Sabato 19 settembre, presso Il centro sociale Il pozzo a Le Piagge, Dimitri Frosali (già recensito in altre occasioni su Gufetto Firenze) ha dato voce e vita ad un intenso racconto dedicato alla vita di Alex Langer, simbolo indimenticato del pacifismo e dell’ecologismo europeo, tragicamente scomparso nel 1995, travolto dal peso del male del mondo che lo ha portato a togliersi la vita, lasciando ai suoi eredi un compito:“Non siate tristi. Continuate in ciò che era giusto”. Questo accorato saluto chiude lo spettacolo scritto e diretto da Francesco Niccolini, che ricostruisce la vita, gli ideali, l’indomabile energia visionaria di un personaggio dalla dirompente attualità, forse troppo dimenticato.
A cura di Sandra Balsimelli e Sofia D’Andrea
Contenuti
ALEX LANGER: la triste speranza di chi non trova posto

Don Alessandro Santoro introduce lo spettacolo, conversando in maniera intima e informale con Dimitri Frosali, già al suo posto al centro della scena, nell’atmosfera accogliente della stanza polivalente nel Centro sociale il Pozzo. La comunità delle Piagge, ricorda Santoro, incarna nella sua essenza più profonda gli ideali della figura di Langer e anche quella sua triste speranza, di chi si batte per una causa, in direzione ostinata e contraria al mondo, quella sensazione di estraneità di chi sente di essere, per radicalità di pensiero e di scelte, sempre fuori posto. Lo spazio della Comunità è lo sfondo perfetto per le parole interpretate da Dimitri Frosali, perché intrinsecamente sovversivo, per il suo abitare il margine non solo della periferia urbana ma anche di un assetto sociale di cui mette in discussione i presupposti e i perbenismi, aprendosi all’accoglienza indiscriminata in nome di una comune umanità. L’attore, seduto ad un tavolo pieno di libri, si rivolge al pubblico in maniera colloquiale, interagisce con gli spettatori, scegliendone uno che occupi, simbolicamente, il posto di San Cristoforo, destinatario di una lettera che Langer, nel 1990, aveva scritto al suo santo del cuore, amato fin da bambino. Ma poi, man mano che il racconto prosegue, il suo monologo si solleva dall’immediatezza del qui ed ora, cambia registro e si fa narrazione intensa, incalzante, commossa, appassionata, indiavolata nel ritmo e nei cambi di intonazione: la voce e la postura dell’attore, in piedi davanti al pubblico, diventano una sorta di correlativo oggettivo dell’esperienza umana di Alex Langer, così prismatica, instancabile, onnivora, ostinatamente protesa a dissolvere confini, barriere, pregiudizi sia nel pensiero che nei fatti; il monologo sembra precipitare, come la vita di Langer verso un epilogo struggente, doloroso, inaccettabile ma, al tempo stesso profondamente compreso e accolto dagli spettatori che si ritrovano, loro malgrado forse, a cogliere la staffetta del testimone di un percorso che continua ancora oggi, nonostante la sua solo apparente sconfitta, a spingerci a creare ponti e non barricate. Una staffetta pesante e tragicamente attuale, che ricorda la leggenda di San Cristoforo appunto, caricatosi del peso lieve e implacabile del male del mondo sulle spalle dei giusti.

