Il premio UBU Roberto Latini porta in scena al Nuovo Rifredi Scena Aperta ANGHELOS. Dopo ANTIGONE di Jean Anhouil, Latini si confronta ancora con un classico contemporaneo, Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, e ne elabora una lettura personale, fortemente concettuale. Lo spettacolo – una sorta di spin-off che prelude alla futura messa in scena integrale del film – combina riferimenti letterari e suggestioni cinematografiche in quello che diventa non tanto un itinerarium in Deum quanto un itinerario nell’Uomo interpretato in tutte le sue sfumature.
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ANGHELOS, verso Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini

Roberto Latini riporta in scena, dopo il debutto al Teatro Olimpico di Vicenza, quella che definisce una tappa autonoma nel percorso che porterà al palcoscenico una riscrittura de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Si tratta del primo passo per la futura messa in scena integrale del film ma anche di un’opera con una sua identità precisa.
Il risultato di questa operazione è complesso, concettuale, a tratti oscuro, legato a suggestioni nate da una lettura in chiave personale dell’opera di Pasolini. Il legame con essa, infatti, appare più che altro sul piano ideativo: Latini coglie alcune suggestioni dal film, momenti che vengono amplificati e riletti, come se fossero portali verso altri itinerari artistici.
Gli echi dell’ANGHELOS nella drammaturgia di Latini

A partire dalla sceneggiatura del film di Pasolini, Latini costruisce la drammaturgia scenica attraverso l’accostamento di spunti letterari, teatrali, cinematografici, una sorta di itinerario pasoliniano che va da Euripide a Wim Wenders.
L’impianto si basa sulle quattro apparizioni angeliche presenti nel film: ogni momento dell’angelo esplora un archetipo presente nella storia del Vangelo: la Madre, l’Uomo davanti al mistero del Divino, il Ribelle, il Figlio risorto. E ognuno di essi diviene una sorta di lanterna capace di guidare l’uomo contemporaneo in un percorso di riscoperta del passato. Lo studio si lega ad un tema caro a Latini nel corso della sua esperienza teatrale, quello del messaggero, approfondito anche nel laboratorio sulla letteratura teatrale greca tenuto al teatro di Rifredi.
Gli archetipi e le suggestioni letterarie

La Madre prende le parole di Ecuba nelle Troiane di Euripide e in essa si fondono la giovane donna incinta e l’anziana che piange il figlio morto, i dolori del parto e quello di Maria sotto la croce. La Madre ama il suo figlio e si prepara già dalla sua nascita al dolore della perdita.
Il secondo quadro accosta al momento in cui Giuseppe viene chiamato a fuggire dalla Palestina per salvare Gesù dalla persecuzione di Erode i versi della Prima elegia di Rilke: “Chi se io gridassi mi udirebbe mai dalle schiere degli angeli”. Egli diviene Uomo che grida la propria limitatezza davanti al mistero, con un terrore metafisico simile a quello di Maria davanti all’angelo, essere soprannaturale e ineffabile.
La figura di Satana permette di ripercorrere tutta la storia sacra, dal peccato originale, rievocato tramite le parole dal Paradiso Perduto di Milton e dall’Adamo di Giambattista Andreini, alle tentazioni di Cristo nel deserto.
Le suggestioni letterarie culminano con la Supplica a mia madre di Pasolini, recitata da Roberto Latini con grande intensità nell’ultimo quadro, quasi a chiudere circolarmente l’esperienza terrena del Cristo con un’invocazione alla madre che, come nel film, sovrappone le figure di Maria e di Susanna Pasolini. Infine le suggestioni de Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders e la poesia Quando il bambino era bambino di Peter Handke, che descrive con nostalgia la purezza dello sguardo infantile e celebra la meraviglia con cui guarda il mondo.
Le forme dell’ANGHELOS

L’angelo, il messaggero, appare in scena in forma sempre diversa: quattro sono gli attori, Elena Bucci, Marcello Sambati, Luca Micheletti, Roberto Latini. Essi incarnano nella voce e nel corpo la potenza degli echi presenti nella drammaturgia: il dolore, il terrore, la ribellione, l’amore e la meraviglia. Molto potente in particolare l’interpretazione di Micheletti, capace di dare corpo e voce alla ribellione di Satana, e intensa la padronanza del palco di Latini, che regala un momento di grande intensità quando recita la Supplica di Pasolini.
Ognuno dei personaggi indossa la stessa maschera dorata ornata di ali ai lati, che diviene correlativo oggettivo della drammaturgia: una ricorrenza del teatro di Latini, che utilizza le maschere nei suoi spettacoli in chiave contemporanea e simbolica, a segnare la distanza tra persona e personaggio.
I costumi di Giovanna Buzzi amplificano la potenza del testo: tutti i personaggi hanno ai piedi (Satana solo a uno) scarpe rosse, a sottolineare la loro comune natura, il loro legame. Ma ognuno esprime anche l’originalità del personaggio: Maria indossa un costume evidentemente ispirato a un altro film di Pasolini, la Medea interpretata da Maria Callas; Giuseppe una lunga tunica bianca e guanti rossi; Satana un cappotto nero e una sorta di armatura. Gesù veste un elegante completo bianco e raccoglie da terra ali che richiamano il film di Wenders. La sua giacca bianca diviene sudario, a terra accanto alla maschera dorata a rappresentare l’esperienza della morte.
ANGHELOS in scena

La complessità del testo è accentuata dalla natura simbolica della scenografia di Daniele Spanò: in una scena buia e nera compaiono solo due sagome luminose, la stella cometa e la croce, inizio e fine della storia di Cristo. E i due simboli entrano in dialogo con le parole e i gesti degli attori nei diversi quadri.
Le musiche suonate dal vivo da Gianluca Misiti (tastiere) e Piero Monterisi (batteria) accompagnano con un tema ricorrente l’intero sviluppo dello spettacolo, per poi diventare protagoniste di momenti suggestivi come la danza tribale ballata da Marcello Sambati o la canzone cantata da Luca Micheletti. Le luci di Max Mugnai contribuiscono ad esaltare la natura metafisica delle interpretazioni e delle scene.
La coerenza dello spettacolo è assoluta ma non sempre il percorso immaginato dalla drammaturgia risulta evidente e presuppone uno sforzo concettuale dello spettatore, chiamato a ricostruire autonomamente il fil rouge che la percorre tra momenti metafisici e suggestioni simboliche. Latini dà vita a un progetto ambizioso, quello di portare una sceneggiatura sul palco in modo originale e fedele al linguaggio teatrale, rileggendo un classico contemporaneo secondo le suggestioni antiche e moderne che esso accende dentro di lui.
Visto il 9 aprile 2026 al Nuovo Rifredi Scena Aperta, Firenze
ANGHELOS: crediti e cast
verso Il Vangelo secondo Matteo trascritto da Pier Paolo Pasolini
con Elena Bucci, Roberto Latini, Luca Micheletti, Marcello Sambati
e con Gianluca Misiti (tastiere), Piero Monterisi (batteria)
musiche e suono Gianluca Misiti
costumi Giovanna Buzzi
scena Daniele Spanò
luci e direzione tecnica Max Mugnai
drammaturgia e regia Roberto Latini
assistente costumista Daria Latini
assistente scenografa Laura Pigazzini
scene realizzate da Scenartek
costumi realizzati da Low Costume
foto di scena Manuela Giusto
produzione Teatro della Toscana


