A PLACE OF SAFETY @ Teatro Metastasio: alla ricerca del porto che non c’è

Coprodotto dal MET di Prato, insieme ad ERT, Teatro stabile FVG e Theatre des 13 vents, A PLACE OF SAFETY – fresco di premio UBU 2025 – vede di nuovo sul palco la coppia Baraldi/Borghesi di Kepler-452, come di consueto attenti a raccogliere stimoli, segnali e fenomeni sociali del nostro presente. Un teatro di cronaca che si fa narrazione, riflessione e condivisione di esperienze non semplicemente offerte al pubblico ma trasposte con una sensibilità così umana da lasciare solo domande consapevoli. Dopo Il Capitale – che aveva aperto la stagione 23/24 al Metastasio – Nicola Borghesi ha portato sul palco, in un lavoro diretto e scritto insieme al sodale Enrico Baraldi, quanto ha visto e sentito sulla Sea Watch 5, una delle navi di soccorso insieme alla Life Support di Emergency impegnata nei soccorsi nel Mediterraneo. In scena anche alcuni dei soccorritori che hanno portato in un cosiddetto Place of safety, un porto sicuro, 156 persone in fuga dai loro paesi. Nessuno spazio per l’immaginazione ma qui c’è tutta la potenza che la vita può esprimere, specie quando incontra morte e disperazione.        

A PLACE oF SAFETY: la presa di responsabilità di Kepler-452

A PLACE OF SAFETY - scena dello spettacolo (foto di Luca del Pia)
A PLACE OF SAFETY – scena dello spettacolo (foto di Luca del Pia)

C’è il pubblico delle grandi occasioni al Metastasio di Prato mentre la scenografia si offre già ai molti intervenuti, tra i quali una cospicua rappresentanza di umanità giovane. Perché qui è di umanità che si parla stasera. Esseri umani che raccontano altri esseri umani senza ideologia, discriminazione e soprattutto senza giudizio. Una testa, due mani, due braccia, due gambe, un cuore come ognuno di noi ma mille storie diverse che talvolta solo gli occhi tradiscono. A PLACE OF SAFETY non è il prevedibile racconto di ciò che vivono i migranti sulle rotte verso l’Europa – già abbondantemente fatto con grande efficacia da Sandro Veronesi, Fabio Geda o Fabrizio Gatti, solo per citarne alcuni tra i più recenti: qui c’è una presa di coscienza che diventa presa di responsabilità, non solo verso i salvati ma anche verso il pubblico.

Il potere della nuda semplicità narrativa

“Cosa ce ne facciamo di queste storie?” All’apice dello spettacolo il climax è affidato ad una spiazzante quanto disarmante domanda senza nessuna retorica, effetto sonoro o registrazione. Il piano narrativo resta costantemente scevro di orpelli o di sentimentalismi mentre le testimonianze dei soccorritori in scena (Flavio Catalano, Miguel Duarte, Giorgia Linardi, Floriana Pati, José Ricardo Peña), proposte in italiano con passaggi repentini in inglese e portoghese con proiezioni tradotte, si alternano ai monologhi di Nicola Borghesi che in scena sa restare in disparte continuando ad ogni replica ad appuntare e a raccogliere quelle esperienze come fosse la prima volta. Non un deus ex machina o un regista in scena ma uno spettatore a sua volta, ancora incapace di trovare risposta alla sua domanda.

A PLACE OF SAFETY: una scenografia fatta di storie

A PLACE OF SAFETY - scena dello spettacolo (foto di Luca del Pia)
A PLACE OF SAFETY – scena dello spettacolo (foto di Luca del Pia)

Quale migliore tentazione di invitare sul palco uno dei tanti (pochi) che è riuscito a trovare nel nostro Paese una nuova casa, capace di accoglierlo e di offrirgli una nuova prospettiva sul futuro? Kepler-452 decide di non cadere in tanto facile tranello e mantiene per tutta la durata dello spettacolo una estrema sensibilità, anche quando i passaggi si limitano a descrivere protocolli e procedure. Atto dopo atto – ognuno ben scandito da numero e titolo proiettati sullo sfondo – non uno ma centinaia di fuggitivi riempiono la scenografia che dopo l’incipit accoglie il ponte della nave con tutta la sua arida struttura metallica circondata di giubbotti salvagente che diventano salvavita non appena l’equipaggio deve attivarsi per soccorrere una carretta del mare in balia delle onde. Con la loro diversità – di paese, di formazione, di vita – i volontari e gli attivisti raccontano e si raccontano senza pietismo o superbia. Ancora: esseri umani con altri esseri umani, da questa e da quella parte, in fondo tutti sulla stessa barca. Suoni, odori, immagini, anche se spesso solo evocati, arricchiscono con la loro forza e la loro prepotenza fino al disgusto o allo sgomento con la loro matericità carnale.

Equilibrio drammaturgico di significato e significante

Con una precisa alternanza tra resoconti, e di cronaca e di emozioni, la macchina scenica e registica dello spettacolo non ha mai intoppi grazie ad un’architettura drammaturgica fondata sulla semplicità e sulla comunicazione. La forma significante c’è, si vede e si sente, ma si pone sempre al servizio del significato narrativo in cui gli interpreti – tutti non professionisti tranne Borghesi – si mettono in gioco senza eroismi ma con la consapevolezza dei loro limiti, fisici ed emotivi. Nonostante la suddivisione in atti ben distinti, né il testo né la recitazione sono mai scaduti nel didascalismo, lungi da ogni tentazione di cristiana compassione o di preconcetta convinzione che siamo noi nella parte giusta – e leggasi giusta – del mondo.

La ricerca di un Place of safety: realtà o illusione?

A PLACE OF SAFETY - scena dello spettacolo (foto di Luca del Pia)
A PLACE OF SAFETY – scena dello spettacolo (foto di Luca del Pia)

Quelle luci sulle coste italiane che all’inizio erano casa, spalancando squarci di insicurezza in una tela di paura e di inadeguatezza, alla fine non appaiono più così rassicuranti. La sensazione che in fondo quella del mondo benestante e fortunato sia solo una crudele illusione diventa palpabile e nessuno di quei porti appare più un effettivo Place of safety, come tecnicamente definito dalla normativa internazionale. Tra le note e i fotogrammi di un liberatorio ballo finale a bordo, prima dell’attracco, Borghesi chiude il cerchio di un percorso con le storie che dal suo taccuino sono approdate fino a noi. Non è più il porto agognato nell’Ulisse di Saba, ma lì e allora ecco il vero PLACE OF SAFETY, dove le illusioni ancora alimentano le speranze.

Dalle storie ad ognuno il proprio copione

Anche noi ancora non sappiamo cosa davvero faremo di quelle storie, ma sicuramente ci aiutano a non vedere tutto bianco o nero, umano o disumano, giusto o sbagliato. Il mosaico è un caleidoscopio con l’arancione dei giubbotti salvagente, con il nero impenetrabile del mare notturno, con le mille sfumature di pelle, con la trasparenza di occhi vitrei ed impermeabili per sopravvivere alla paura. Per quanto si pensi di conoscere, di immaginare quale potrebbe essere il copione prima ancora di vivere l’esperienza – fatto di ciò che certe cronache trite ci propinano costantemente a servizio di una narrazione spesso faziosa – ogni racconto è invece pronto a sparigliare le carte in tavola e a riscrivere un canovaccio inaspettato. Sappiate mettervi in gioco e scrivere il vostro dalla platea del prossimo teatro che accoglierà lo spettacolo: non ve ne pentirete.            

trailer A PLACE OF SAFETY

Visto al Teatro Metastasio il 4 dicembre 2025

A PLACE OF SAFETY – Viaggio nel Mediterraneo Centrale

ideazione Kepler-452
regia e drammaturgia Enrico Baraldi e Nicola Borghesi
con Nicola Borghesi, Flavio Catalano, Miguel Duarte, Giorgia Linardi/Camilla Semino Favro, Floriana Pati, José Ricardo Peña
assistente alla regia Roberta Gabriele
scene e costumi Alberto Favretto
disegno luci Maria Domènech
suono e musiche Massimo Carozzi
consulente per il movimento Marta Ciappina
progetto video Enrico Baraldi
consulente alla drammaturgia Dario Salvetti
assistente alla regia volontario e video editor Alberto Camanni
scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT
si ringrazia Giovanni Zanotti per il fondamentale contributo alla drammaturgia
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Metastasio di Prato, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Théâtre des 13 vents CDN Montpellier (Francia)
in collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY
Il progetto gode del sostegno del bando Culture Moves Europe, finanziato dall’Unione Europea e dal Goethe-Institut
Progetto selezionato dalla piattaforma Prospero NEW cofinanziata dal programma Creative Europe dell’Unione Europea

UBU come miglior spettacolo 2025

A PLACE OF SAFETY - scena dello spettacolo (foto di Luca del Pia)
A PLACE OF SAFETY – scena dello spettacolo (foto di Luca del Pia)
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Leonardo Favilli

Più che un critico, un appassionato di teatro che ha iniziato a raccontarlo dopo una pluridecennale esperienza da spettatore attento. Lo faccio dalle pagine della redazione fiorentina di Gufetto sempre alla ricerca di luoghi ed esperienze che vadano anche oltre la platea.