ALEX LANGER. L’uomo, la vita, le idee
Raccontare la vita di Alexander Langer significa non solo continuare a dare spazio a un progetto etico, politico e culturale che traccia la strada di una società più equa e più sobria, una conversione ecologica per una vita compatibile con i limiti della biosfera e della giustizia tra i popoli, ma anche ripercorrere sogni, battaglie, fallimenti e contraddizioni della nostra storia nazionale ed europea, dall’immediato dopoguerra agli ultimi anni del secolo scorso.
A partire dalla sua infanzia altoatesina, nato a Vipiteno, città di confine e convivenza di popoli, poi a Bolzano, la sua è una vita di strade percorse e di incontri: nella Firenze degli anni Sessanta in cui studia giurisprudenza, città delle prime manifestazioni universitarie, lui, bilingue italiano e tedesco, scrive e traduce, sarà allievo di Giorgio La Pira, conoscerà don Enzo Mazzi nella comunità dell’Isolotto, padre Ernesto Balducci alla Badia Fiesolana, don Lorenzo Milani alla scuola di Barbiana.
In poco meno di cinquant’anni di vita segna e sarà segnato dalle esperienze del pacifismo, della sinistra cristiana, del ‘68 -la Cecoslovacchia e la primavera di Praga-, dell’estremismo degli anni ’70; poi il ritorno in Sudtirolo, gli anni non facili dell’insegnamento tra il 1969 e il 1972 e tra il 1975 e il 1978, in licei a Bolzano e nella periferia di Roma, dove viene non solo osteggiato ma anche espulso, il tardivo servizio militare a Saluzzo dove organizza un gruppo di Proletari in Divisa per Lotta Continua, la disobbedienza civile e l’impegno politico, il rifiuto nel 1981 delle gabbie linguistiche che ricordano quelle Opzioni già volute in Südtirol da Benito Mussolini nel 1939; poi parlamentare europeo a Strasburgo per i Verdi, la solidarietà con il Cile e con l’America Latina, col Portogallo, con la Palestina, portatore di pace in ex Jugoslavia. Conflitti, genocidi, terzomondismo e disastri ambientali: nel tentativo di una conciliazione continua tra realtà e ideale, scisso tra dolore e fede davanti all’ingiustizia, dove si può trovare, o fino a quando può bastare, l’energia per farsi carico di tutto questo?
ALEX LANGER: il gravoso fardello di chi ripara il mondo

Quanti autoinganni, quanti fallimenti, quante conseguenze non volute nate da scelte generose, provvide e giuste?
“Forse è troppo arduo essere individualmente degli “Hoffnungsträger”, dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere.”
Così scrive Langer nel 1992, ricordando un’amica. E la rinuncia a tutto ciò che provoca conseguenze irreversibili è, secondo Langer, la strada da percorrere, nella tragica consapevolezza del limite e della necessità di un’autolimitazione, una conversione, una riparazione dei danni inflitti al mondo e nel mondo, ricordando che la terra ci è data in prestito dalle generazioni future. Ascoltando la lettura di alcuni suoi testi che possono apparire profetici, o che forse sono solo tristemente tanto lucidi ed esatti da essere ancora attuali, perché troppo di quanto ha sognato e per cui si è battuto è ancora inattuato, si capisce perché le figure che diventano suoi corrispettivi oggettivi siano figure senza tempo: Agilulfo, l’inesistente cavaliere calviniano che “aveva sempre bisogno di sentirsi di fronte le cose come un muro massiccio al quale contrapporre la tensione della sua volontà” e San Cristoforo che, di tutti gli aspetti del multiforme impegno di Langer, è emblema della cura per la salvezza dell’altro, del farsi carico di pesi che diventano insostenibili e delle sofferenze degli ultimi, compito ingrato dell’umile traghettatore di Cristo. Colui che attraversa le sponde. L’uomo ponte su cui si transita in entrambe le direzioni, su cui si incontrano uomini e idee. Il mediatore dei conflitti. Il pacifista.
“Mi sento profondamente pacifista (facitore di pace: almeno negli intenti), e mi capita con una certa frequenza di partecipare ad iniziative e incontri per la pace. Spesso ho l’impressione che si tratti di una pace astratta, di un pacifismo privo di strumenti per raggiungere i suoi obiettivi”.
L’impegno, la militanza, la politica fino al 1995. Maggio: l’Europa è inerme davanti al massacro di Tuzla in Bosnia Erzegovina. Langer da pacifista e non violento invoca l’intervento dei Caschi blu dell’ONU. Luglio: Alex, a Firenze, a 49 anni, si toglie la vita. A Srebrenica, il genocidio fa 8000 vittime.
ALEX – Crediti
Vita e morte di Alexander Langer
testo e regia Francesco Niccolini
con Dimitri Frosali
in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano


