A VOLO D’ANGELO @ Teatro delle Spiagge: war tour di un crazy bosnian guy

“Tour here”: un cartello ci invita al giro turistico, al war tour balcanico, di un crazy bosnian guy. Questo è l’unico elemento di scena di A VOLO D’ANGELO drammaturgia e regia di Federica Cottini (vincitore del FringeMi 25) al Teatro delle Spiagge di Firenze per la rassegna Freedom curata da Catalyst nell’Autunno Fiorentino. In scena Michelangelo Canzi è insistente, invadente, sopra le righe, sembra appena uscito da una pellicola di Emir Kusturica; continua a chiederci di fargli foto, come se potesse confermare la propria esistenza nell’immagine impressa, come se potesse convincersi di essere vivo, come se volesse dirci di essere un “sopravvissuto”. Leggi su questo tema su Gufetto anche A COME SREBRENICA.

Articolo di Alice Capozza e Michele D’Ambrosio

A VOLO D’ANGELO: un ragazzo di Mostar, una guerra dimenticata

A VOLO D'ANGELO foto di Denise Prandini
A VOLO D’ANGELO foto di Denise Prandini

A VOLO D’ANGELO è la storia di un ragazzo, un ventenne degli anni Novanta cresciuto a Mostar, città simbolo della guerra nella ex Jugoslavia, un crazy guy che oggi vive tra i turisti, ma viene risucchiato nei ricordi di guerra e nella vertigine di una pace mai del tutto riconciliata. Cottini e Canzi non raccontano la cronaca del conflitto, fanno parlare le ferite ancora aperte. Negli anni Novanta, mentre l’Europa occidentale si cullava nell’illusione della stabilità, poche centinaia di chilometri più a est, nel cuore dei Balcani, un popolo intero veniva lacerato da nazionalismi, pulizie etniche, assedi e distruzioni. Oggi, in un continente solo apparentemente pacificato, quella guerra sembra un’eco lontana; eppure, come la realtà ci ricorda, il tempo non è un balsamo, il passato non insegna.
La memoria individuale si intreccia con quella collettiva, trasformandosi in un racconto universale sulla fragilità e sulla difficoltà di costruire un futuro quando il passato non smette di bruciare. Viviamo in una società in cui i giochi bellici sono in ogni dove, dai luna park, alle piattaforme digitali, agli smartphone, rendendoci impassibili davanti agli orrori della guerra. Sembrano saperlo bene sia Federica Cottini che resta lontana dalla didascalia giornalistica degli eventi della guerra dei Balcani, sia il nostro crazy bosnian guy che si prepara il suo post war cocktail: “You, tourist. Vuoi la guerra, ti vendo la guerra: business!”.

Il tempo non guarisce: riconoscere la ferita

A VOLO D'ANGELO foto di Denise Prandini
Michelangeo Canzi in A VOLO D’ANGELO foto di Denise Prandini

Il monologo, costruito su un linguaggio diretto e poetico insieme, tra azioni dissonanti e movimenti repentini, non concede indulgenze né sentimentalismi. La memoria è presentata come un campo minato, come un tour che si sposta continuamente tra il passato e il presente, tra scherzie lacrime, per riconoscere una ferita che continua a pulsare sotto la pelle. In Bosnia, ancora oggi, molte scuole dividono i bambini in base all’etnia o alla religione: bosgnacchi, croati, serbi. Tre programmi scolastici diversi, tre lingue che si somigliano e non si incontrano. È un dato reale, un simbolo: la pace, se non passa per la memoria, resta solo un armistizio. Michelangelo Canzi, solo in scena, con una mimica sublime e un’interpretazione stanislavskiana, dà corpo e voce a un personaggio in bilico tra dolore e follia, tra nostalgia e rabbia, tra una lacrima e un mitra. Il suo volo d’angelo è un salto nell’abisso dei ricordi, un tentativo disperato di guardare dall’alto le macerie della propria giovinezza. La regia — essenziale, tagliente, mai banale — accompagna lo spettatore in un viaggio emotivo che diventa anche una riflessione politica: cosa significa ricordare una guerra che molti preferirebbero dimenticare?

A VOLO D’ANGELO: Ieri, oggi e domani

Nonostante la durezza dei temi, A VOLO D’ANGELO non rinuncia all’ironia, ad una comicità nera. Canzi, con un carisma che travalica la distanza tra palco e platea, coinvolge direttamente il pubblico, rompendo fin da subito la quarta parete, con battute, sguardi complici, interazioni che alleggeriscono il peso della memoria senza mai tradirne la profondità, con continui salti di tempo tra passato, presente e futuro. È in questi momenti che il personaggio acquista una vitalità disarmante, quasi clownesca, come se l’unico modo per sopravvivere al trauma fosse riderne, anche. Sorprende la naturalezza con cui l’attore — pur italiano — riesce ad incarnare l’identità balcanica del protagonista, grazie a un lavoro finissimo su accento, postura e gestualità: il suo corpo e la sua voce restituiscono con autenticità, l’affascinante mescolanza di malinconia e follia di un crazy guy di Mostar.

Dal passato ai conflitti del presente: A VOLO D’ANGELO

A VOLO D'ANGELO foto di Denise Prandini
A VOLO D’ANGELO foto di Denise Prandini

L’eco di Mostar, con il suo ponte distrutto e poi ricostruito come fragile simbolo di riconciliazione, risuona potentemente anche oggi. A VOLO D’ANGELO parla del nostro presente: dell’Ucraina, della Palestina, delle tante guerre che si combattono “altrove” ma che ci riguardano da vicino. Ogni volta che una città viene divisa, ogni volta che un bambino cresce imparando a temere e odiare “l’altro”, quella ferita si apre e si riapre. “Sono felice che mio figlio non sappia niente della guerra, mio figlio non odia nessuno, beato lui”. In questo senso, lo spettacolo di Cottini e Canzi diventa una lente attraverso cui guardare la contemporaneità: ci ricorda che la memoria non è solo commemorazione, ma responsabilità. Non si tratta di pietà, ma di consapevolezza. L’arte, in questa prospettiva, non è un rifugio, ma un atto politico.

Le Spiagge: un teatro civile del territorio

Il Teatro delle Spiagge, con la sua vocazione per le nuove drammaturgie e per i linguaggi civili, si conferma spazio fertile per una riflessione sul presente, capace di coinvolgere il territorio. A VOLO D’ANGELO è uno spettacolo intimo, duro, poetico, necessario. Il crazy guy di Mostar non chiede compassione, ma ascolto: uno dei momenti più intensi è arrivato dal pubblico, quando una crazy girl di Mostar si è alzata dalla piccola platea delle Spiagge per andare ad abbracciare l’attore. La sua tetimonianza, sospesa tra passato e futuro, ci invita a guardare negli occhi ciò che il mondo rimuove, perché, come ci ricorda lo spettacolo, la pace non è la fine della guerra, ma la sua memoria custodita. E il teatro, ancora una volta, si fa luogo di quella memoria: uno spazio dove le ferite si mostrano e si trasformano.

teaser A VOLO D’ANGELO di Federica Cottini con Michelangelo Canzi

A VOLO D’ANGELO

testo e regia Federica Cottini
con Michelangelo Canzi
scene Mattia Franco, Alice Capoani
costumi Nunzia Lazzaro, Fabiola Soldano
luci Paolo Latini, Simona Ornaghi
grafiche Anna Farina
produzione Binario Vivo – Teatro Nuovo di Pisa, Teatro della Cooperativa Milano
promosso in collaborazione con Associazione Catalyst
Vincitore del premio FringeMi Festival di Milano 2025 e di Teatri Riflessi 10 di Zafferana Etnea 2025 (Best Dramaturgy Federica Cottini e Best Performer Michelangelo Canzi)

Visto il 30 novembre 2025 al Teatro delle Spiagge, Firenze

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Alice Capozza

Redattrice per Gufetto Firenze e fondatrice del collettivo di redazione. Appassionata di teatro, attrice e regista, formatrice di critica teatrale. Scrive su Gufetto dal 2017