 i proprietari del teatro fondarono l’Accademia dei soci del Teatro della Concordia, una società costituita per la gestione del teatro stesso. Venne poi affrescato nel 1892 dal giovane pittore Luigi Agretti, appena quattordicenne, che si trovava a villeggiare a Monte Castello proveniente da La Spezia, ma figlio di un perugino, Cesare, già autore delle decorazioni, del telone e dei fondali del Teatro della Concordia. Qui l’ Agretti figlio sprigionò le sue prime espressioni artistiche. Questo “giovine venuto dal mar Tirreno” (come recita una poesia scritta nello stesso anno 1892 dal montecastellese Pellegrini), ha lasciato impresse nei colori vivaci dei suoi dipinti le sensazioni della sua precoce vitalità, contribuendo anche lui ad indicare questo luogo, attraverso la dedica rivolta al paese: “Salve ameno colle, nostra patria”, come un oasi di tranquillità. 

DAI TEMPI MODERNI AD OGGI

Interno del Teatro della Concordia di Montecastello di Vibio (PG) (dal sito del teatro)
Interno del Teatro della Concordia di Montecastello di Vibio (PG) (dal sito del teatro)

Dopo questo tipo di utilizzazioni vi fu un periodo di pausa e solo nel 1919 i montecastellesi ricominciarono a calcare le scene in coincidenza con l’insediamento del nuovo arciprete, Don Oscar Marri, amante del canto e cantore egli stesso con voce da baritono il quale, fino al 1921, portò in scena diverse operette nelle quale sua cugina Dora Marri cantava con voce da soprano leggero assieme a Candida e Chiara Fabrizi. Altri spettacoli vi furono allestiti fino al 1926 anno in cui vennero ospitati uno spettacolo di marionette e delle operette. Anche truppe dell’esercito regio vi fecero un’apparizione quando, nell’agosto del 1931, i locali del Teatro furono ceduti in affitto per le esercitazioni estive. Nel 1941, durante la guerra, la Filodrammatica locale appena ricostituita mise in scena, fra l’altro, “L’eredità di zio Bonanima”, il dramma “L’amore più forte” (1943), scritto dal montecastellese Filippo Salvatelli, la commedia “La nemica” di Darlo Niccodemi e la rivista brillante dal titolo “II giro del mondo in 24 ore”, scritta da Renato Ippoliti (1944). Nello stesso periodo il teatro venne calcato, sembra, anche da chi, “non ancora celebre ma pur dotata di tutti i suoi doni vocali”, entrerà poi nella storia del melodramma, come la cantante Antonietta Stella, originaria di Todi, una fra le migliori interpreti del repertorio verdiano. Successivamente nel 1945 il Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio tiene a battesimo i primi passi di un’altra grande celebrità: si trovava in quel di Todi l’allora giovanissima Gina Lollobrigida. Qui a Monte Castello recitò in “Santarellina” di Scarpetta, una commedia messa in scena dal regista e direttore di scena tuderte L. Tenneroni. L’ 8 aprile 1951 si tenne a teatro “La passione di Nostro Signore” per la regia di Renato Ippoliti con notevole successo anche per l’appassionante partecipazione degli abitanti.
Nel 1951 il teatro è stato chiuso per inagibilità. Nella seconda metà degli anni settanta, nel 1976, dopo un ulteriore e parziale crollo del tetto e di parte della platea, il Sindaco Vittorio Antonini effettuò un sopralluogo all’interno della struttura e si  rese conto delle gravi condizioni in cui si trovava il Teatro e decise di effettuare un intervento d’urgenza per salvare il salvabile. Le casse comunali erano però vuote all’epoca e quindi fu presa l’unica decisione in quel momento possibile: mettere mani al portafogli. Fu proprio il Sindaco Antonini a lanciare l’idea e promuovere una sottoscrizione popolare per mezzo della quale fu effettuato un intervento sul tetto al fine di proteggere e salvare ciò che era rimasto dell’edificio, degli arredi e delle decorazioni. Prevalse fortunatamente fra i cittadini il desiderio di salvare il Teatro e fu così possibile realizzare, grazie anche al contributo operativo di alcune piccole imprese edili locali, il primo intervento di recupero che praticamente impedì l’imminente e definitiva rovina della struttura.

Nel 1981 il comune di Monte Castello di Vibio ha dato il via all’esproprio, provvedendo così all’intervento per il restauro con un finanziamento della Cee. E solo nel 1993, dopo sette anni di lavori (con la direzione degli architetti Paolo Leonelli e Mario Struzzi), è stata portata a termine l’opera di restauro che ha permesso di mantenere la stessa struttura lignea originale che sorregge i palchetti. Infatti alle prove di carico questa si è dimostrata pienamente rispondente ai requisiti richiesti. E così con il massimo rispetto agli affreschi originali si è potuto riavere un patrimonio di notevole valore architettonico.
Nel luglio 1993 si è costituita la Società del Teatro della Concordia con lo scopo di gestire le attività del teatro. L’obiettivo che ci si è proposti  è di farne il Teatro del week-end. Una tappa turistico-culturale obbligata per chi viene in Umbria. Monte Castello di Vibio è il paese ideale, di arcaica memoria, il paradiso perduto dove ritrovare la giusta dimensione di vita. Qui si passa una …Serata nel Teatro più piccolo del mondo…, si cena gustando i sapori della tradizionale cucina contadina umbra con pernottamento tutto compreso e l’indomani dopo la prima colazione via a visitare una località dell’Umbria, prima del ritorno alla vita stressante della città. La programmazione va dalla prosa, alla lirica, operetta, concerti di musica classica e di jazz.

Visto al Teatro della Concordia, Monte Castello di Vibio (PG) il 7 marzo 2026

ANNA. RACCONTO DI UNA STORIA VERA

Con Patrizia Tamagnini
Scritto e diretto da Alessandro Gravano
Aiuto regia Beatrice Arnesano
Foto Claudio Enea
PREMI E RICONOSCIMENTI
Miglior attrice protagonista – Premio Leuca.
Miglior scenografia – Roma Comic Off.
Miglior Regia – Galà del Teatro

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Leonardo Favilli

Più che un critico, un appassionato di teatro che ha iniziato a raccontarlo dopo una pluridecennale esperienza da spettatore attento. Lo faccio dalle pagine della redazione fiorentina di Gufetto sempre alla ricerca di luoghi ed esperienze che vadano anche oltre la platea.