Una magistrale Valentina Picello conclude la stagione di prosa al Teatro Pier Paolo Pasolini di Salerno 14 e 15 Aprile con l’interpretazione di “Anna Cappelli”, un testo di Annibale Ruccello per la regia dell’argentino Claudio Tolcachir.
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Anna cappelli: l’ingresso del pubblico a scena aperta

Il Teatro Pier Paolo Pasolini accoglie gli spettatori a scena aperta e luci accese: su un pavimento che ricorda il cippato di legno delle aiuole, si aggira Valentina Picello, tra una vecchia poltrona, qualche elettrodomestico, una cyclette, una specchiera, un lampadario che ha tutta l’aria di essere caduto dal soffitto a cui era appeso. La protagonista borbotta tra sé, ripete gesti, osserva gli ospiti che prendono posto conducendo già ciascuno di essi nel suo mondo rappresentato lì, come una stanza cupa e poco ospitale.
Quando l’ultimo spettatore si è accomodato e le luci in teatro sono spente, una fioca luce calda illumina Anna Cappelli nel suo abito a fiori spenti che trasuda trascuratezza dai capelli crespi e sparpagliati, dai gesti inconsulti e poco misurati, dal modo sgraziato in cui mangia la cena e dalle parole con cui apostrofa la signora Tavernini, con cui condivide l’appartamento.
Il testo di Annibale Ruccello è un monologo ma in quel momento è come se la signora Tavernini -e tutti gli altri personaggi che compariranno nelle discussioni di Anna- fosse davvero lì da qualche parte in scena, dentro la quarta parete.
Anna Cappelli: una vita ordinaria che nasconde la dipendenza affettiva
La sua sagacia e l’intelligenza malcelano una profonda nevrosi: l’allusione alla famiglia di origine, le sorelle e il babbo, provocano un visibile disagio mesto, come ricordando un tempo passato di sofferenza ma per il quale si continua a provare nostalgia.

È impiegata Anna, in un ufficio pieno di polvere, per questo lavoro si è allontanata dalla famiglia che non sente la sua mancanza, anzi vuole in qualche modo rimpiazzarla: il bisogno di stabilità di Anna si concretizza nella preghiera di non trovare una nuova destinazione alla sua stanza da adolescente che non occupa più, alle sue cose che continuano a esistere lontane da lei ma sono pur sempre sue. L’aggettivo possessivo costituisce un ritornello disperato che evoca un bisogno di esistere che però viene sistematicamente ignorato dalle persone che incontra sul suo cammino.
Anna Cappelli: dal commovente al ferale

Bisogno emotivo che emerge soprattutto nell’ incredulità ingenua verso l’interesse mostrato dal ragionier Tonino Scarpa con cui intesse una relazione che comunque la costringerà a compromessi e frustrazioni: ignorando i suoi desideri, il ragioniere la inviterà a vivere a casa sua senza contrarre matrimonio e senza progettare una famiglia.
Sarà un amore tormentato in cui Anna dispiegherà tutta la sua ossessione per il possesso della casa e di Tonino stesso, che invece si rivelerà manipolatore ed egoista quando deciderà di lasciarla per trasferirsi altrove senza di lei. Anna allora non potrà che compiere un profondo atto d’amore per legare per sempre l’amato a lei : ucciderlo per nutrirsi del suo corpo, come nella tradizione dei topoi letterari medievali, con un retrogusto di vendetta e il conseguente proposito di suicidio dell’infelice donna.
Anna Cappelli: il testo, la regia e l’interpretazione
Il testo di Annibale Ruccello, presentato nel 1986, risulta sorprendentemente moderno nella raffigurazione di un’identità femminile schiacciata tra aspettative sociali e desideri frustrati, tra elettrodomestici usurati e commenti invadenti.
La regia di Claudio Tolcachir contribuisce alla definizione del mondo emotivo della protagonista scegliendo una scenografia scarna e frammentata, come l’anima di Anna, senza distrarre dalla performance, bensì fornendo sostegno alla magnetica Valentina Picello, che lascia emergere e riconoscere la fragilità di una donna che passa fluidamente dalla frivolezza all’angoscia, riuscendo inoltre ad ancorare empaticamente il pubblico che non può che applaudire alle confessioni verso un frigorifero illuminato.
Credits
Teatro Pier Paolo Pasolini di Salerno
14 e 15 aprile – ore 20
ANNA CAPPELLI
di Annibale Ruccello
regia Claudio Tolcachir
con Valentina Picello
scena Cosimo Ferrigolo
luci Fabio Bozzetta
assistente alla regia Leone Paragnani
direttore di scena Gianluca Tomasella
sarta Benedetta Nicoletti
video trailer Martina Selva
foto di scena Luigi Angelucci
Produzione Carnezzeria
In coproduzione con Teatri di Bari, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
In collaborazione con AMAT & Teatri di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane
Distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma


